Piano City Milano è una vera scorpacciata di musica, con il pubblico che si sposta da un evento all’altro, approfittando della quantità di proposte concentrate in pochi giorni, dal 15 al 17 maggio. Abbiamo incontrato Ricciarda Belgiojoso, direttrice artistica insieme a Titti Santini, e per prima cosa le abbiamo chiesto quanto tempo ci vuole per mettere insieme un programma come questo e con quali modalità.
"Il numero di eventi è grande perché Piano City è un festival diffuso sul territorio. È stato il primo, almeno a Milano, ed è diventato un modello a livello nazionale. Si vuole portare la musica a tutti, arrivando in ogni quartiere, o quasi. E questo implica un lavoro lungo tutto l’anno e un forte rapporto con il territorio e le sue realtà. A parte i grandi nomi internazionali, i pianisti si candidano a seguito di una call pubblica indetta da noi. E si candidano anche i proprietari di casa disponibili ad ospitare gli House Concert. Allo stesso modo le associazioni che gestiscono uno spazio. Poi noi vagliamo le proposte arrivate, operando una necessaria selezione. Invece per l’inaugurazione di venerdì sera alla GAM cerchiamo un nome importante, di rilievo internazionale, e così anche gli altri nomi che si susseguono sul Main Stage il sabato e la domenica".
La maggior parte dei concerti si tengono all’aperto. In caso di maltempo che provvedimenti prendete?
"Il palco principale è coperto, pianoforte e artisti sono protetti. Per un po’ di pioggia il pubblico apre gli ombrelli, ma in caso di maltempo è previsto lo spostamento al chiuso".
In diversi casi la location che proponete ai vari artisti ha delle affinità tematiche con la loro musica o personalità: in un museo la sintonia con la mostra in corso, la vicinanza dell’artista a tematiche sociali con sedi a destinazione pubblica come carceri, ospedali, case di accoglienza…
"Certo, ad esempio quest’anno
abbiamo proposto a Gaetano Liguori di suonare a San
Vittore per un pubblico di soli carcerati: lo
riteniamo un concerto importantissimo. E poi ti
faccio l’esempio di Alex Trovese, pianista che si è
candidato tramite la call e che suonerà nel giardino
della GAM, in uno dei due piccoli palchi dove
teniamo concerti diurni. Trovese ha scelto di
dedicare il concerto alla Belle Epoque, in sintonia
con la mostra in corso alla GAM".
Anche il
concerto alla Casa delle Donne, associazione che
aderisce per la prima volta, mi sembra in sintonia
con le tematiche sviluppate in quello spazio: musica
di un’artista donna, la pianista e vocalist Noa
Fort, americana di origini israeliane, dedicato al
tema della Pace.
"È un’artista che viene da New York ma si è candidata rispondendo alla nostra call, dimostrando di tenerci molto, perché già impegnata nel sociale su tematiche al femminile".
Mi sembra interessante che quest’anno teniate concerti in aree di riqualificazione urbana o edifici in corso di ristrutturazione e di reindirizzo come la Stazione di Porta Genova, il Cinema Orchidea e il BIM alla Bicocca.
"È un modo per raccontare ogni anno ai milanesi cosa sta succedendo in città. L’Orchidea riapre dopo decenni e l’edificio di Porta Genova chiude in quanto stazione. Poi c’è l’area della ex-caserma Mameli: ora è un grande cantiere che daremo la possibilità di visitare".
Tornando all’aspetto artistico, il festival vede rappresentati un po’ tutti i generi musicali. L’artista che apre Piano City, Sofiane Pamar, fa una musica d’atmosfera che può piacere a tutti, non difficile all’ascolto, però nell’arco dei tre giorni si può ascoltare musica classica, contemporanea, jazz, elettronica. E queste musiche si intrecciano in tutti i luoghi e in tutti gli orari. L’elemento comune si direbbe essere giusto il pianoforte, o quantomeno la tastiera. Il pubblico come reagisce a questo?
"Il pubblico è curiosissimo, e si fida di
Piano City. Spesso abbiamo la fila per musiche di
autori poco eseguiti nelle sale da concerto. Ad
esempio, quest’anno omaggiamo i cent’anni dalla
nascita di tre compositori: i tedeschi Hans Otte e
Hans Werner Henze, e l’ungherese György Kurtág".
Proponete anche molti progetti inediti…
"Sì, è una cosa a cui teniamo molto, anche perché alcuni di questi progetti poi sopravvivono, e vengono proposti altrove, in altre manifestazioni. Quest’anno proponiamo un inedito duo pianistico, quello dei libanesi Rami e Bachar Khalifé, due fratelli che hanno avuto finora carriere indipendenti ma, a seguito di questa occasione, stanno già prevedendo di portare avanti la loro collaborazione".
Piano City compie sedici anni e tu ne segui la programmazione da una decina, ma sei anche pianista e ogni anno al festival c’è un’occasione per ascoltarti.
"Sedici anni fa, alla prima edizione di Piano City, ho partecipato come pianista in un concerto per 21 pianoforti alla Rotonda della Besana. Ultimamente mi sono esibita al festival sempre in coppia con qualcuno: con Walter Prati, con Enrico Intra. Quest’anno affianco il critico musicale e saggista Enzo Beacco in una Piano Lesson dedicata alla storia del pianoforte e dei suoi protagonisti".
Per chiudere, hai una segnalazione particolare da fare?
"Sì, un concerto alle Torri Bianche del Gratosoglio, dedicato alle musiche di un famoso video-gioco, “Assassin’s Creed”, qui reinventate per pianoforte grazie all’interpretazione di Nicolas Horvath".