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Hoepli non ce l’ha fatta. Per mesi la grande insegna luminosa della più importante libreria di Milano è rimasta accesa, ancorché parzialmente, con la “O” accecata, a testimoniare che qualcosa di brutto stava succedendo. Ieri l’epilogo, proprio mentre a duecento metri più in là, a Palazzo Marino, il sindaco Beppe Sala premiava 35 “botteghe storiche”. La libreria Hoepli ha spento tutte le luci, dopo 156 anni di onorato servizio. Per Milano è una brutta giornata.
Insomma, non sono bastate le proteste dei milanesi, i giorni di sciopero dei dipendenti, i flash mob e le raccolte di firme per scongiurare la chiusura. L’agonia di questo tempio della cultura, a suo modo popolare, è durata mesi. In tutto questo periodo i milanesi, il pubblico affezionato, si sono stretti intorno alla Hoepli, patrimonio culturale della città e del Paese intero, come da più parti si è rivendicato. Ma non è bastato. Ha prevalso la logica aziendale, il conflitto interno alla proprietà. Il sindaco ha tentato un appello, a difesa del “patrimonio culturale” cittadino. Purtroppo l’eco di quell’appello si è rivelato un po’ flebile, non è andato a segno. Anche nella giornata del sabato che ha posto termine a una storia gloriosa si è vista una sola consigliera comunale, la piddina Diana De Marchi, nell’ultimo presidio a difesa della libreria.
Neppure la mobilitazione popolare, mai venuta meno, è servita a scongiurare la chiusura. Peccato. E non solo perché quando una libreria chiude è un gran brutto segno per tutti. Il fatto è che “la” Hoepli non era una libreria come un’altra. Lo abbiamo già raccontato: fondata da Ulrico Hoepli, svizzero del Canton Turgovia, la casa editrice si impose fin dai primi anni per stile e per orientamento culturale. Lo stile prevedeva, tra l’altro, che i commessi diventassero amici e consiglieri dei clienti: caratteristica mantenuta fino ai giorni nostri. L’orientamento culturale, invece, diventò ben presto un marchio fin dal primo best seller edito con il titolo “Manuale dell’ingegnere”, di Luigi Brioschi, fondatore del Politecnico, quasi a suggellare l’impegno della Hoepli ad accompagnare lo sviluppo culturale della città ospite.
Dopo quel manuale, per decenni testo guida per gli studenti del Poli, ne seguirono altri, ben presenti alla memoria di chiunque. Nel catalogo, centinaia di titoli, a ricoprire ogni piega del sapere e delle professioni. Una varietà strabiliante. Enciclopedica.
Tra i vari titoli, “La prima conoscenza della relatività dell'Einstein accessibile a tutti". Autore Raffaele Contu, ingegnere e divulgatore sardo: il primo a far conoscere in termini comprensibili al grande pubblico una teoria fino a quel momento ritenuta elitaria. Contu era il nonno dell’attuale direttore dell’agenzia Ansa, Luigi, che per tutto questo periodo si è battuto anche attraverso un suo podcast contro la chiusura della Hoepli di Milano. Un esempio di quanto si sia estesa la solidarietà intorno a questo tristissimo caso culturale.
A luci spente, cosa resta della gloriosa storia della Hoepli? Assai poco, purtroppo. Degli 89 dipendenti una cinquantina entrerà in cassa integrazione, mentre altri nove passeranno a Mondadori scolastica. Un bilancio davvero sconfortante, che segna la fine di un mito. Ma soprattutto contribuisce al progressivo impoverimento culturale della città.