VILLA MEDICI
E IL CINEMA
DOPPIA MAGIA
DI SERE ROMANE

Una grande serata di premiazione e l'annuncio, sabato 16 settembre, dei due film vincitori e di quello che ha ottenuto la Menzione speciale della Giuria. Si è concluso così il terzo Festival di film di Villa Medici a Roma. 'Mon pire ennemi' di Mehran Tamadon ha ottenuto il Premio per il Miglior Film e 'El Auge del Humano 3' (The Human Surge 3) di Eduardo Williams quello speciale della Giuria. 'Banel & Adama' di Ramata-Toulaye Sy ha ricevuto la Menzione.

L’incontro tra due magie: questo è stato il Festival romano. La magia dello splendido edificio rinascimentale che è sede dal 1803 dell’Accademia di Francia con il suo altrettanto straordinario giardino, naturale location di mostre ed esibizioni lungo tutto l’anno, una terrazza privilegiata sugli splendori identitari di Roma... E l’altra magia che è il cinema. Che tale resta sia quando il film è d’autore, un capolavoro, uno stimolo ai sentimenti, o è piccolo piccolo, figlio di un talento appena ai primi passi.

Magia è sempre. Sia se la proiezione avviene in una minuscola sala di provincia o in una modernissima multisala di città, nella sala grande di Venezia o al Palais des Festival di Cannes oppure se viene premiata nel Dolby Theatre di Los Angeles, la casa degli Oscar. Ma anche usando la facciata di un edificio come schermo, come quella della piazza di Palazzo Adriano resa immortale dal 'Nuovo cinema Paradiso' di Giuseppe Tornatore sulle note indimenticabili di Ennio Moricone.



Una folla di appassionati per cinque giorni, dal 13 al 17 settembre, si è messa in fila per il festival e ha assistito alle proiezioni ripetute dei dodici film in concorso nella Competizione internazionale, due in prima mondiale e dieci in prima italiana, di tutte le durate e di tutti i generi, in arrivo da tutto il mondo, dall’Iran all’Uzbekistan, dall’Irlanda alla Francia e alla Spagna.

Documentari, lungometraggi, fiction, saggi, realizzati nel periodo 2022-2023 da artisti e registi, selezionati da Leonardo Bigazzi, Matilde Henrot, Lili Hinstin e Valentine Umansky, materiali che spesso si sono distinti per la particolarità della forma e del contenuto. Opere in alcuni casi pionieristiche e anche molto variegate che studiano, propongono, spiegano il rapporto tra i diversi mondi delle immagini. Una ampia offerta di cinema a testimonianza della vitalità della settima arte “radicale e soprattutto sorprendente”, secondo le parole del direttore di Villa Medici, Sam Stourdzé.



Le proiezioni sono avvenute, spesso alla presenza degli autori, nelle due sale dedicate al Festival, il Gran Salon e quella intitolata ad un grande e indimenticabile attore, Michel Piccoli. Al calar della sera un gran numero di spettatori ha riempito le cinque Serate del Piazzale, proprio quello che è circondato dai giardini della Villa e dove colpisce la mostra geniale di Théo Mercier con la sua “pioggia di auto” e la serie di sedie abbandonate, deformate, schiacciate. In migliaia per le proiezioni di film recenti, alcuni in anteprima, ma anche di classici del cinema in versione restaurata, molti lavori che hanno messo in collegamento espressioni artistiche le più diverse.



La rassegna è stata inaugurata da un corto western di Pedro Almodovar, “Strange Way of Life”. Nella sezione Focus, in cui sono state presentate opere di artisti fuori concorso, si sono svolte masterclass e incontri che hanno consentito il confronto con i registi, gli artisti, i membri della giuria, composta dalla regista Alice Diop, reduce dall’esperienza veneziana per premiare la migliore opera prima, da Cyprien Gaillard e da Chiara Parisi, direttrice del Centre Pompidou-Metz. Oltre ad un premio in denaro i vincitori avranno l’opportunità di trascorrere un soggiorno di scrittura a Villa Medici.

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