GREENPEACE
E LA MAXICONDANNA
"MA NOI NON
CI ARRENDEREMO"

(Le proteste contro il Dakota Access, screenshot da Democracy Now!)


clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi



Esattamente un anno fa, nel marzo del 2025, una giuria della Contea di Morton, in North Dakota, condannò Greenpeace International e Greenpeace USA a risarcire Energy Transfer (ET), colosso petrolifero con sede a Dallas, per oltre 667 milioni di dollari. La sentenza definitiva, il 28 febbraio di quest'anno, ha respinto alcune parti del verdetto ma ha confermato il pagamento di 345 milioni. “Ma questa battaglia legale è lungi dall’essere conclusa” spiega Simona Abbate di Greenpeace Italia. “La causa contro Energy Transfer, in seno alla direttiva europea anti-SLAPP, nei Paesi Bassi sta procedendo.”

L’accusa contro l'associazione ambientalista è aver orchestrato le manifestazioni, risalenti a una decina di anni fa e guidate dalle comunità indigene Sioux, contro il passaggio dell’oleodotto Dakota Access nella riserva di Standing Rock.

I piani per il Dakota Access, che trasporta petrolio attraverso quattro Stati del Midwest, hanno suscitato una forte opposizione proprio dopo le denunce dei Sioux, la cui riserva si trova a valle del punto in cui l'oleodotto attraversa il fiume Missouri. La tribù sostiene che l'opera minaccia le riserve idriche.



All’epoca la protesta attirò migliaia di sostenitori, che per mesi si accamparono nella zona nel tentativo di bloccare i lavori. Dalle manifestazioni del 2016 e 2017 scaturirono centinaia di arresti. L’azienda statunitense sostiene che le contestazioni furono orchestrate da Greenpeace, definita ‘associazione a delinquere’, con l’imputazione di danni d’immagine alla Energy Transfer. Sembra un film distopico, ma è la realtà.

Per capire bene la vicenda, la storia di Greenpeace merita una digressione. “Si dice che in qualsiasi bar di Vancouver, in Canada, puoi sederti accanto a qualcuno che afferma di aver fondato Greenpeace” si legge sulla home page del sito istituzionale. A distanza di oltre cinquant’anni, l'associazione è presente in quasi sessanta nazioni, con circa tre milioni di sostenitori: come allora, gli attivisti sono la sua forza maggiore, persone comuni disposte a mettersi in gioco per proteggere l’ambiente e la pace.



All’inizio fu soltanto uno slogan, ‘Facciamo una pace verde’, in risposta al classico ‘peace’ con il quale Irving Stowe, uno degli americani fuggiti in Canada per non combattere in Vietnam, salutava i compagni del Comitato “Don’t Make The Wave”.

Il movimento ecologista, sulla scorta del successo delle prime campagne e per questioni di strategia e comunicazione, impiantò poi uffici in tutto il mondo. Nel 1979 ad Amsterdam nacque Greenpeace International, che conduce le indagini su tutte le scelte politiche e industriali di rilevante impatto ambientale.

È facile capire come gli intenti della ONG non coincidano con l’attuale politica statunitense e che la volontà dell’Energy Transfer è di ‘metterla a tacere’. Ma Greenpeace a febbraio ha confermato la volontà di chiedere un altro processo contro l’attacco alla libertà di protesta e, se necessario, di presentare ricorso alla Corte Suprema del North Dakota.

La causa è un esempio di Strategic Lawsuit Against Public Participation – Denunce strategiche contro la partecipazione pubblica - una potente arma legale silenziosa. SLAPP è l’acronimo. Si tratta di azioni legali che non hanno l’obiettivo di vincere la causa ma quello di intimidire o ridurre al silenzio le organizzazioni non profit, sommergendole di spese legali per spingerle verso la bancarotta.



Basta eliminare una ‘p’ per avere la parola ‘slap’, con un significato metaforico molto simile: schiaffo. La sentenza - sostengono gli amnbientalisti - rappresenta un attacco al diritto di protesta negli Stati Uniti di Trump. “Non saremo messi a tacere” ha dichiarato anche Mads Christensen, Direttore Esecutivo di Greenpeace International. “Alzeremo ancora di più la nostra voce… L’assurdità di questa sentenza può essere facilmente illustrata: Greenpeace è stata ritenuta responsabile per aver presumibilmente ritardato un oleodotto che ancora oggi non dispone dell’autorizzazione legale per operare e che è stato ritardato dalle decisioni del Corpo degli ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti… Se i tribunali credono ancora nella giustizia, questa sentenza non potrà essere confermata.”

Press ESC to close