Dopo il successo internazionale di Greenland (2020), arriva in sala il 29 gennaio - distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy - 'Greenland 2 – Migration', secondo capitolo del survival movie apocalittico diretto da Ric Roman Waugh, con protagonista Gerard Butler, anche in veste di produttore per un viaggio ai confini della sopravvivenza umana. Un film distopico, di azione, dal ritmo incalzante e sempre ben calibrato, con una vena poetica che scorre sotto traccia: in un mondo diviso tra idealisti e cattivi, dove non c’è più spazio per le sfumature, un gruppo di uomini, sempre più sparuto, cerca di sopravvivere, alla ricerca di un cratere da dove potrebbe ricominciare la vita. Un lungo viaggio di fortuna attraverso l’Oceano, lo sbarco in Inghilterra fino alla Francia, terra promessa di questa disavventura, ormai non più separata da un braccio di mare.
Nel film riecheggiano gli spunti di tanta letteratura come 'Cecità' di Josè Saramago o '2084 La fin du monde' di Boualem Sansal. Cinque anni dopo l’impatto della cometa Clarke che ha devastato la Terra, la famiglia Garrity è sopravvissuta rifugiandosi in un bunker in Groenlandia. Ma quando anche quell’ultimo baluardo viene distrutto, John Garrity (Gerard Butler), sua moglie Allison (Morena Baccarin) e il figlio Nathan (Roman Griffin Davis) sono costretti a tornare in superficie. Il mondo che li attende è irriconoscibile: un pianeta ferito, segnato da catastrofi climatiche continue e da una umanità ridotta allo stremo. Tra le macerie e i detriti dell’Europa inaridita anche nel cuore, i protagonisti riprendono il loro viaggio che diventa quasi un’iniziazione.
Un film che racconta come non arrendersi, perché rinunciare significa già aver perso. E un film che testimonia la crudeltà della vita, dove mentre gli uomini muoiono l’umanità sopravvive, in una dialettica spietata di funzionalità del singolo rispetto alla collettività. È la storia ad essere protagonista, ma perché l’evoluzione continui ci devono accettare catastrofi periodiche come quella che portò all’estinzione dei dinosauri e ha permesso all’uomo di arrivare fin qui. Ancora, un film che testimonia come nessuno si salva da solo e come tutti coloro che cercano di farlo muovendosi contro gli altri siano destinati a calpestare il proprio bene subito dopo, per soccombere.
La famiglia resta un nucleo fondamentale della società che consente la sopravvivenza, coltiva la speranza e dà la forza di superare gli ostacoli. L’amore tiene in vita e permette quasi una vita normale anche in un bunker, nei pochi momenti concessi all’intimità; mentre l’affetto per i figli dà un senso alle cose e si spinge fino a lasciar andare un figlio perché possa trovare la via per la salvezza. Non per la sopravvivenza, perché nel finale il messaggio è chiaro: non ci si può accontentare di andar avanti, occorre provare a costruire un mondo nuovo e migliore.
Accanto a Gerard Butler e Morena Baccarin, Roman Griffin Davis nel ruolo del figlio Nathan, adolescente cresciuto sottoterra, simbolo di una generazione che non ha mai conosciuto il mondo di prima, che in un tempo post Covid ci dà qualche spunto di riflessione. Nel cast anche Amber Rose Revah, Sophie Thompson, William Abadie e Trond Fausa Aurvåg. Alla regia torna Ric Roman Waugh, già autore del primo Greenland, mentre la sceneggiatura è firmata da Chris Sparling e Mitchell LaFortune. La produzione è affidata a Thunder Road, G-BASE, Anton e CineMachine Media Works.