Per il nostro calcio sono i giorni del dentro o fuori, del Mondiale o della Coppa del nonno, dei piani alti o dello scantinato. Una volta sapevamo giocare a pallone, ora non più. Adesso saltiamo e corriamo più degli altri altrove. I ranocchi sono stati baciati dalla principessa e si sono trasformati in principi vincenti sulle pedane e nelle corsie dell’atletica, sulle piste di sci, nei circuiti della Formula Uno e delle moto, sui campi di tennis. Il nostro calcio invece è una Cenerentola che aspetta che il pallone-zucca si trasformi in una carrozza che lo porti in America per la Coppa del mondo Fifa 2026 che si giocherà tra il Canada, il Messico e gli Stati Uniti dall’11 giugno al 19 luglio. Giovedì c’è l’Irlanda del Nord a Bergamo per il primo spareggio e poi, in caso di vittoria, il Galles (a Cardiff) o la Bosnia (a Zenica) martedì, l’ultimo giorno di marzo.
Da Berlino 2006 il calcio italiano non fa altro che perdere posizioni. È una crisi strutturale. In Germania c’erano dei leader come Buffon e Cannavaro e giocatori come Del Piero e Totti, da tempo non abbiamo né leader né fuoriclasse. La nazionale che si sfiata a cantare l’inno è assente dal Mondiale da 12 anni, l’ultimo a cui prendemmo parte fu in Brasile, una figuraccia. Questo che giochiamo è il terzo play off di seguito. La vittoria all’Europeo del 2021, quello con Mancini in panchina, ha ingannato tutti. Abbiamo perso uno spareggio persino con la Macedonia. In Champions non abbiamo più nessuna squadra: l’Atalanta, il club superstite, ha preso 10 gol tra andata e ritorno dal Bayern (direte: ma anche il Chelsea e il Newcastle ne hanno presi 8 dal Psg e dal Barcellona, e il Manchester City ne ha incassati 5 dal Real Madrid, però gli inglesi hanno comunque ancora due squadre in gioco: Arsenal e Liverpool). Il nostro campionato è poco competitivo e non coltiva il talento dei migliori giovani. Si tende a infarcire le squadre di stranieri, la maggior parte di essi sono delle mezze schiappe.
Quando Gattuso ha preso in mano la nazionale, la frittata della mancata qualificazione diretta era già stata cucinata da Spalletti e dai calciatori che sono più o meno gli stessi che adopera anche lui. Gattuso ha per le mani una squadra ansiosa, che crolla al primo gol, fragile mentalmente. "Mi sono allenato anche io ad essere più sereno", ha detto il tecnico. Gli azzurri diretti dall’ex milanista segnano parecchio (19 gol in 6 partite), però prendono anche tanti gol (ben 9: 4 dalla Norvegia e 4 addirittura da Israele). Nel girone di qualificazione, dominato dai norvegesi di Haaland, abbiamo faticato a battere la Moldova e con Israele è finita 5-4, sembrava quasi una partita di calcio balilla. Nessuno ha dato un mano a Gattuso. A novembre scorso il ct aveva chiesto di spostare una giornata della Serie A per poter aver per qualche giorno i giocatori a disposizione ma la Lega calcio ha fatto prima melina e poi ha detto no, niente stage. Con la Federcalcio di Gravina che non ha battuto ciglio. Tant’è che l’allenatore ha ripiegato con incontri al ristorante o in pizzeria per parlare con gli azzurri. Che pena.
Però adesso Cuor di Leone Gravina chiede che il Paese porti i ragazzi in America "a costo di andarci anche a nuoto". Vuole che ci si vesta tutti d’azzurro quando l’Italia scenderà in campo. Siamo alla frutta. Fa capire pure che lui non lascerà la poltrona in caso di nuovo disastro. A San Giuseppe è stato presentato un progetto che il presidente federale ha chiamato "l’Officina del talento italiano": dovrebbe portare a una inversione di tendenza sul calcio giovanile. Qualcosa che andava fatto molti anni fa. L’idea è quella di riunire sotto una unica regia la formazione giovanile, scolastica e delle squadre nazionali. Basta tattica e sfogo alla fantasia. Un progetto affidato a Maurizio Viscidi che ha svelato: "La Serie A è il campionato europeo con la minor velocità di trasmissione della palla e con il numero più basso di dribbling". In Norvegia fino ai tredici anni i risultati sono aboliti nelle partite tra i ragazzi che così possono divertirsi, scartare, tirare e non sono ingabbiati nei moduli tattici.
Gattuso cerca di riattaccare i cocci di un vaso in frantumi. Ha convocato Chiesa, uno che è sparito dai radar da quando è approdato al Liverpool. In passato aveva già ricevuto due “no” da parte dell’attaccante: a Coverciano il ct ha constatato che Chiesa "non se la sentiva" e lo ha rimandato a casa. Non si capisce perché lo abbia chiamato. Dubbi anche per le condizioni fisiche di Scamacca, Mancini e Bastoni. Di nuovi c’è Palestra, il giovane e bravo esterno del Cagliari. L’Irlanda del Nord non si qualifica per un Mondiale dal 1986. Ma a Belfast un secolo fa, era il 1958, ci impedì di andare ai Mondiali di Svezia, quelli in cui scoprimmo un certo Pelè. "Sembriamo degli scappati di casa, invece qui c’è gente che ha vinto la Champions, giocato finali, conquistato un Europeo… Ci meritiamo una gioia". Che Eupalla, ti ascolti, Rino.