VALLE AURINA
LA GRANDE FUGA
SUL PASSO
DEGLI EBREI

(Alpine Peace Crossing - foto Salzburgwiki, Benutzer Wald1siedel)

I passi che mettono in comunicazione il Salisburghese con l’Alto Adige, nella zona più settentrionale della Valle Aurina, sono sostanzialmente due: la Birnlücke/Forcella del Picco ed il Krimmler Tauern/Passo dei Tauri. Attraversandoli si passa per lo spartiacque tra Mediterraneo e Mar Nero.

La Birnlücke, 2665 metri s.l.m., divide le Alpi dello Zillertal dagli Alti Tauri e consente il transito tra la salisburghese Krimmler Achental e Casere, in Valle Aurina.

Il percorso è indubbiamente lungo e stancante, a tratti anche pericoloso per chi volesse trasportarvi masserizie e prodotti commerciali.

Molto più agevole, e perciò stesso assai più frequentato nel corso dei secoli, il Passo dei Tauri/ Krimmler Tauern. Lo raggiunge a 2634 metri d’altezza una splendida mulattiera, per gran parte selciata.

Il Passo, la via più breve tra Salisburgo e Venezia, ebbe da sempre un ruolo importante nelle comunicazioni fra il Salisburghese e il Sud Tirolo - fra i transiti più illustri si annovera quello di Carlo IV nel 1340 - tanto da convincere l’arcivescovo di Salisburgo, già nel 1551, a stanziare risorse importanti per consolidarne la strada e renderla maggiormente adatta al commercio che vi si svolgeva.

È certo che nel Medioevo il Passo dei Tauri rivestiva una grande importanza: per gli allevatori di bestiame, i contadini e i cacciatori, per i governanti e i funzionari, per i corrieri che andavano di fretta, per i soldati e i rifugiati, per i pastori e i pellegrini, per i commercianti e gli artigiani, per i costruttori di sentieri, i mulattieri e i contrabbandieri, per i giovani in cerca di una sposa, per le persone che si recavano a matrimoni, battesimi e funerali.


(Il confine tra Austria e Italia al Passo dei Tauri - foto Gottardi)


Il Krimmler Tauern era una via di transito medievale per l'"oro bianco" (sale) estratto a Salisburgo sulla strada verso sud, e per il vino e l'acquavite nella direzione opposta. Attraverso i Tauri passavano anche i minatori della Germania centrale, attratti dal boom della miniera di rame di Predoi nel XV e XVI secolo.

Una delle sue originarie funzioni, assai importante per l’economia alpina, era quella di consentire, al momento del disgelo primaverile, il passaggio del bestiame diretto nella Windbachtal, una convalle della Krimmler Achental, la vallata salisburghese dove gli allevatori altoatesini possiedono tuttora ricchi pascoli.

Secondo alcune fonti, nel 1963 questa pratica non era ancora cessata, tanto che in quell’anno valicarono il passo, stndo a fonti ufficiali, 315 bovini, 1200 pecore, 379 capre e 8 cavalli.

Ancora oggi, in ottobre, la località di Riva di Tures celebra il ritorno a sud del bestiame che ha pascolato durante l’estate nei verdi prati delle valli dello Zillertal con una festa a cui partecipano come protagoniste decine di mucche agghindate con nastri colorati e grandi campanacci.

Tuttavia, è un’altra, e ben più importante dal punto di vista storico quanto drammatica, la ragione per cui il nome del Passo dei Tauri è oggi conosciuto molto al di là delle valli tirolesi, tanto che risulta familiare a uomini e donne che da quel Passo vivono a migliaia di chilometri.

Il motivo è che il Passo dei Tauri è anche - e, per molti, soprattutto - il Passo degli Ebrei.



Per comprenderne la ragione bisogna tornare indietro all’immediato dopoguerra, quando gli alleati si trovarono a dover gestire il ritorno di milioni di sfollati alle loro terre di origine.

Tra quanti avrebbero dovuto essere ricollocati figuravano gli ebrei, tanto quelli che erano riusciti a sfuggire alla Shoah rifugiandosi in diverse parti d’Europa, sia quelli che si riuscì a salvare dallo sterminio al momento della liberazione dei Campi di concentramento nazisti.

Tuttavia, molti degli ebrei rifiutarono di essere ricondotti in città e paesi da cui erano dovuti fuggire, in cui avevano subito persecuzioni o da cui erano stati prelevati per essere condotti verso l’annientamento.

L’organizzazione ebraica Berihah (che in ebraico significa “fuga”) trasferì più di 100.000 ebrei dall’Europa dell’est alle zone occupate dagli Alleati e ai campi per sfollati. Al suo apice, nel 1947, la popolazione di sfollati ebrei raggiunse le 250.000 persone.

Da questi campi molti degli sfollati volevano disperatamente andarsene e sempre più sopravvissuti ebrei indicarono il Mandato britannico della Palestina come il luogo dove desideravano trasferirsi.

Truman premette sulla Gran Bretagna per convincerla ad assecondare questa spinta, ma il Governo britannico vi si oppose.

Fu così che l’ala militare del movimento Sionista, la Brigata ebraica, organizzò una rete di gruppi che trasferivano clandestinamente gli sfollati nel Mandato della Palestina, senza il permesso del governo britannico.

In quel periodo, la strada migliore per raggiungere la Palestina era quella, via nave, che partiva dai porti italiani.

Tra l'agosto 1945 e il maggio 1948, oltre 23.000 ebrei, quasi tutti non italiani, sopravvissuti allo sterminio nazista, si imbarcarono clandestinamente dalle coste italiane verso la Palestina, tanto che in Israele la città della Spezia è conosciuta col nome di "Schàar Zion", Porta di Sion.


(La testata della Valle Aurina, verso la Forcella del Picco)


La strada verso Israele era tuttavia assai difficile da percorrere, persino dopo essersi imbarcati: quando gli inglesi intercettavano le navi dei profughi, costringevano infatti gli ebrei a ritornare verso l’Europa e più di 50.000 rifugiati furono inviati in campi di prigionia di Cipro.

Se traversare il Mediterraneo si rivelava difficile e rischioso, non era certamente più semplice trasferire migliaia di ebrei, desiderosi di emigrare verso la “terra promessa”, dal centro della Germania fino ai porti italiani del Mediterraneo: le Alpi, infatti, continuavano ad essere, come lo erano state per secoli, una barriera difficile da superare.


La scheda - IL RICORDO DELL'ESODO


Occorreva qualche eroe che li guidasse verso Israele e 5.000 ebrei lo trovarono in Marko Feingold, austriaco, ebreo, classe 1913, uomo di una tempra d’acciaio che gli aveva permesso di sopravvivere a ben tre, tra i peggiori campi di concentramento: Auschwitz, Neuengamme e Buchenwald).

Marko Feingold trascorse il resto della sua vita a Salisburgo, dove divenne, successivamente, Presidente della comunità ebraica. In questa splendida città ha vissuto fino alla morte, avvenuta nel 2019, alla veneranda età di 106 anni

Ma in quegli anni dell’immediato dopoguerra Feingold è un vulcano, non riesce a stare con le mani in mano.

Decide di aiutare i suoi correligionari. Ha lavorato sei anni in Italia, parla italiano e quindi li accompagna - a gruppi di duecento, trecento persone - al Brennero. “Sono italiani deportati”, li presenta alla sbarra del confine riuscendo a farli passare.

Poi la situazione politica cambia e la via del Brennero si rivela impossibile da utilizzare

Ma Feingold non si dà per vinto. Un giorno gli capitò per le mani una vecchia cartina militare americana che gli fece scoprire un tratto di dieci chilometri di competenza statunitense, tra la zona francese e quella inglese, dove l’Austria confina con l’Italia.


(immagine da alpinepeacecrossing.org)


È qui che si apre la via che porta al Passo dei Tauri e da lì scende a Casere, in Valle Aurina e è qui che cade la sua scelta: nessuno, certo, avrebbe potuto immaginare che quello stretto passaggio sulle Alpi dello Zillertal, i cui utilizzatori erano solo i malgari con il loro bestiame, potesse diventare un luogo di transito di colonne di profughi.

La gendarmeria austriaca quando vide arrivare migliaia di ebrei si trovò impreparata ma fu allora che, grazie alle pressioni dell’organizzazione ebraica Berihah e anche per evitare di trovarsi invischiata in una spinosa polemica internazionale, arrivò l’ordine da Vienna: “Fate finta di niente, quei camion non vi riguardano”.

Fu così che la colonna di ebrei si mise in marcia, risalendo, a gruppi di 150/200 per ogni traversata, la vallata di Krimml fino al passo.

Alla fine, furono ben 5.000 le persone che Feingold riuscì a far transitare per il Passo dei Tauri, senza nessun ferito o contuso, nonostante l’impervio passaggio tra le cime innevate.

“Ognuno di noi può diventare un profugo, anche oggi”, disse Feingold, memore dell’impresa di quegli ebrei fatti transitare in quelle valli nel lontano 1947.

Ernst Löschner, anche lui salisburghese, venuto a conoscenza della vicenda per caso, durante un'escursione in montagna, ritenne che quella storia eroica, avvenuta vicino alla sua città natale, non potesse essere dimenticata.



Fu così che nel 2007 fondò “Alpine Peace Crossing” (APC), un'organizzazione benefica indipendente e senza scopo di lucro per il sostegno ai rifugiati.

L’Associazione organizza ogni anno a giugno il “Krimml Peace Dialogue” e una “Peace Crossing” commemorativa che vede i discendenti dei rifugiati ebrei veterani del 1947 e le loro famiglie, insieme ad altri rifugiati provenienti da tutto il mondo, percorrere la mulattiera che da Krimml, attraverso le nevi del Passo dei Tauri, conduce fino a Casere, in Valle Aurina.

Nel 2017 Alexander Van der Bellen, presidente dell’Alpine Peace Crossing, spiegò così il senso dell’iniziativa al quotidiano Alto Adige: “Quelli che partecipano a questa marcia della pace sono consapevoli che non si tratta solo di ricordare l’anno 1947 e i fatti precedenti, ma anche di prendere un impegno in riferimento ai profughi di oggi. Dobbiamo fare il nostro possibile per loro”.

E alla marcia, ogni anno, partecipano infatti decine di profughi da tutto il mondo, per ricordare che i confini hanno senso solo per essere valicati, per unire e creare ponti di pace.

La prossima Peace Crossing avrà luogo il 28 e 29 giugno 2025. Per chi fosse interessato a parteciparvi questo è il link per registrarsi, affrettandosi a farlo perché normalmente l’iniziativa “soffre” di overbooking.

(4. FINE)


1 - ALTA VALLE AURINA, STORIE E MINIERE

2 - ALTA VALLE AURINA, IL PARADISO DI CASERE

3 - ALTA VALLE AURINA, L'ORO ROSSO

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