SERIE A CHE NOIA
CALCIO SVEGLIATI
FACCI LA HAKA

clicca qui per iscriverti alla NEWSLETTER di foglieviaggi



Per le scommesse l’Inter resta ancora la favorita per lo scudetto con quote che vanno dallo 1.08 a 1.10. Mentre i bookie danno la rimonta del Milan tra 7,60 e 12. Insomma, pochi credono che la squadra di Allegri possa rimontare i 7 punti di svantaggio che la separano dalla capolista nerazzurra a dieci giornate dal temine del campionato. Però le statistiche sono fatte per tormentare e insinuare dubbi nel tifoso. Infatti dopo la vittoria del Milan il parallelo più citato è quello della stagione 2010-2011, quando la squadra rossonera vinse entrambi i derby della Madonnina con, guarda caso, sempre Allegri in panchina: 1-0 nel novembre 2010 e 3-0 nell’aprile 2011. All’andata Ibrahimovic da velenoso ex su rigore; al ritorno due volte Pato - il primo gol dopo appena 47 secondi di gioco - e Cassano su rigore. Al contrario di adesso, allora il Milan tenne a lungo la testa del campionato, sia pure con vantaggi minimi di punti, cacciando indietro non solo l’Inter, ma anche il Napoli (di Mazzarri), la Lazio (di Reja), l’Udinese (di Guidolin e del capocannoniere Di Natale). L’Inter finì seconda, sei punti dietro ai rossoneri e sei punti davanti al Napoli.



Era l’Inter del dopo-triplete di Mourinho, affidata a Benitez, esonerato a dicembre pochi giorni dopo che aveva vinto il Mondiale per club ad Abu Dhabi, ma c’erano state brutte sconfitte in campionato, dichiarazioni polemiche dello spagnolo contro la società e c’era una squadra che non lo sopportava. Moratti lo cacciò e prese sorprendentemente Leonardo, il brasiliano ex milanista. Dopo domenica sera, si è scritto anche che l’Inter non ha mai vinto lo scudetto quando ha perso entrambe le sfide cittadine, quasi a voler fomentare un possibile ribaltone. Una volta si sarebbe detto che questa suspense avrebbe fatto comprare più giornali. Ma adesso, con questi chiari di luna… Ora il calendario prevede per i nerazzurri Atalanta, Roma e Como come le gare più insidiose. Il Milan troverà sulla sua strada Napoli, Juventus e Atalanta. Chivu dovrà recuperare al più presto Lautaro e Thuram ma intanto Calhanoglu ha subito un nuovo stop. Il buon Pio Esposito, tanto pompato, povero ragazzo, non ha beccato palla. L’Inter ha lo scudetto in mano, è suo se non va nel pallone e se non ripensa ossessivamente allo scorso anno, quello degli “zeru titoli” di Inzaghi.


(Milan - Inter 1 0)


Il derby di Milano però ha detto un’altra cosa. Anzi ha confermato ciò che noi tutti aficionados del pallone andiamo dicendo da tempo. Il nostro calcio è noioso, da sbadigli fino a lacrimare come scriveva Sartre. Ma quella era la nausea. Il derby ha fatto schifo, ha detto Adani con la sua sincerità da carta vetrata. Dopo mezz’ora veniva voglia di cambiare canale e vedere che cosa avesse da dire il sostituto procuratore Imma Tataranni sul referendum voluto dalla Meloni e da Nordio. Ma proprio mentre stavamo per pigiare il tasto del telecomando Mkhitaryan ha fatto una discesa che sembrava la Brignone finita con un tiro loffio e immediatamente dopo Fofana ha fornito un bellissimo diagonale a Estupinan e il più improbabile dei goleador ha segnato il gol-derby. Sono stati i soli minuti di fibrillazione della partita, braccio di Ricci a parte nel recupero. Prima del gol c’è stata quella lunga melina di passaggi a centrocampo dell’Inter con il Milan che aspettava le mosse dell’avversario, e dopo il gol gli inutili cross nerazzuri (25 per essere precisi) nell’area milanista e il 76% di possesso palla della capolista, ennesima dimostrazione che il possesso palla conta come il due di coppe quando briscola è a bastoni (ma Bastoni non c’entra: a proposito, smettetela di fischiarlo…).


(Luca Modric)


L’unica cosa bella: Modric, un mozzicone di squisito artista del pallone. Una settimana prima avevamo assistito a Como-Inter, prima semifinale di Coppa Italia. Una partita di calcetto a centrocampo, un ballo lento anni Sessanta, un cheek to cheek, guancia a guancia tra i giocatori. E lì il cambio canale è stato immediato. Nonostante il Como che pure ha un gioco brillante e si è piazzato al quarto posto in classifica in coabitazione con la Roma aspettando lo scontro di domenica con i giallorossi. Questo per dire che la Serie A e il nostro calcio sembrano preda di una involuzione tecnico e tattica che non pare aver fine. Inutile fare paragoni con la Premier o la Liga. In Premier l’andamento è persino troppo frenetico. Ci sono anche lì gare che non sono uno spettacolo. Ma non è che uno voglia avere i giocolieri del circo sul campo da gioco. Ogni tanto però si vorrebbe vedere un lancio, un dribbling, un gol da fuori area con tiri che piegano le mani dei portieri. Invece no, è raro vedere quelle cose che hanno reso il calcio ineguagliabile.


(Massimiliano Allegri)


D’altra parte, in Champions abbiamo mandato soltanto una squadra, quell’Atalanta che stasera ha il difficile compito di affrontare il Bayern di Monaco che ha già praticamente vinto il suo campionato avendo 11 punti di vantaggio sul Borussia Dortmund. Toccherà vedere domani sera Real Madrid-Manchester City, l’ennesima sfida tra spagnoli (un po’ ammaccati quest’anno) e inglesi di Guardiola. In questo clima un po’ cupo, certo non solo per il pallone, a fine mese ci aspettano gli spareggi per vedere se riusciamo ad andare da Trump in estate per il Mondiale. Il calcio - che resta lo sport più seguito e praticato nel nostro Paese – vive una crisi da troppi anni. Dall’atletica al tennis allo sci, l’azzurro è sempre lì sul podio, nelle prime posizioni. Anche il rugby dopo anni di cucchiai di legno e di bonari sberleffi, ha compiuto la sua impresa con gli inglesi. Forse il nostro calcio dovrebbe danzare una haka per darsi forza.

Press ESC to close