A cavallo della scopa della Befana la Serie A arriva al giro di boa. Tra stasera 6 gennaio e giovedì 8 termina il girone di andata e domenica 11 si avvia il girone di ritorno che prevede subito un scontro apicale tra Inter e Napoli. In realtà otto squadre si ritrovano con una partita in meno (Inter, Milan, Napoli, Como, Bologna, Parma, Lecce e Verona) per via della Supercoppa che ha dirottato in Arabia quattro di esse (le prime tre più il Bologna). Ma intanto in cima alla classifica si sono staccate - avendo peraltro una gara ancora da giocare - le due milanesi e il Napoli: 39, 38 e 37 punti. Vantano dalle 6 alle 4 lunghezze su Juve e Roma che di punti ne hanno 33. In attesa dei recuperi, appunto. Uno scenario simile alla scorsa stagione, dove i protagonisti erano sempre Napoli e Inter ma al posto del Milan c’era l’Atalanta.
Forse è una fuitina, forse no: con i 3 punti le cose cambiano in fretta. Però il gruppo di testa comincia a sgranarsi. L’Inter (39 punti) ha un attacco più prolifico delle altre due con Lautaro goleador e uomo simbolo (10 reti l’argentino, 8 ne ha fatte Pulisic, 6 Hojlund): la squadra di Chivu - allenatore bistrattato dopo la Supercoppa ed ora tornato sugli altari: ma è la stampa, bellezza… - ha segnato 38 gol, dieci in più del Milan e dodici in più del Napoli. Ha subito 2 reti in più delle due avversarie, 15 contro 13. Con il Bologna – in flessione dopo la finale di Riad persa con il Napoli – i nerazzurri hanno mostrato un bel gioco verticale mettendo in vetrina un giocatore che a Milano non sembrava avessero preso in considerazione, quello Zielinski che a Napoli ha conosciuto i suoi momenti migliori. All’Inter manca Dumfries sulla fascia destra, l’ipotesi Cancelo pare che si allontani, il portoghese va verso il Barcellona.
Il Milan (38 punti) di gol ne ha realizzati 28 e ne ha presi 13. La cosa curiosa è che la squadra di Allegri ha segnato ben 11 volte al primo serio tentativo contro la porta avversaria (addirittura 5 al primo tiro in assoluto). Se ne parlava domenica sera nel Club di Sky e il Corriere dello Sport ci ha fatto una pagina a firma di Antonio Vitiello e Cristiano Gatti. E il direttore del quotidiano sportivo romano, Ivan Zazzaroni, ci ha scherzato su, come fosse a “Ballando con le stelle”, chiosando sul “corto muso” di Allegri e trasformandolo in “corto culo”. Il dato statistico degli 11 gol al primo tentativo parla in concreto di una squadra molto “allegriana”: difesa attenta e sfruttamento delle occasioni sotto porta. Il Milan, si sa, è avvantaggiato dal fatto che non gioca le Coppe, quindi riposa di più rispetto agli altri. Come il Napoli della scorsa stagione. Adesso ha preso anche un centravanti, Niclas Füllkrug, che permetterà a Leao di tornare sulla fascia preferita sebbene il portoghese stia facendo bene come attaccante puro (degli 11 gol, 4 sono i suoi, l’ultimo lo ha fatto a Cagliari).
Il Napoli (37 punti) ha segnato meno delle altre due, 26 reti - anche perché continua a sprecare molto – e ha incassato 13 gol come i rossoneri. Con la Lazio all’Olimpico ha dato una dimostrazione di dominio assoluto, ha fatto quello che ha voluto, frenando e accelerando a suo piacimento. Ma Conte ora deve far fronte ad un’altra assenza pesante nel mese più delicato e intasato: Neres ha un trauma distorsivo alla caviglia sinistra. Molti interrogativi sulla presenza del brasiliano nel match clou di domenica sera a San Siro. L’infermeria azzurra è stata (ed è) tra le più affollate (e la società tra le più opache a livello di comunicazione, scarni bollettini su malanni che si trascinano all’infinito): da Lukaku a De Bruyne ad Anguissa, pezzi da novanta. I denigratori di Conte accusano lui e il suo staff di praticare allenamenti troppo duri che poi stressano i muscoli (il caso del brasiliano è diverso). L’allenatore risponde inventando nuovi moduli di gioco che disorientano gli avversari, rigenerando giocatori (Hojlund, Juan Jesus), mettendo in mostra una squadra che corre e non lascia respiro agli avversari (almeno in Serie A).
Il Napoli è lì, malgrado il lazzaretto. Il mercato di gennaio è come le toppe, mostra squarci, fallimenti. Se la Roma riuscisse a portare Raspadori e Zirkzee da Gasperini, i giallorossi riprenderebbero quota per un posto al sole tra le prime quattro. Così la Juve attende un messia a centrocampo che detti i ritmi alla squadra. Gli esperti danno per certo l’arrivo di Tonali ma dalla prossima stagione. Intanto, sempre dall’Inghilterra pare che ci sia il ritorno del figliol prodigo, Chiesa, che ha fatto un po’ il gioco dell’oca.
Gli arbitri ("una mafia", secondo Capello, "non vogliono usare ex calciatori al Var" ha detto agli spagnoli di Marca) continuano invece a giocare a Risiko. Non ci si capisce più niente. In Atalanta-Roma il Var ha impiegato 8 minuti totali per far due check (sul gol di mezzobusto di Scalvini e sul fuorigioco di Scamacca): roba che uno va al bar della tribuna, prende un caffè, torna e trova quelli che ancora devono decidere. Stanno ammazzando il calcio, il gioco che era il più semplice del mondo. Meglio leggere la storia di Kevin Kampl, giocatore sloveno del Lipsia, non più giovanissimo, scosso dalla morte del fratello e dalla malattia del padre. Mi fermo qui, ha detto. Non mi importa dei soldi (un milione di euro): "Il tempo a nostra disposizione non è tanto, per questo è importante trascorrerlo con le persone più care". Qua la mano, Kevin.