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A volte conviene deviare dall’autostrada e interrompere di qualche ora la gita più ovvia, verso il mare o verso i monti, per fermarsi in un luogo nascosto, poco noto ai turisti e mal segnalato dalle indicazioni stradali. Dall’uscita di Magliano dei Marsi, sulla A25 in Abruzzo, si prosegue su via Massa d’Albe fino all’imbocco della SP24, per sei chilometri scarsi. Lì si trova una città romana, in una piccola valle circondata da tre colline.
Si chiama Alba Fucens il sito archeologico, nel cuore dell’Appennino abruzzese: è la più antica colonia romana della regione, di rara bellezza e densa di storia, circa 34 ettari a 966 metri di altitudine, ben fortificata, alle pendici del monte Velino. Massa d’Albe è il comune odierno, circa 1450 abitanti, nato in parte dopo la distruzione di Alba Fucens nel 1268, per mano di Carlo I d’Angiò, poi dall’unione dei principali villaggi della zona, Corona e Massa, dopo il terremoto che annientò Avezzano nel 1915. Comprende anche le frazioni di Forme e il sito archeologico, appunto.
L’area merita una digressione, a partire dal toponimo di Alba, assai diffuso nel mondo latino. Deriva da una comune radice proveniente dal proto-indoeuropeo che significa altura; o - aktra ipotesi - richiama il fatto che dalle case sul colle si vedeva l’alba sul bacino lacustre. Fucens o Fucense era l’aggettivo legato al nome del lago del Fucino. Il nome descrive perfettamente il luogo: una città costruita su un’altura sul lago.
La città romana di Alba Fucens, a nord-ovest dell’antico lago del Fucino, era abitata dal popolo guerriero degli Equi. La fondazione da parte dei romani, 303 anni prima della nascita di Cristo, rientrava nel processo di conquista dell’Italia centrale, un territorio strategicamente rilevante lungo la Tiburtina Valeria; Alba aveva un ruolo di grande importanza. Furono inviate lì seimila famiglie da Roma, a fissare la presenza in un punto strategico della penisola che si andava a sottomettere. Come scrive Tito Livio (IX, 43,25) “Soram atque Albam coloniae deductae. Albam in aequos sex milia colonorum scripta”. Fu una città leale a Roma la cui decadenza, come colonia, coincise con la quella dell’impero.
Tra le cause ci furono le invasioni barbariche, il collasso dell’amministrazione romana e la provincializzazione dell’esercito, ma anche la mancanza di manutenzione dell’opera di bonifica del lago del Fucino, realizzata da Claudio, che provocò il ri-allagamento delle terre emerse, e l’impossibilità di ricostruire gli edifici crollati a causa dei terremoti. Così iniziò lo spostamento della popolazione del paese verso luoghi posti più in alto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, dopo l’arresto di Mussolini e l'invasione tedesca fino a Frosinone, il feld-maresciallo Kesserling pose il comando della linea Gustav a Massa D’Albe e tra le case, costruite da poco, fu installata la contraerea: era ‘la terrazza del nord’. Finito il conflitto con la vittoria degli alleati, venne abrogata una legge imposta da Mussolini che impediva l’emigrazione, e il paese cominciò a spopolarsi.
Nel 1949 furono intrapresi degli scavi tra le vecchie rovine, condotti da un gruppo di lavoro dell’Università di Lovanio, durati circa trent’anni e guidati da Fernand De Visscher, il direttore dell’Academia Belgica di Roma, poi continuati dal Centro belga di ricerche archeologiche in Italia diretto da Joseph Mertens e dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo.
Alba Fucens è circondata da una possente cinta muraria in opera poligonale per un perimetro di tre chilometri, lungo la quale si aprono quattro porte. Ancora oggi si entra in città dalla Porta di Massa, ad est. Dalla Porta Massima, ad ovest, arrivava in città la Via Tiburtina Valeria, che si immetteva nel foro. La colonia fu abbellita con numerosi edifici: il foro, l’anfiteatro, la basilica, il macellum, le terme, l’acquedotto, i templi e il santuario di Ercole, una vasta area circondata da un portico, utilizzata probabilmente anche come mercato degli ovini.
Su una collina che domina le rovine sorge la chiesa di San Pietro, nata sui resti di un antico tempio di Apollo. Il tempio era dedicato al Sole e al suo nascere. Nel 1915 la chiesa venne danneggiata dal terribile sisma. È stata ricostruita, anche se conserva elementi originali come alcune colonne, l'ambone, il portale del 1130 contenente simboli a ‘spirale’ e le statue antropomorfe dell’archivolto. L’Anfiteatro, invece, vive tutt’oggi per la sua acustica eccezionale, ospitando in estate eventi musicali e teatrali: il Festiv’Alba, giunto alla IX edizione, si è concluso lo scorso agosto.
Gabriella Di Lellio