DA MOUSAVI
A SOROUSH
I RIFORMISTI
CHE FANNO PAURA
AL REGIME DI TEHERAN

clicca qui per iscriverti alla NEWSLETTER di foglieviaggi



leggi anche: l'ARIA SOSPESA DI BEIRUT

leggi anche: BEIRUT, IL MUTUO SOCCORSO

leggi anche: LE RISPOSTE DELL'IRAN

Capire chi vincerà la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran è attualmente molto complesso. C’è la possibilità che nel breve periodo nessuno vinca realmente e che tutti si dichiarino vincitori. Le persone in Iran sono in attesa che qualcosa cambi, ma il rischio più grave è che la situazione si radicalizzi ulteriormente. Nel lungo termine, se l’Iran era già impoverito ora, a seguito delle pesanti distruzioni e delle sanzioni, è difficile immaginare che il malcontento generalizzato delle masse iraniane possa scomparire. Lo stato di polizia non può essere la soluzione eterna. La gente ha paura, dopo la violentissima repressione delle proteste che ha causato migliaia di morti. L’elezione del figlio di Khamenei, Mojtaba, a guida suprema non promette nulla di buono. L’Iran potrebbe continuare la corsa verso la militarizzazione, il nucleare e la repressione, seguendo il modello russo o nordcoreano. Per la popolazione sarebbe l’incubo peggiore. Esiste una terza via? L’Europa può avere un ruolo se il regime non crollasse? Secondo me sì, basterebbe cambiare alcuni paradigmi nella trattativa per l’alleggerimento delle sanzioni.


(Bombe sull'Iran)


Le sanzioni contro il Sudafrica furono imposte perché il paese, in regime di apartheid, non rispettava i diritti umani e per il suo programma atomico. Pretoria sosteneva che il programma nucleare servisse solo per scopi civili, in realtà aveva sviluppato ordigni nucleari. Le sanzioni furono tolte solamente in cambio della liberazione dei prigionieri politici, Mandela in primis, di elezioni libere e della distruzione delle testate nucleari.

Oggi appare lampante come le trattative con l’Iran sulla fine delle sanzioni riguardino solamente la rinuncia all’uranio arricchito e ai missili a lunga gittata. Non solo non si parla minimamente di diritti civili, che in Iran sono stati al centro di tutte le battaglie popolari degli ultimi anni, ma non si chiede nemmeno la liberazione dei detenuti politici. Anzi si nega, fra gli analisti, che l’Iran abbia leader capaci di guidare l’opposizione. Sfido chiunque a cercare sulle piattaforme online o sui giornali appelli per la liberazione di Mousavi.


(Mir Hossein Mousavi)


Per chi non ricordasse chi sia, ecco una sua breve bio.

Mir Hossein Mousavi, nato il 29 settembre 1941 a Khāmeneh, Iran, è un politico, architetto e artista iraniano. Studiò architettura all’Università Nazionale dell’Iran e si avvicinò alla politica opponendosi al regime dello scià Mohammad Reza Pahlavi. Dopo la rivoluzione del 1979 divenne una figura chiave della Repubblica islamica e fu primo ministro dal 1981 al 1989, guidando l’economia del paese durante la guerra Iran-Iraq. Nel 2009 si candidò alla presidenza come riformista e denunciò brogli elettorali quando vinse il presidente uscente Mahmud Ahmadinejad, scatenando le proteste dell’Onda Verde, duramente represse. Nel 2011 fu posto agli arresti domiciliari e da allora è rimasto di fatto isolato dalla vita politica attiva. Oltre alla politica, Mousavi è noto come architetto e pittore ed è considerato un simbolo del movimento riformista iraniano e della richiesta di maggiori diritti civili.

Quello che lo rende "pesante" è che è stato il primo ministro di Khomeini per molti anni, anni duri durante la guerra con l’Iraq. Eppure è stato il riformista iraniano più amato e votato dagli iraniani. È l’unico primo ministro in favore del quale è scoppiata una rivolta popolare nel 2009, quando gli rubarono la presidenza. Da anni, come si ricordava, è agli arresti domiciliari. Sua moglie, Zahra Rahnavard, è considerata un’attivista per i diritti delle donne.

Zahra Rahnavard, nata nel 1945, è accademica, artista e attivista iraniana. Ex rettore di un’università femminile, ha una formazione in arte e studi islamici ed è nota per il suo impegno nelle proteste dell’Onda Verde, il sostegno al marito e la proimozione dei diritti civili e delle donne. Dal 2011 è agli arresti domiciliari insieme a Mousavi, ma resta un simbolo del riformismo e della partecipazione culturale in Iran.


(Abdolkarim Soroush)


Mousavi ha gestito lo Stato e viene dalla Repubblica islamica, è amatissimo dal popolo e capace di dialogare anche con le minoranze culturali e con l’Iran più profondo. Ha tutte le carte in regola, se liberato, per poter essere il rifondatore, colui che può traghettare lo Stato verso forme più partecipative. Rappresenta la storia della rivoluzione islamica e rimane amato dal popolo. Il suo punto debole è l’età, 84 anni, ma, a quanto si sa, la mente è ancora lucida. Ali Khamenei, ucciso dagli americani e israeliani, guidava il paese a 86 anni.

Mousavi avrebbe tutte le possibilità di guidare una costituente per riformare lo stato, con molti altri giuristi, politici e filosofi iraniani attualmente in carcere o in esilio. Mi vengono in mente i premi Nobel Narges Mohammadi, attualmente in carcere, e Shirin Ebadi, oggi in esilio. Anche il filosofo in esilio Abdolkarim Soroush, nato nel 1945, potrebbe avere un ruolo. È un filosofo, teologo e intellettuale iraniano noto per il suo approccio critico e moderno all’Islam. Ha promosso l’idea che la religione debba evolversi con la società e che le leggi religiose non vadano interpretate in modo rigido. Critico del conservatorismo religioso e delle politiche autoritarie in Iran, i suoi scritti hanno influenzato generazioni di riformisti e studenti, portandolo a subire restrizioni e periodi di esilio. Oggi Soroush è considerato una voce di riferimento per chi cerca riforme culturali e religiose nel paese.

Se queste persone, insieme ad altri attivisti, si unissero a riformisti come gli ex presidenti Mohammad Khatami e Hassan Rouhani, potrebbero creare una costituente non dissimile a quella che diede forma alla Costituzione italiana. Certo, i Pasdaran non hanno nessuna intenzione di favorire i loro ex alleati; anzi, li arrestano e silenziano. Li temono più che il figlio dell’ex shah, perché molti fra loro fecero la rivoluzione e hanno il sostegno popolare.


(Mohammad Khatami)


Però, se l’Europa mettesse sul tavolo la liberazione dei prigionieri politici e i diritti civili nella trattativa per l’eliminazione delle sanzioni economiche, le cose potrebbero cambiare. Se il regime sopravvivesse, stremato dalle sanzioni, dalla guerra e dalle rivolte popolari, potrebbe anche trovare questa via percorribile. Per quanto Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo, appartenga all’ala più intransigente e quindi possa opporsi, le vie dell’economia sono infinite. Anche se si opponesse, l’Europa dovrebbe tornare a credere comunque in qualche principio. Per salvare i valori faticosamente costruiti nel 900 contro i nostri dittatori e che la Realpolitik sta piano piano distruggendo.

Quando studiavo all’università, nessuno avrebbe mai creduto che proporre di togliere sanzioni economiche in cambio dei diritti civili avrebbe creato sberleffi di ogni genere. Oggi, al solo proporlo, si è considerati naïf, idealisti, eurocentrici, pessimi analisti. Il mantra è: ognuno fa quel che vuole a casa sua, ogni cultura ha diritti diversi, a seconda della sua storia.

Questa è la vera vittoria dei regimi. Il silenzio, il pensare che non si possa fare nulla, che al massimo verrà sostituito un dittatore anti-israeliano e americano con uno più morbido, è la vera prigione in cui sono incarcerati Mousavi e tutti gli iraniani. Il silenzio crea prigioni più grandi di qualsiasi muro di un carcere.


(Donald Trump)


È il momento di mettere sul tavolo la liberazione dei prigionieri politici e i diritti civili in ogni futura trattativa sul nucleare, se il regime sopravvivesse. È ora di ricordarsi perché i nostri nonni hanno combattuto per i diritti civili come concezione universale, prima che diventassero un’idea stravagante del Novecento.

Press ESC to close