In Italia sono tante e ancora troppe le storie di violenza e soprusi contro gli animali. A fare un punto è il nuovo report di Legambiente "Mai più green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza” che traccia un bilancio, con dati, sui procedimenti penali per i delitti contro il sentimento per gli animali e ripercorre 44 storie simbolo di crudeltà.
IL RAPPORTO SOS ANIMALI
I numeri sul fronte giudiziario non sono incoraggianti: in Italia sono state solo 850 all'anno le sentenze di condanna dal 2011 al 2017 presso le Corti d’Appello, a fronte di una media stimata di 5.600 procedimenti. Legambiente ha utilizzato come indicatore definito 'oggettivo' i 39.151 procedimenti penali per delitti contro il sentimento per gli animali registrati nel settennio dal 2011 al 2017 (fonte dati ISTAT, unici dati ufficiali disponibili), dei quali il 70% procedimenti contro ignoti e, dunque, archiviati; mentre appena il 30% ha visto l’inizio dell’azione penale seppure, anche in questo caso, oltre il 50% siano stati archiviati con differenti motivazioni: dalla mancanza di condizioni alla non imputabilità, dalla prescrizione ad altri motivi di archiviazione e per richiesta di archiviazione nel merito (irrilevanza penale, tenuità del fatto, fatto non previsto, infondatezza della notizia).
C’è da dire, inoltre, che dai dati disponibili emerge una crescita percentuale media del 4,2%, dai 4.563 procedimenti penali del 2011 ai 6.083 del 2017, che consente di stimare una media prudenziale di 5.600 procedimenti penali all’anno. Su questa base l'associazione ambientalista ha stimato che dal 2005 al 2024 in Italia siano stati avviati 112mila procedimenti penali sulla base dei delitti previsti dal 2004 nel Codice penale, ossia uccisioni di animali, maltrattamenti, combattimenti illegali, oppure spettacoli che comportano sevizie o strazio per animali.
A questi dati Legambiente ha affiancato 44 storie simbolo di violenza e crudeltà riassunte nel report e sul sito www.legambienteanimalhelp.it attraverso una timeline temporale. Dal caso di Green Hill, l’allevamento di beagle a Montichiari (BS) dove quasi 3mila cani venivano ‘prodotti’ per la sperimentazione alla storia dei cavalli dopati per vincere le corse, in maggior parte clandestine ma anche competizioni regolari, come emerso dall’operazione Diomede; dall’uccisione dell’orsa Amarena in Abruzzo a quella del cane Aron bruciato vivo a Palermo, per arrivare alla storia della mucca Doris seviziata sulla via del macello, solo per citarne alcune. Nel 2015 la Corte di cassazione ha confermato una sentenza che ha portato alla definitiva condanna di sei imputati che avevano seviziato la mucca Doris; così come i vertici dell’allevamento di Green Hill sono stati condannati in via definitiva.
Obiettivo del dossier di Legambiente - diffuso alla vigilia della prima Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria - è quello di aprire una riflessione sulla diffusa violenza in atto contro gli animali nonostante dal 2004 in Italia i delitti contro di essi siano entrati a pieno titolo nel Codice penale con la legge 20 luglio 2004 n. 189, che ha introdotto nuove fattispecie di reato (uccisione di animali, maltrattamento, detenzione incompatibile con la natura dell’animale, promozione o organizzazione di spettacoli o manifestazioni vietate, combattimenti e competizioni non autorizzate). Se prima di allora tali reati erano considerati semplici illeciti amministrativi e contravvenzionali, puniti solo con modeste multe, dopo il luglio 2004 le cose, apparentemente, cambiano con pene più severe. Ma il cambiamento sostanziale, normativo e culturale, avviene solo grazie al rafforzamento in Costituzione dei principi fondamentali con gli articoli 9 e 41, che ha avuto luogo nel 2022. Ad oggi, sull’applicazione del Codice penale e la sua efficacia, denuncia l'associazione, pesano però ancora i troppi ostacoli legati a criticità, contraddizioni e lacune normative.
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REDAZIONE