PELTUINUM
ARCHEOLOGIA
LUNGO IL TRATTURO



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La lista dei luoghi da vedere in Abruzzo è lunga, e alcuni rimangono ai margini dei principali itinerari turistici. Possiamo visitare musei per ammirare i reperti archeologici, ma osservarli nel loro ambiente naturale fa la differenza.

Il sito archeologico di Peltuinum si trova in provincia de L’Aquila, a scarsi trenta chilometri a est della città, tra i Comuni di Prata D’Ansidonia e San Pio delle Camere. È un’area dimenticata che risorge in estate, come spazio eventi con il Festival Paesaggi Sonori, la rassegna musicale che da un decennio si svolge sulle montagne abruzzesi. È di una bellezza tale che in altri paesi ne avrebbero fatto una notevole campagna di marketing. Peltuinum, inserito tra la valle dell’Aterno e quella del Tirino, è una scenografia naturale tra le montagne: quelle del Velino-Sirente a ovest e della Majella a est, che fanno da quinte, e sullo sfondo, a nord, il Gran Sasso. Si tratta di un antico insediamento situato in posizione strategica, per sussistenza e traffici commerciali, vicino ai grandi Parchi abruzzesi.


(Peltuinum con lo sfondo del le montagne del Velino-Sirente)


È rimasto in stato di abbandono per secoli, anche se fu dichiarato monumento nazionale nel 1902. Gli scavi sono iniziati solo nei primi anni Ottanta, in collaborazione con la cattedra di Topografia dell'Italia antica dell'Università La Sapienza di Roma, la Soprintendenza archeologica d'Abruzzo, la Comunità Montana e gli Enti locali, e poi sono ripresi negli anni 2000 nella zona del Teatro. Nel frattempo la natura ha ripreso il controllo dell’area e il percorso si mescola con la vegetazione.


(Il Gran Sasso sullo sfondo in mezzo alla vegetazione dell'area archeologica)


Difficile orientarsi in quest’area di 28 ettari: mancano indicazioni precise e i pannelli sono poco leggibili. Esiste però una piccola realtà, la Proloco di Prata D’Ansidonia, che organizza visite guidate in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, offrendo un notevole aiuto a districarsi nella storia.

L’ingresso al sito è libero, aperto ventiquattro ore al giorno alla Porta Ovest della cinta muraria. Non esiste un’area parcheggio e si lascia il veicolo ai piedi della stradina di accesso alle antiche mura. Si sente solo il rumore dei propri passi.

Un consiglio per chi volesse visitarlo è quello di inoltrarsi al di là delle mura e seguire il sentiero per raggiungere l’altra zona del sito. Sono due aree distinte, non visibili tra loro, a cinque-dieci minuti di cammino di distanza.



Peltuinum sorge su un pianoro, un piccolo altopiano 100 metri circa al di sopra di quello di Navelli.


(Il pianoro di Peltuinum)


Emergeva come isola quasi al centro di un antico lago aquilano. La presenza dell’acqua fu determinante per l’insediamento. La città si trovava nel territorio dei Vestini e già da allora, almeno dall’VIII secolo a.C., risultava punto di sosta per i pastori che in inverno si dirigevano verso il meridione e per lo sfruttamento agricolo: producevano vino e zafferano.


(Carta dei principali tratturi nell'Italia centrale)


L’area archeologica rappresenta un racconto storico stratificato che inizia dal popolo italico dei Vestini per continuare con l’occupazione romana e fino al Medioevo: nel 1600, la città era ancora abitata.

I Vestini furono in conflitto con Roma fino al I sec a.C., quando la cittadinanza romana venne estesa a tutti i popoli italici. Ciò che si vede oggi sono i resti della città romana appunto, che sopravvisse fino al IV sec d.C.; iniziò a spopolarsi in seguito a un terremoto, probabilmente più forte del solito, che nel V sec interessò Roma e gran parte dell’Italia centrale.


(Le mura di Peltuinum con Rocca Calascio sullo sfondo)


Peltuinum era attraversata da un antico tratturo, poi diventato la via Claudia Nova al tempo dell’imperatore Claudio: collegava due delle grandi arterie, la via Salaria e la via Tiburtina Valeria Claudia che da Roma portavano all'Adriatico.

All’ingresso, a cento metri dalla cinta muraria, si trova il sacrario monumentale a torre che, per altezza e posizione, coglieva l’attenzione di chi entrava in città.


(Il sacrario monumentale a torre)


La Porta Ovest è l’unica di cui sia rimasta traccia. Era costituita a doppia fornice - due archi transitabili distinti - per traffico carrabile e pedonale, chiusa da una saracinesca meccanica; un varco di controllo per il passaggio del bestiame. In una delle due torri della Porta sono stati rinvenuti resti di un ufficio doganale. Durante la transumanza, i pastori si fermavano qui per pagare il dazio e proseguire il loro cammino verso la Puglia.


(La strada d'accesso alla porta Ovest, dove i pastori si fermavano per pagare il dazio)


A nord della Porta Ovest si estende per 500 metri un tratto della cinta muraria posizionata sul ciglio del pianoro.

Sono presenti i ruderi del piccolo monastero di Santa Maria Sidonia, da ansarium, il vicino ufficio daziario da cui probabilmente deriva il nome Ansidonia. Il complesso monastico è di epoca medievale, costituito da componenti di edifici romani e precedenti. È possibile riconoscere un magazzino per le derrate alimentari e un pozzo, mentre le coperture con cupola in cemento appartengono ai restauri conclusi nel 1996.


(La cupola con l'accesso alla cantina)


Il monastero, attivo fino al ‘600, è uno dei pochissimi insediamenti nell'area della città romana dopo l'abbandono successivo al sisma del V sec.


(L'insediamento monastico, ambiente con pozzo)


Dalla porta occidentale si prosegue lungo il tracciato dell’asse principale, dove sono state rinvenute numerose domus i cui resti restano sepolti per favorirne la conservazione. Come ogni antica città romana che si rispetti, Peltuinum era dotata di un Foro, la struttura pubblica all’interno dell’area cittadina, davanti al quale spuntano i resti del Tempio dedicato, secondoalcuni studiosi, ad Apollo. Anche il Foro è accuratamente ricoperto come le domus.


(I basamenti del porticato intorno al tempio)


Del Tempio rimangono solo il nucleo in calcestruzzo e alcuni blocchi di fondazione delle colonne del pronao.

Della scalinata d’accesso e della statua votiva sono rimasti alcuni ruderi, mentre sono presenti alcuni capitelli in stile corinzio.


(La base d'appoggio di una colonna)


Le colonne a cui appartengono i capitelli costituivano un portico a forma di U, con due ingressi in posizione speculare; il portico separava l’area sacra da quella profana, la parte esterna al Tempio su cui sorgeva il Teatro.

Nella parte posteriore del Portico sono presenti due elementi vestini poi passati in eredità alla comunità romana; la vecchia fonte di approvvigionamento idrica, una falda acquifera ormai asciutta,


(La fonte di approvvigionamento idrico ormai asciutta)


e un blocco monolitico venuto in luce nel settore sud-orientale del portico, a poca distanza dalla cisterna. La faccia superiore del monolite è leggermente concava, con incasso a forma di H, collegato attraverso un foro ad una piccola cavità circolare. Secondo gli studiosi, l'inclinazione del foro fa pensare che potesse essere utilizzato per estrarre e far scorrere del liquido, probabilmente oleoso, per uso cerimoniale.

Pochi metri dopo, si accede al Teatro edificato addosso alle mura, partendo dal terrazzamento naturale che creava un dislivello con lo spazio sottostante. I sedili per gli spettatori sono incassati quasi interamente nel pendio collinare. Solamente il settore meridionale era sorretto da muri radiali a contenimento del terreno su cui gravava il peso del Tempio.

Dopo l'asportazione totale delle gradinate, riciclate e riutilizzate durante il Medioevo come materiale per altre strutture, fu costruito un quartiere operaio adiacente al teatro.


(Il Teatro con a fianco il quartiere operaio, sullo sfondo il gruppo Velino-Sirente)


La pratica medievale dello smantellamento delle vestigia del passato è per alcuni studiosi un tentativo di damnatio memoriae di culture ritenute impure e pagane. Probabilmente era invece una semplificazione per i lavori architettonici di allora, a causa del difficile reperimento di materiale edilizio. Il quartiere operaio dunque era destinato alla lavorazione dei materiali per la ricostruzione della chiesa di San Paolo (XII sec), situata poco lontano, lungo le propaggini sud del pianoro. La Chiesa è stata da poco riconsegnata alla comunità, dopo un importante intervento di restauro. Non è facile trovarla aperta, ma merita sicuramente una visita.

Per arrivare a Peltuinum si consiglia di seguire l’autostrada A24 Roma-Teramo e uscire al casello L’Aquila Est. Da qui si prosegue lungo la SS17 in direzione Navelli, fino a Prata D’Ansidonia. Dal paese, il sito archeologico è facilmente individuabile grazie alla segnaletica stradale.

Informazioni: Pro Loco Prata D’Ansidonia, via Roma 12, Prata D'Ansidonia, L’Aquila, 67020

prolocopratadansidonia@gmail.com

https://www.facebook.com/ProLocoPrataDAnsidoniaAQ



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