RIVOLUZIONE
BEATLES
STORIA, GLORIA
E MEMORIA



clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi



La Beatlemania è stato un fenomeno con caratteristiche uniche e irripetibili, che si colloca tra il 1963 e il 1967. Fu dovuto alla coincidenza tra una generazione assetata di nuova musica e di nuovi idoli e l’arrivo di un gruppo rock inglese che, per primo, incarnò queste passioni. Se ne è già parlato molto ma questo libro “Beatles Maniac – Storia, gloria, memoria di una rivoluzione”, realizzato da Umberto Buttafava assieme a sua figlia Alice Buttafava e al critico musicale Enzo Gentile, getta su quel periodo un altro sguardo, basato soprattutto su immagini di documenti d’epoca sopravvissuti grazie ad un’ondata di collezionismo a livello internazionale e ad un mito, quello dei Beatles, che ancora persiste dopo circa sessant’anni.



L’Avvocato Buttafava (milanese, classe 1945) è un grande appassionato del quartetto di Liverpool e da tanti anni colleziona di tutto quanto li riguarda. Possiede circa 10mila pezzi e cimeli unici, tra cui 3mila album in vinile e memorabilia di ogni tipo: l’apparecchio Studer C37 con cui i Beatles registrarono l’album "Sgt. Pepper", proveniente dai mitici Abbey Road Studios di Londra; la prima rarissima copertina della raccolta "Yesterday and Today", bocciata perché giudicata splatter e sostituita; una matrice originale, utilizzata per la stampa in serie, del 45 giri "Please Please Me"; una copia in acetato dell’album "Help" firmato da John Lennon e George Harrison; la pelle della batteria di Ringo Starr dipinta a mano dal tour manager Mal Evans; una della primissime copie del "White Album" appartenuta a John Lennon, il cui numero di copia 22 è stampato in copertina. E ancora bootleg rarissimi, pezzi del merchandising prodotto dalla NEMS di Brian Epstein per i tour USA del 1964/65; e poi riviste, manifesti, biglietti dei concerti, tazze, fotografie, pubblicità, parrucche, cappelli, pettinature, moda, strumenti musicali, film.



Chiediamo per prima cosa a Umberto Buttafava quando ha scoperto i Beatles e ha cominciato a coltivare la sua passione per loro.

"Precisamente nella primavera del 1964, quando ero all’ultimo anno di liceo. Avevo poco meno di vent’anni ed è stata per me una vera folgorazione. Mi trovavo al cinema e, durante una pausa delle proiezioni, diffusero un brano che poi scoprii essere 'She Loves You' dei Beatles. Con tutti quei 'Yeah, Yeah' mi colpì moltissimo. Il giorno comprai il 45 giri. E poi a seguire tutti i loro dischi. Naturalmente nel ‘65 andai al loro concerto al Vigorelli di Milano.

Attraverso quali strade è riuscito a creare la sua sterminata collezione? Viaggiando?

"Prevalentemente per posta oppure durante qualche vacanza all’estero, in Inghilterra, in Francia. Già dagli anni Settanta si era creata una rete internazionale tra cultori dei Beatles. Non c’erano ancora i social ma ci si conosceva tramite fanzine specializzate e quindi si contattava per posta il collezionista che era disposto a vendere alcuni suoi pezzi. Poi sono iniziate le aste, di strumenti musicali e altro, alle quali si accedeva tramite il PC o per corrispondenza.

Non le sono mai capitati dei “bidoni”, qualche falso?

"Per la verità no. So che è successo, ma per fortuna non a me".

Tutte queste testimonianze di quell’epoca al momento lei le conserva in un suo posto privato e non sono visibili se non tramite mostre temporanee, che ci sono state: sempre assieme ad Enzo Gentile ne ha curate due, con i relativi cataloghi: 'Arrivano i Beatles. Storie di una generazione', tenutasi ad Aosta nel 2007 e 'Beatles ‘68', a Milano nel 2008. Ma intanto è stato creato un archivio online, il FAB/Fondo Archivio Beatles. Non sarebbe bello realizzare un museo fisico?

"L’archivio online è un lavoro ancora in corso, di cui si occupa mia figlia Alice. Il mio desiderio sarebbe dare vita, attraverso una fondazione, ad un nuovo museo a Milano, un luogo non solo per celebrare la Beatlemania ma tutti gli anni Sessanta, decennio straordinario di vitalità e rottura. Ma è una cosa complicata, per mancanza di luoghi deputati o per non disponibilità delle pubbliche amministrazioni. Un museo è cosa più impegnativa economicamente da gestire di una mostra temporanea".



La Beatlemania è stato un fenomeno sociologico, di antropologia culturale e di costume. Il termine è comparso per la prima volta nel 1963 in un articolo del Daily Mirror e, come voi stessi scrivete, è durato solo quattro anni, quelli in cui i Beatles facevano tournée in tutto il mondo, ed è terminato quando nel 1967 il gruppo smise di suonare dal vivo, concentrandosi sulla realizzazione di singoli ed album in studio. Si è trattato quindi di un periodo intenso ma di breve durata… È stato un fenomeno generazionale, legato anche al bisogno di libertà nel modo di vivere, di vestirsi. Poi, sempre nei 'favolosi' anni Sessanta, sarebbero arrivati la Summer of Love, la psichedelia, il Sessantotto…

"La Beatlemania è stata una sorta di follia collettiva, dovuta anche al momento storico, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti, dove loro sono arrivati la prima volta nel febbraio del 1964. Pochi mesi prima era stato assassinato il Presidente John Kennedy. Fu un trauma forte, soprattutto per i giovani, che psicologicamente sentivano il bisogno di aggrapparsi a qualcosa di nuovo. Poi, nei primi anni Settanta, dopo lo scioglimento del gruppo hanno cominciato a comparire bootleg dei Beatles, registrazioni pirata dei loro concerti. Decine di migliaia di appassionati cercavano così di compensare il venire meno di loro nuovi dischi. Ed è un bisogno che continua ancora oggi, come dimostrano anche le continue pubblicazioni ufficiali, come le 'Anthology' ".



Ma veniamo al libro “Beatles Maniac”. Rispetto al volume “Arrivano i Beatles”, ci sono meno parti scritte. Qui le immagini di locandine, copertine rare, gadget, ecc. occupano la gran parte delle pagine. Certamente è una scelta che, assieme a Gentile, avete fatto. Qual è stato il motivo?

"L’abbiamo deciso perché ci siamo resi conto che, ad oggi, è stato pubblicato almeno un migliaio di libri sui Beatles. Su di loro è stato detto praticamente tutto. Quindi abbiamo valorizzato le immagini, in sintonia appunto con la Beatlemania, che era vivace, piena di colori. Ma non è un catalogo del mio archivio, non volevamo fare una raccolta di figurine. Abbiamo scelto immagini che dessero un’idea della gioiosità del fenomeno, anche se presto venne catturato dal business".


("Beatles Maniac" di Umberto Buttafava, Alice Buttafava e Enzo Gentile
edizioni Cluster-A, 330 pagine, 42 euro)


“Beatles Maniac”, dopo brevi saggi di ciascuno dei tre autori, è suddiviso in capitoli scanditi dagli anni relativi alla Beatlemania e ai cimeli proposti. E poi, trasversalmente, ci sono 16 schede tematiche, con focus su Brian Epstein, su George Martin, sui tour mondiali, sui 33 giri dei Beatles, ecc. Una sezione è dedicata all’unico tour che i Beatles hanno fatto in Italia, nel 1965, toccando Milano, Genova e Roma. Il volume - pubblicato dalla giovane casa editrice milanese Cluster-A di Stefano Piantini e Fabio Achilli - è di grande formato, con copertina cartonata ed elegante rilegatura. Supera le 300 pagine, fitte di immagini a colori e, in più, offre un paio di gadget e un QR Code che rimanda ad una playlist dedicata. Il prezzo di copertina è di 42 euro, ma per un fan dei Beatles sono decisamente ben spesi.

Press ESC to close