DIECI CONSIGLI
PER IL GIRO
DEL MONDO
L’esperienza e la programmazione contano, ma sono i dettagli pratici a fare la differenza...
Se il primo viaggio in Scozia coincide quasi sempre con Edimburgo e le Highlands, il secondo dovrebbe spingersi più a ovest, dove il paesaggio si spezza in isole, traghetti, spiagge oceaniche e piccoli centri battuti dal vento. Le Ebridi Esterne sono una Scozia meno da cartolina e più da attraversare lentamente: quella della cultura gaelica, delle strade costiere, delle soste improvvise davanti al mare e di una luce che cambia continuamente tra acqua e cielo
Nel panorama turistico della Grecia, fino a qualche anno fa, i sentieri occupavano un ruolo marginale. In estate, alpinisti ed escursionisti di piede sicuro salivano ai 2914 metri del Mytikàs, la cima più alta dell’Olimpo, affacciata dall’alto sull’Egeo. Registravano un afflusso molto maggiore le Gole di Samarià, sulle montagne di Creta. Altrove, nella terraferma e nelle isole, camminare era un’attività per pochi. Ma le cose cambiano. Kalymnos, l’isola del Dodecaneso amata dagli arrampicatori, offre anche una rete di sentieri segnati, lo stesso accade da qualche anno a Cefalonia. E pure Andros, nelle Cicladi, è bene avviata...
Nella ex-Jugoslavia l'esercizio della memoria è quanto mai difficile, irrisolto, doloroso. Sono passati trent'anni dal genocidio di Srebrenica, dalla fine dell'assedio di Sarajevo, dagli accordi di Dayton che misero fine alla guerra. La fine di una convivenza che era parsa solida e quasi miracolosa ma covava i germi dell'odio, non ha mai portato a un riconoscimento reciproco, a ammissioni di responsabilità. La memoria in un libro, Srebrenica 30.
Da un venerdì a un lunedì. Quando nei giorni del suo ventinovesimo compleanno gli viene diagnosticato un carcinoma alla gola, Nino (Théodore Pellerin) sembra reagire come se il problema non fosse suo. Non riesce a rientrare nell'appartamento in cui vive perché ha perso le chiavi e inizia così a bighellonare in una Parigi periferica, quasi irriconoscibile, sicuramente ininfluente rispetto a ciò che sta accadendo.
Fluviale e surreale, struggente e seduttivo, "Resurrection", terzo lungometraggio del trentaseienne cinese Bi Gan, affida al cinema come macchina onirica l'ultima frontiera resistente contro il disseccamento della memoria storica e l'omologazione spacciata per felicità. Motivi incandescenti per un artista nella Cina contemporanea, riversati in un gioco di stordente immaginazione e altissima tecnica allestito in un futuro distopico dove gli uomini non sognano più. O meglio, non hanno più la libertà di sognare.
Netflix ha lanciato la quinta stagione di Fauda, la serie televisiva che racconta le imprese dell'unità antiterroristica israeliana. L'esordio il 18 maggio in Israele con polemiche, il lancio mondiale, se tutto va come previsto, è programmato per la fine di agosto. Tutto questo a quasi tre anni dalla carneficina del 7 ottobre e il massacro di Gaza. Ma soprattutto nel momento di massima dissipazione del credito di simpatia nei confronti di Israele, per responsabilità del governo di Netanyahu e dei suoi crimini, spalleggiato dall'amico Donald Trump.
Guerre, distruzioni, dolore: la selezione delle immagini più significative dell’anno, raccolte nella mostra World Press Photo (Roma, Palazzo delle esposizioni fino al 29 giugno), lascia un peso sul cuore. Non si alleggerisce la pena pensando che sembra tutto già visto: la passerella delle sofferenze, le malattie del pianeta, la disperazione dell’umanità. Una mostra in cui la fotografia rivendica il ruolo che aveva lasciato alla parola.
Mare limpido, sabbia dorata, la promessa di un acquario con pesci multicolori a pochi metri dalla riva, l'aria calda e asciutta del deserto, il giro serale downtown, il breve lungomare affollato di baretti: trent'anni fa era tutto molto esotico a Dahab, sul mar Rosso ai piedi del Sinai, una Sharm el Sheikh più alla portata. Oggi i resort affollano la zona, il centro e i dintorni, come era prevedibile, sono cresciuti in modo esponenziale, le insegne parlano straniero, ma qualcosa è rimasto del miraggio di allora.
L’esperienza e la programmazione contano, ma sono i dettagli pratici a fare la differenza...