Interrogarsi sul giornalismo, nell’ambiguità del termine “fine”. Esiste ancora un’informazione civile? Serve alla crescita culturale della comunità o è sparita, diluita in un meccanismo di diffusione di conoscenze che poco toccano i problemi profondi dei territori e poco raccontano la società civile che li abita?
Un incontro - l’8 ottobre nella Sala Alessandro Magno del Comune di San Quirico d’Orcia (ore 17) - affronta questa discussione scomoda. L’idea è quella di parlare, e anche di ascoltare, tutti insieme, senza paure, le diverse esperienze, le testimonianze di chi continua a fare inchiesta e di chi cerca storie, fa cronaca, consuma le scarpe sulle strade del mondo per raccontare la realtà; di chi ha il sogno del giornalismo e di chi si batte perché sia un segmento importante della nostra democrazia.
L’incontro prende spunto dal tenace ed etico lavoro giornalistico di Tina Merlin sul Vajont, prima e dopo il disastro industriale (per usare le parole di Marco Paolini) del 9 ottobre 1963 che uccise quasi 2000 persone. Un’inchiesta giornalistica durata anni, in cui la giornalista si è trovata a raccontare e a documentare un rischio ambientale enorme, dando voce ai poveri montanari, contro il ricco e ottuso sistema di connessioni tra politica, media e profitto. Un sistema che, tra omissioni, indifferenza e piccole convenienze, ha lasciato che la tragedia accadesse, come fosse un rischio calcolato, come se fosse un evento naturale inevitabile.
Oggi, a 60 anni di distanza da quei giorni, possiamo dire che la riflessione sul mestiere di giornalista e la democrazia è ancora più attuale. Questo incontro serve a seminare dubbi, a dialogare su che cosa vuol dire intraprendere la strada del giornalismo, sulla memoria che è utile se innerva il presente guardando al futuro.
(Durante l’incontro i bambini non interessati saranno ospiti della Biblioteca comunale e potranno seguire un film nel Teatrino Chigi…)