La Penna e Bastoni minacciati di morte. Forse è il caso di chiudere a doppia mandata questo calcio malato e intossicato. Al tempo delle nuove gogne, cioè dei social, non poteva essere altrimenti. Comunque, tra non molto, gli arbitri saranno dei professionisti e verranno gestiti direttamente da Federazione e Lega Calcio. Un gruppo di venti, trenta fischietti verrà selezionato ed entrerà a far parte di un contenitore dove si sceglieranno i direttori di gara della Serie A. Come già avviene in Inghilterra.
Questa sarà la novità prossima ventura del calcio italiano. Prima però bisognerà qualificarsi per il Mondiale, l’ossessione che paralizza Gravina e l’intero vertice dirigenziale. Molti applaudiranno l’ ennesima rivoluzione per uno sport che è non è più lui. Il Var è già morto ucciso dal Protocollo, il feticcio contro cui si infrangono dubbi e obiezioni. Perché quando uno prova a dire qualcosa, la risposta è sempre la stessa: non è previsto dal Protocollo. Di recente ho letto che la seconda ammonizione che avrebbe portato all’espulsione del difensore del Como - come è successo a Kalulu a San Siro - non poteva essere sancita perché l’azione dell’attaccante del Napoli "non era un’azione promettente chiara". Laddove l’aggettivo “promettente” è quello che inquieta: ma che avrà voluto dì? diceva Simona Marchini. Sono malizioso e quindi penso che quando gli arbitri saranno a libro paga del potere esecutivo (e legislativo) del calcio, cioè Lega e Federazione, potranno essere meglio sorvegliati e, come dire, indirizzati. Ma qui, a differenza della riforma della giustizia sui cui andremo a votare tra un mesetto, non ci sarà un referendum. Poi grideremo ancora una volta, parlo del calcio, che è stato un fallimento. Come per il Var che ha moltiplicato i problemi.
Var e Protocollo hanno cancellato arbitri e buon senso. Senza che ci fosse il Var, l’arbitro di Italia-Francia, finale mondiale del 2006, cacciò Zidane su suggerimento del quarto uomo che aveva guardato un monitor a bordo campo e aveva visto la testata a Materazzi (by Caressa al Club di Sky). Ecco, sabato sera a Milano sarebbe bastato un po’ di saggezza e contare fino a venti per giudicare che cosa fosse successo tra Bastoni e Kalulu. E che qualcuno suggerisse a La Penna: guarda che ti stai sbagliando, non c’è stato nulla, l’interista esagera, finge, e comunque non ammonire di nuovo il giocatore bianconero. Ma il Protocollo non prevede che si possa dire qualcosa sul secondo giallo. Fra poco cambieranno di nuovo: a fine mese il board internazionale che si occupa delle regole stabilirà che il Var potrà intervenire anche sul secondo giallo e rivedere la decisione dell’arbitro. Si cambiano le regole come le camicie e questo frastorna chi deve applicare le leggi e chi guarda una partita allo stadio o in poltrona. Ha ragione Daniele De Rossi: "Non so più quale sport io stia allenando". Un altro motivo sta nella modestia dei direttori di gara italiani (e non solo). Sono giudici senza personalità e coraggio, non sanno mediare. È una classe arbitrale, compresi i più giovani, riuscita male, malata di protagonismo. L’ultimo grande arbitro è stato Orsato, che pure di errori ne ha fatti, ma aveva quella statura che ti convinceva che la sua decisione era forse quella giusta.
Poi ci sono i giocatori. Scriveva Eduardo Galeano in “Splendori e miserie del mondo del calcio”: "Quanti teatri ci sono nel gran teatro del calcio? Quanti scenari entrano nel rettangolo di prato verde? Non tutti i giocatori recitano solo con le gambe". Bastoni ha sbagliato, ha simulato un fallo come fanno in tanti ma è stato brutto vederlo esultare in quel modo. C’è chi invoca l’esclusione dalla nazionale: una boutade. Avrebbe fatto bene, finita la partita, a andare in tv e scusarsi: ho fatto una stronzata. Punto. Parlerà probabilmente oggi prima della partita di Champions ma non sarà la stessa cosa. L’Inter non l’ha aiutato. Le parole di Chivu sono state irritanti e quelle del presidente Marotta provocatorie perché, pur riconoscendo l’errore del difensore, ha tirato in ballo un episodio a favore della Juve per una simulazione di Cuadrado che fruttò, ha detto, ai bianconeri 60-70 milioni grazie all’accesso alla Champions. Roberto Saviano è andato giù pesante: "Finché ci sarà Marotta, i campionati saranno falsati…" ha scritto ricordando la “situazione di sudditanza”, come dice una sentenza, della società milanese nei confronti della Curva Nord, infiltrata dalla malavita organizzata. Marotta ha risposto di non conoscere lo scrittore. Poteva risparmiarselo. Finirà in tribunale.
Meglio Moratti, l’anziano ex presidente: "La Juve vittima? La storia non la ricorda così…". Tutto questo casino è successo – ma accade a ogni turno di serie A - nel tripudio di medaglie e festeggiamenti per l’Olimpiade bianca che adesso aspetta l'arrivo di Trump per la finale di hockey. Le donne stanno razziando ogni metallo: dalla Brignone alla Lollobrigida, dalla Fontana alle due dello slittino Voetter e Oberhofer, dalla Vittozzi alla Tabanelli. Bene, brave, bis. Quello che non va bene è considerare, come fanno molti osservatori, che il buono sia tutto da una parte, le Olimpiadi, e il cattivo sia tutto dall’altra parte, il calcio. Ebbene, ai Giochi è stato impedito ad un atleta ucraino di gareggiare con un casco che ricordava i suoi compagni uccisi in guerra. Un commesso di origini arabe che lavorava nello store ufficiale dei Giochi è stato licenziato perché ha gridato “Palestina libera” di fronte a un gruppo di tifosi israeliani. Molti lavoratori dei servizi di vigilanza si sono lamentati: turni di dodici ore con temperature anche di meno 15 gradi e con un abbigliamento non adatto. Neanche Glovo fa così. Tra Milano e Cortina succede anche questo. Per fortuna la bella notizia è stata che i preservativi sono andati a ruba, oltre 15 mila in tre giorni. Vive l’amour.