OSPEDALE NAPOLI
E NEL CALCIO TORNANO
I VECCHI PADRONI

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Mettiamola così, rispolverando un po’ di libri di storia: in Serie A è in corso la Restaurazione, il vecchio potere è tornato a governare il pallone italico. L’austriaca Inter ha in Marotta il suo principe di Metternich; il Milan ha le movenze di lord Castlereagh, procede con passi felpati ma rimedia sempre qualcosa; la Juve è tornata in mano ai Borboni di Francia e Damien Comolli potrebbe essere il Talleyrand della situazione. Il Napoli, detto anche Ospedale Cardarelli, deve guardarsi le spalle per non finire fuori dalle prime quattro: quelle tre gli hanno bloccato anche il mercato, così impara a imitare Napoleone. Roma e Como sembrano i rivoluzionari dei Cento giorni, ma dovranno fare la famosa impresa. Perché poi al termine dei Cento giorni l’Imperatore finì a Sant’Elena.


(Juventus-Napoli, il 'placcaggio' di Bremer)


E pensare che a fine anno 2025 erano tutte là, una sopra l’altra, cinque in cinque punti, un’orgia calcistica. Adesso Lautaro&co hanno messo un bel po’ di margine tra sé e le altre, venite a prendermi sembra dire Chivu. L’Inter dei 50 gol è strafavorita anche per l’ampiezza e la qualità della rosa (con un problema portiere, Sommer non è più una saracinesca). Tuttavia c’è ancora un bel po’ di strada da fare. Domani sera, mercoledì, è di scena il turno finale della prima fase della Champions, un altro step nella stagione. Con ogni probabilità Inter, Atalanta e Juve andranno avanti tra qualificazione diretta nelle prime otto e i play off, il Napoli ha un piede fuori (il tifoso che è in me dice: meglio chiuderla qui e concentrarsi sul campionato). Ma il gap dei club italiani con gli altri europei - inglesi soprattutto – resta: l’Arsenal ha strapazzato la leader della Serie A a San Siro. Eppure i Gunners non stanno attraversando un buon momento in Premier, due punti nelle ultime tre partite, domenica hanno perso in casa con il Manchester United (2-3), rimangono in testa ma City e Aston Villa ora sono soltanto a 4 punti.

Spalletti sta plasmando la sua Juve, confermandosi un ottimo allenatore di club con le sue invenzioni tattiche e risvegliando giocatori addormentati come David, McKennie, Miretti o Locatelli. In più esalta Yildiz, tra i migliori del campionato. Ha perso a Cagliari ma ha messo sotto la Asl Napoli 1. I campioni d’Italia, che mezza Italia detesta e insulta, non attraversano un periodo di buoni rapporti con arbitri e Var: a Torino c’era un rigore netto su Hojlund “incravattato” da Bremer ma Mariani in campo e Doveri al Var hanno fatto finta di niente. Conte è in difficoltà, ha gli uomini contati a causa degli infortuni, si può dire crisi, ahimè. Poi magari la ruota gira e lui non è tipo che molla ("Non scendiamo dalla barca…"). Il Napoli ha speso tanto in estate, anche su giocatori che l’allenatore leccese ha voluto e poi buttato nel secchio (i deludenti Lang e Lucca). Con atleti con muscoli di cristallo forse anche per l’età o per i carichi di lavoro. L’ultimo sinistrato è stato Neres operato al tendine d’Achille. Ma poco si sa di quello che sta succedendo, anche i medici non danno spiegazioni. Forse non ci hanno capito un tubo. La sensazione è che a fine stagione cadrà qualche testa.


(Gli scontri fra ultras di Napoli e Lazio)


Va molto meglio, invece, a Gasperini che dà fiducia ai giovani: l’ultimo è Daniele Ghilardi, difensore centrale di 23 anni, che contro il Milan è stato tra i migliori della Roma. Ma parliamo d’altro. Nei giorni in cui si vedono le uccisioni di Minneapolis, pare fuori luogo occuparsi della guerriglia ultrà. Tuttavia, da un po’ di tempo assistiamo alle imprese degli hooligans di casa nostra. Non più fuori o dentro allo stadio ma in autostrada. Forse si danno appuntamento. Quelli di Roma e Fiorentina non potranno più andare in trasferta. Ora toccherà probabilmente, a quelli di Napoli e Lazio, dopo gli scontri di domenica scorsa. Gente incappucciata con spranghe e coltelli che invade le corsie, danneggia le auto, fa a botte, mette paura. Piantedosi, il ministro dell’Interno che non batte ciglio se a Milano-Cortina ci saranno i pretoriani dell’Ice di Trump, quelli che sparano contro cittadini inermi a Minneapolis, non aspetta altro, reprimere e reprimere ancora. Senza risolvere nulla.

Non mi intendo di mondo ultrà e certamente tra i ragazzi delle curve c’è una moltitudine di supporter sinceri che andrebbero ascoltati. A loro dico (agli altri non potrebbe fregare di meno): godetevi il calcio, mettete la passione e non i bastoni e i coltelli per dare coraggio alle vostre squadre. A Milano, nelle curve di Inter e Milan, c’erano i mafiosi della ’ndrangheta. Anche a Torino, tra i tifosi Juve. Inter e Milan hanno fatto finta di niente. Anzi, hanno regalato biglietti e altri favori. I criminali dai colletti bianchi stanno anche nei salottini delle tribune. Non mi illudo che a Napoli, la camorra non controlli una parte del tifo. Ma in questo Paese c’è gente che ha perso la vita per non cedere di un millimetro.

Ora vi racconto questa piccola storia. Mercoledì 21 gennaio a Bergamo si è giocato Atalanta-Athletic Bilbao per la Champions. I baschi hanno vinto 3-2. In mattinata i tifosi dell’Athletic hanno piantato al parco Goisis la Quercia di Guernica e vicino hanno messo una targa su cui era scritto: "Siamo arrivati da avversari, andiamo via da amici. Grazie Bergamo". Poi sono andati a giocare la partita - camminata con quelli dell’Oratorio Monterosso, pancette e dolori, palloni lisciati e risate, gol e buon vino. La mattina dopo la Quercia non c’era più, era stata sradicata insieme alla targa. L’assessore Marcella Messina ha scritto una lettera all’Eco di Bergamo: "Può una sconfitta portare a tanto?...resta un gesto incivile e inaccettabile… ne va del nostro essere bergamaschi e atalantini. Lo sport non è… un vessillo da innalzare contro qualcuno, ma al contrario una bandiera da esporre per ribadire chi si è e che cosa rappresenta. Per una volta diciamolo: abbiamo perso due volte. Sconfitti in una partita andata male… sconfitti ancora di più dal graffio ricevuto…".


(Lo stadio dell'Athletic Bilbao)


Ragazzi, forse non sapete che cosa è l’Athletic Club Bilbao. Gianni Mura la chiamava l’ostinata eresia. L’Athletic è l’espressione della propria terra, è avere solo giocatori baschi anche se qualche “infiltrazione” c’è stata, è la resistenza al franchismo, è l’applauso al vecchio San Mamés prima che lo demolissero, è il rifiuto del calcio globalizzato, è battere il Barcellona di Messi e Neymar e vincere la Coppa di Spagna, è la maglia non sporcata dagli sponsor fino a venti anni fa. La Quercia è il simbolo di tutto questo e sta nel verde della bandiera basca, la ikurrina. Se tenete alla vostra squadra, tifate Athletic senza menare le mani e strappare alberi.

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