Il primo indizio è venuto da quella lettera spenta, la “O” di Hoepli. All’inizio non ci ha fatto caso nessuno. Ma con il passare dei giorni il neon della grande insegna luminosa non è mai stato riparato. Strano, per una delle più prestigiose librerie e case editrici della città. Quasi incomprensibile per quel tempio della cultura dal 1870 radicato nel cuore di Milano. L’apparente trascuratezza pareva sintomo di qualcosa di grave, inatteso. E infatti. Di punto in bianco sono apparsi, incollati alle vetrine, cartelli espliciti, che documentavano lo scioglimento della società e la messa in liquidazione della società. “Lavoratori e lavoratrici in agitazione per il diritto al lavoro e contro le prospettive di liquidazione”, si leggeva in un cartello. “89 dipendenti e danni collaterali di una guerra tra ricchi”, tagliava corto un altro. “Hoepli SpA Patrimonio di Milano”, rivendicava un terzo. Subito in città è partito un passaparola che in pochi giorni ha raccolto più di quarantamila firme contro la chiusura. Anche il sindaco si è fatto sentire, mentre veniva organizzato un flash mob che sabato mattina ha visto dipendenti e clienti scendere in piazza uniti nella protesta. Perfino il professor Massimo Nunzio Barrella, preside del liceo classico Parini, giovedì 12 marzo ha “occupato” simbolicamente per tre ore la libreria, mostrando cartelli e slogan come “la cultura non si liquida”.
Il fatto è che la Hoepli, per i milanesi, ma non solo per loro, non è una libreria qualsiasi. Fondata da Ulrico Hoepli, svizzero del Canton Turgovia, la casa editrice si impose fin dai primi anni per stile e per orientamento culturale. Lo stile prevedeva, tra l’altro, che i commessi diventassero amici e consiglieri dei clienti: caratteristica mantenuta fino ai giorni nostri. L’orientamento culturale, invece, diventò ben presto un marchio fin dal primo best seller edito con il titolo “Manuale dell’ingegnere” di Luigi Brioschi, fondatore del Politecnico, quasi a suggellare l’impegno della Hoepli ad accompagnare lo sviluppo culturale della città ospite. Dopo quel manuale, per decenni testo guida per gli studenti del Poli, ne seguirono altri, ben presenti alla memoria di chiunque. Nel catalogo, centinaia di titoli, a ricoprire ogni piega del sapere e delle professioni.
Una varietà strabiliante. Enciclopedica. Si va dal manuale per “allevare ed addestrare il cane da guardia, da difesa e poliziotto” a quello per la “piscicoltura pratica”; da quello sui “solitari di Napoleone” al “vocabolario tecnico illustrato per motori a combustione – Nelle sei lingue”; dal manuale per l’orticoltura a quello dedicato all’erba medica e alla “sua importanza tecnica ed economica”. Lo slogan, che ancora appare sul sito della casa editrice, a proposito dei manuali rivendica una superiorità mai raggiunta da altri: “Da sempre una certezza”. Per chiunque, per qualsiasi professione, per qualsiasi tipo di studio. Accanto e insieme alla produzione editoriale, la libreria si è distinta negli anni per la capacità di soddisfare ogni tipo di curiosità e interesse. Tanto che per molti “andare alla Hoepli” è diventato, generazione dopo generazione, sinonimo di certezza: lì, in uno dei cinque piani della libreria, sarebbe stato impossibile non trovare ciò che si cercava. Anche per merito di una squadra di commessi competenti, gentili e disponibili.
Per questa ragione la notizia che la Hoepli – dopo 156 anni di onorato servizio – è destinata a chiudere a causa di un “insanabile conflitto” tra i soci, è stata presa malissimo soprattutto dalla clientela. Che si è subito mobilitata a difesa di un patrimonio molto identitario, e promette di dar battaglia ancora per molto a fianco degli 89 dipendenti. “La cultura non si liquida” è il grido di battaglia rilanciato davanti alle vetrine della libreria, a pochi passi dal Duomo. Mai, fino ad ora, si era assistito a una mobilitazione tanto spontanea quanto diffusa in nome di un simbolo culturale, e non c’è dubbio che se Hoepli non superasse questa crisi la città subirebbe un davvero un brutto colpo, uscendone davvero impoverita.
Proprio mentre in centro va a spegnersi l’insegna di questa leggendaria sede culturale, una luce si accende in una periferia piuttosto lontana dal cuore di Milano. Per iniziativa del Comitato inquilini Calvairate, in viale Molise 47, ha aperto “Baol – Biblioteca a offerta libera” (Stefano Benni docet). Si tratta di un locale di 35 metri quadrati, dotato di vetrina, che parte con 6.500 libri tra narrativa e pubblicazioni per bambini. Funziona così: i libri, nuovi o usati ma in ottimo stato, possono essere chiesti in prestito per un mese, oppure acquistati con un’offerta libera, da un euro in su. La biblioteca, nata per iniziativa della presidente del Comitato, Grazia Casagrande, e del marito, Massimo Gentili, rimane aperta tre pomeriggi alla settimana (dal martedì al giovedì) e il sabato mattina. I promotori dicono di essersi ispirati a esperienze già in corso a Roma e a Bologna. Numerosi libri sono arrivati grazie alla generosità di editori come Solferino, Feltrinelli o Marcos y Marcos, e di scrittori come Alessandro Robecchi, Andrea Bajani e Gianni Biondillo. Non tutto è perduto, se questo accade tra le case popolari di Calvairate.