BORGHI DI MONTAGNA
PENTEMA CITTÀ-PRESEPE
E LA LIBRERIA DELL'APPENNINO

(I tetti di Pentema)


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Fino a un centinaio di anni fa Pentema aveva circa mille abitanti. Oggi conta una ventina di residenti. C’era perfino una scuola elementare con le maestre che risiedevano in paese, in quel borgo a 825 metri di altitudine, sperduto nell’Appennino genovese. Pentema non è il solo piccolo paese appenninico che ha subito un drastico spopolamento, è in buona compagnia, anzi si può dire che stia messo meno peggio di altri borghi della montagna del tutto o quasi abbandonati. Fa parte del Parco dell’Antola, è protetto da vincoli ambientali e paesaggistici e gode di una certa notorietà per il suo particolarissimo e suggestivo presepe. Della scuoletta di cento e più anni fa oggi resta un piccolo edificio in pietra con una porticina di legno massiccio e un cartello che lo distingue dalle altre case storiche, appiccicate le une alle altre.


(La Val Pentemina)


Ma da aprile Pentema ha perfino una libreria. Stagionale e però specializzatissima. È aperta solo nei weekend (fino a ottobre), ed è stata realizzata in parte grazie al crowdfunding, in parte grazie alla tenace volontà dei soci della cooperativa Val Pentemina. I libri in vendita sono stati forniti dalla libreria Capurro di Recco e propongono titoli sul tema della montagna. Non a caso si chiama "Libreria dell'Appennino" ed è stata ricavata dal restauro della Ca’ de Gianchi, tipica abitazione in pietra dell’antico borgo. Nella stanza di ingresso della libreria sono esposti su alcune scaffalature a parete libri e guide sui sentieri e le montagne della zona ma anche tanti volumi non solo fotografici sulle Alpi e sui grandi scalatori del passato, Bonatti in testa. Si può scegliere un libro, prenderlo dallo scaffale, comperarlo e pagarlo subito oppure soffermarsi a sfogliarlo liberamente, restando seduti intorno a uno dei tavoloni centrali . Ci si può fermare per il tempo necessario .


(L'esterno della nuova libreria)


Al piano di sotto, nella vecchia stalla restaurata, è stata collocata la sezione ragazzi, e nella stanza adiacente alla sala principale dove hanno spazio i libri in vendita è stata mantenuta una tipica, grande cucina di una volta. Il progetto Patrania, del quale la libreria è una tappa, prevede infatti che la Ca’ de Gianchi nel tempo diventi una locanda con tre camere attrezzate, ristrutturate e situate al piano di sopra, più una trattoria casalinga dove si trova l’antica cucina. I visitatori che lo desiderano potranno rimanere a dormire e a rifocillarsi. Come si usava nelle locande di un tempo.


(La pasticceria)


Gianluca, il commesso di turno in libreria, si occupa anche di una casa del paese di Valbrevenna, in Vallescrivia, e sta cercando di riportarla in vita con svariate iniziative. È un’altra tappa del progetto Patrania. Tornando a Pentema, Gianluca spiega che il caratteristico borgo montanaro, che è una frazione del Comune di Torriglia, il centro più grande e importante del Parco dell’Antola e della Valtrebbia, da cui si deve transitare per arrivare a Pentema dopo circa 6 chilometri di una strada molto tortuosa e dopo aver attraversato la frazione di Donetta, è soprattutto famosa per il presepe con figure a grandezza naturale. I manichini vengono collocati in vari punti del paese, sono vestiti con abiti originali dell’800 e riproducono i mestieri e le attività artigiane dell’epoca, in una parola evocano il modo di vivere da queste parti alla fine dell’800.


(Il manichino di una ragazza che entra in chiesa)


Era una vita di fatica e di povertà, tanto che sempre circa cento anni fa quasi tutti gli uomini del paese emigrarono negli Stati Uniti o in America latina in cerca di fortuna. L’anno scorso nel periodo natalizio il presepe di Pentema è stato visitato da oltre tremila persone. Non poche. In questo periodo dell’anno è smantellato, alcuni manichini restano ambientati ma la maggior parte è stivata in una ex stalla in attesa di essere tirata fuori, vestita a dovere e ricollocata nel posto giusto per il prossimo Natale. Colpisce, tra i manichini visibili anche adesso, quello di una ragazza col capo girato verso i visitatori che indossa una ruvida gonna lunga fino ai piedi e porta un fazzoletto annodato in testa come usavano fare le ragazze di cento e più anni fa. La ragazza sta per entrare in chiesa da una porta laterale. E sembra vera.


(Il soffitto dell'essiccatoio della casa della Sitta)


Che dire poi della vecchina che fila la lana grezza nella casa museo di Pentema? È la casa della Sitta, è costruita in pietra tipica. Restaurata grazie a un contributo della Carige, ora viene visitata dalle scolaresche, che vengono condotte a scoprire ciò che non esiste più ma è stato vivo per secoli. La modesta casupola della Sitta ha poche stanzette, separate da pareti di legno annerite dal fumo, sopra di esse c’è il solaio con il pavimento a doghe sconnesse, anch’esso annerito dal fumo. Ospitava l’essiccatoio per le castagne, principale fonte di cibo su queste montagne. La camera e il letto matrimoniale sono stretti e corti, e pure il baule dove venivano tenuti i pochi vestiti di ricambio e la biancheria ricamata a mano, appare piuttosto piccolo.



L’ingressino della casa è arredato con una piattaia rustica dove sono allineate ed esposte alcune zuppiere di ceramica bianca. Sono tutte crepate ma non le hanno buttate, piuttosto le hanno incernierate con enormi graffette. Questo perché nel mondo rurale dell’epoca non si sprecava e non si buttava nulla. Una foto del 1910 appesa alla parete di legno annerito informa i visitatori che la Sitta è esistita davvero ed è stata l’ ultima abitante della casupola. Nella foto la donna si trova al centro, circondata da tanti bambini in gran parte scalzi e da molte contadine del paese. C’è un solo uomo e sta nelle file dietro; forse nel 1910 mariti e figli maschi erano già emigrati in cerca di fortuna, chi negli Stati Uniti, a Seattle per la precisione, chi in America latina.



La Sitta non era sposata e non aveva figli ma, a giudicare dalla foto, nel borgo era benvoluta. La sua modesta casa di pietra, restaurata, oggi viene mostrata come una tipica abitazione dell’Appennino ligure. Volontari come Giancarlo, tassista genovese in pensione che con la moglie ha scelto di vivere nella natura, si occupano di aprirla e spesso fanno i ciceroni per i ragazzi delle scuole in visita. Oltre ai coniugi genovesi, un altro manipolo di persone vive stabilmente a Pentema e ogni domenica si riunisce in un vicolo del paese per bere insieme un aperitivo casalingo. Non c’è un bar, si sta in strada con un tavolino di plastica dove viene appoggiato il necessario. Il gruppo fa comunità, è ospitale, invita il visitatore della libreria a condividere l’aperitivo. Del resto ogni ‘straniero’ costituisce un diversivo, rappresenta una novità. "E allora gli si offre uno spritz, un Campari, un Crodino, un bicchiere di vino, due patatine e un tramezzino casereccio”.


(L'aperitivo della domenica)


I nuovi pentemini hanno facce abbronzate dalla vita all’aria aperta e hanno allineato in bell’ordine, all’ingresso del paese, una decina di carriole. Chiunque arrivi può prenderne una per trasportare lungo le viuzze del borgo i propri  effetti personali, oppure, se è del posto, può usare la carriola per il fieno appena falciato sotto casa o per le masserizie di una recente ristrutturazione.


(Case di Donetta)


La stretta strada che da Torriglia porta al borgo di Pentema in primavera è punteggiata da fioriture spontanee e da rivi che scendono impetuosi tra le rocce. Ciascun rio è segnalato da un cartello giallo con il nome del corso d’acqua scritto in dialetto. “Eppure - racconta ancora Giancarlo – nonostante l’abbondanza di ruscelli, qui le case non avevano acqua corrente”. Erano davvero posti impervi che durante l’ultima guerra mondiale spesso hanno dato rifugio ai partigiani. Passata Donetta, un cippo dell’Anpi collocato in curva ricorda a chi passa che nel 44 proprio in quel punto furono uccisi i partigiani “Bistecca, Edoardo e Burof”, uomini che combattevano i nazifascisti.


(Il cippo dei partigiani)


Per non passare nuovamente da Torriglia, dove in una pigra domenica c’è un solo bar aperto ma abbondano le pasticcerie che producono e vendono canestrelli, specialità del posto, al ritorno è possibile raggiungere la città percorrendo la strada della Val Pentemina che dalla Valtrebbia,dove si trovano Torriglia e Pentema attraversa le località di Serre e Tinello e infine sbuca a Montoggio, in Vallescrivia. Èun percorso accidentato, solo parzialmente e malamente asfaltato, pieno di buche e pietre, adatto a un fuoristrada, meno a un’auto “normale”. Ma consente di ammirare monti antichi e magnifici, ancora intatti, ricchi di lecci, frassini, castagni che stanno mettendo le foglie nuove, poco antropizzati e quasi privi di case. Un tempo i contadini percorrevano la Val Pentemina a piedi e in tre/quattro ore di cammino passavano dalla Valtrebbia alla Vallescrivia.

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