clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi
alla NEWSLETTER di foglieviaggi
“…Tra le altre occupazioni nelle quali si esercita la mente è soprattutto e di grande importanza la narrazione dei fatti storici…”: così scrive Gaio Sallustio Crispo nel proemio di “De coniuratione Catilinae.” Lo storico e senatore romano nacque ad Amiternum, l’antica città sabina a una decina di chilometri a nord de L’Aquila. Per tutti è semplicemente Sallustio. La statua in bronzo, dal 1903, è posta in bella mostra nel centro di Piazza Palazzo, la sede del Municipio del capoluogo.
Il sito archeologico di Amiternum è facilmente individuabile dalla strada SS 80, tra San Vittorino e Preturo. Oggi ha due ingressi distinti, separati dalla viabilità e dal fiume Aterno che scorre vicino, da cui prende il nome.
Il territorio era abitato dal popolo italico dei Sabini, che fondarono villaggi fortificati sparsi sulle alture collinari circostanti, in modo da poter controllare i valichi di passaggio e proteggere il bestiame in caso di pericolo. Uno dei più importanti corrispondeva all’odierno paese di S. Vittorino, a sud-est dell’area archeologica attuale.
Nei tempi antichi l’area amiternina veniva considerata come punto di partenza di una serie di migrazioni organizzate secondo il ‘ver sacrum’. L’antico rito italico, e poi romano, di fondazione e migrazione consisteva in una promessa agli dei di dedicare uomini e animali nati in una primavera sacra per risolvere crisi demografiche, carestie o guerre; un rito di espulsione e colonizzazione. I giovani partivano per fondare nuove comunità sotto la guida di un animale totemico, come il picchio per i Piceni o il lupo per Irpini. Nel corso del tempo si arrivò all’occupazione dei territori limitrofi e alla nascita di nuove popolazioni italiche, come i Piceni nelle Marche e i Sanniti in Molise e Irpinia.
Con la conquista di Roma, consolidata nel 290 a.C. dal console Manio Curio Dentato, la gestione del territorio fu organizzata nella forma della praefectura, poiché ogni anno veniva inviato da Roma un praefectus incaricato di amministrare la giustizia. La città diventò un grande centro urbano con decine di migliaia di abitanti, inserita nella IV Regione - Sabina et Samnium - che corrispondeva all’Abruzzo e al Molise. Nel II secolo a.C. Amiternum ottenne la cittadinanza - optimo iure - con la possibilità per i suoi abitanti di votare e di contare politicamente nell'Impero.
I primi interventi di monumentalizzazione del centro urbano, nel II secolo a.C., riguardarono il riassetto degli argini del fiume Aterno e della rete stradale con la costruzione della Via Cecilia, la strada principale.
Nel secolo successivo venne monumentalizzato il foro e costruito il teatro. L'anfiteatro venne edificato nell'ultimo quarto del I secolo d.C.
La città aveva un piano ortogonale, ed erano presenti molte strade perpendicolari all’asse principale nella parte meridionale.
Ad est dell’anfiteatro, sulla via Cecilia, erano situati un tempio,
un’area termale e un’ampia struttura pubblica definita domus a peristilio.
A nord del fiume c’erano il Foro e una basilica.
Per Amiternum l’inizio del declino coincise con la caduta dell’impero romano. Gli abitanti della città dovettero rifugiarsi sulle alture e il centro abitato iniziò a spostarsi sul colle di San Vittorino.
Il simbolo del sito è l'anfiteatro, dichiarato monumento nazionale nel 1902, costruito a cavallo della via Amiternina, in modo tale da essere notato da chiunque passasse e rimasto visibile nel corso dei secoli. Poteva accogliere fino a cinquemila persone. È stato riportato alla luce alla fine degli anni Sessanta.
La struttura ha una forma ellittica e si sviluppa su due ordini di archi e volte, realizzati prevalentemente in mattoni, che sostenevano le gradinate destinate al pubblico. Nell’arena, lo spazio centrale destinato agli spettacoli, si svolgevano i combattimenti tra gladiatori e cacce agli animali.
Oggi rimane solo lo scheletro, le gradinate sono state completamente perse. Accanto all’anfiteatro sopravvivono i resti della domus a peristilio, di cui non si conosce con esattezza la funzione: poteva trattarsi di un mercato o di una corporazione di gladiatori.
A un chilometro di distanza c’è il Teatro, che ospitava fino a tremila persone.
Durante gli scavi furono recuperati frammenti di decorazione in calcare della zona del palcoscenico.
Sono ancora visibili il fondale scenico, il sipario, le gradinate e la strada.
Il sito intero non è disturbato da alcun elemento di modernità e si riesce facilmente a immaginare di tornare indietro nel tempo.
Alcuni elementi decorativi e architettonici, come i fregi e alcuni frammenti delle colonne del teatro, sono conservati nel Museo Nazionale d’Abruzzo, mentre altri sono stati riutilizzati per costruzioni di età medievale. Si possono ritrovare a poca distanza, visitando la chiesa di San Michele Arcangelo nel paese di San Vittorino.
Alla chiesa è collegato un corpo di fabbrica denominato ‘chiesa vecchia’, da cui si accede alle catacombe di San Vittorino; un nucleo paleocristiano in cui fu martirizzato il santo.
(L’area archeologica è a ingresso libero, aperta da lunedì a sabato dalle 8.30 alle 13.30. Per visitare le catacombe occorre contattare il parroco, disponibile nel fine settimana: il sabato alle ore 11,00 e la domenica alle 17,00)
Gabriella Di Lellio