BARATRO VIOLA
SOTTO IL FANTASMA
DELLA SERIE B

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In estate, alla vigilia del campionato, la Fiorentina godeva di grande considerazione. Al punto che Pioli non gradì che Allegri non avesse citato la sua squadra tra le big della serie A. Rocco Commisso aveva sborsato 89 milioni al mercato estivo per fare una formazione che veniva giudicata la più forte degli ultimi tempi. Dal 2019, anno in cui acquistò il club da Diego Della Valle, il paisà di Marina di Gioiosa Ionica ci ha messo più di mezzo miliardo nell’impresa viola. Invece, dopo 14 giornate, la Fiorentina è una Cippa Lippa qualsiasi del calcio che conta, nei bassifondi della classifica con 6 punti, 0 vittorie, 6 pareggi e 8 sconfitte, a 7 punti dalla quartultima, il Lecce, cioè dalla salvezza.

L’ultimo ko a Reggio Emilia contro il Sassuolo, dove è successo di tutto. E il fantasma della serie B infesta città e tifosi. Il calcio combina di questi scherzi. L’anno prima tanti applausi, De Gea che para qualsiasi cosa, Kean che segna gol a raffica, il nuovo allenatore Palladino dopo i tre anni con Italiano, una striscia di vittorie significative ma anche cadute improvvise e incomprensibili. E il buco nero di Edoardo Bove, il cuore che si ferma mentre il romano sta giocando contro l’Inter, la faccia disperata dei giocatori, la paura. In un club già segnato dalle morti improvvise di Davide Astori e Joe Barone. Alla fine sesto posto e ancora una partecipazione, la quarta consecutiva, alla Conference League, una coppa del nonno inventata dalla bulimia dei padroni del pallone. Forse la crisi comincia qui, con l’allenatore che non vuole restare a Firenze e infatti se ne va. Ritiene, Palladino, di non essere apprezzato, non sopporta le critiche della stampa fiorentina, si scontra con buona parte della tifoseria che non lo regge. Il resto lo fa l’Io della panchina, il diavoletto che possiede un bel po’ di uomini che gestiscono piccole comunità chiamate squadre.


(Sassuolo-Fiorentina)


Ritorna Stefano Pioli, c’era già stato tra il 2017 e il 20129 senza entusiasmare. Dicono che Pioli le abbia provate tutte, tra moduli e parole: ha ricevuto solo rifiuti e scarsa applicazione. Con lui 4 pareggi e 6 sconfitte in 10 partite. Quando l’hanno mandato via, mezzo spogliatoio ha festeggiato. Qualcuno, Pongracic, ha messo perfino un like su Instagram sotto il comunicato del licenziamento. Via Pioli, arriva Paolo Vanoli, protagonista del ritorno in serie A del Venezia e di una stagione incolore al Torino. Forse ci voleva ben altro. Un allenatore più esperto, capace di governare uno spogliatoio imploso, dove tutti sono contro tutti. Perché, ad esempio, Dodò voleva andarsene alla fine della scorsa stagione e adesso appare un giocatore irriconoscibile come De Gea. Dove in pochi sopportano Kean e i suoi atteggiamenti da primadonna.

L’episodio del rigore di Reggio Emilia è significativo: doveva tirarlo Gudmundsson, si è presentato Mandragora, Kean ha tentato di dirgli: no, lo tiro io; il capitano Ranieri che allontana Kean, Mandragora che segna e Kean, incazzato, che lo ignora; Ranieri che quando viene sostituito neanche saluta il tecnico. Vanoli accusa Gud di aver avuto paura a tirare il calcio di rigore, l’islandese il giorno dopo risponde sui social smentendo il tecnico: non ho avuto paura. Un casino: il caos e l’anarchia, questo è oggi la Fiorentina. Con una società che non c’è e che forse ha deciso di gettare la spugna. Di vendere. Il presidente Commisso non si vede da tempo ma sta male e si sta curando negli States. Chi è stato delegato a gestire la società, non pare in grado di farlo. Perché oltre a Pioli, ai primi di novembre si è arreso anche il ds Daniele Pradè. In realtà Pradè voleva tagliare la corda, anche lui come Palladino, alla fine della scorsa stagione. Al suo posto Roberto Goretti.

Questo è stato il limite della gestione italo-americana, anche in passato. Non avere manager capaci di gestire un club complesso, con una piazza difficile e turbolenta. C’è chi ora invoca una figura rappresentativa tipo un Batistuta, un Antognoni, i grandi campioni del passato. Dovesse perdere ancora, si potrebbe richiamare Pioli o uno come Iachini, un filibustiere della panchina. Poi può anche succedere che il vento cambi e la squadra si allontani dal baratro. Adesso la Viola è un po’ come il suo stadio, il Franchi, mezzo sgarrupato e con lavori che chissà quando finiranno. Commisso dovrà spendere per avere la gestione dello storico impianto per altri 50 anni. Gli dovrebbe convenire, soprattutto se vuole vendere il club.


(Paolo Vanoli)


Intanto la Fiorentina è lì dove mai avrebbe pensato di essere. Con i tifosi , perlomeno una parte di essi, sempre più incattiviti. Fino ad augurare il peggio a giocatori e famiglie, il cancro ai loro figli. Una barbarie via social, una delle tante. Ha fatto bene la moglie di Dodò a rispondere e a denunciare. "Andrò all’inferno a cercarvi. Aspettatevi la polizia sotto casa vostra". A Bergamo Dzeko ha preso un megafono e si è messo a parlare con i tifosi, l’hanno chiamato il patto del megafono. In realtà una scena pietosa che si ripete troppo spesso. I calciatori che vanno a chiedere scusa ai tifosi, il capo chino per prendersi gli insulti degli ultrà. Ma poi: chiedere scusa di che cosa? Di aver perso una partita di calcio? I tifosi veri non chiedono questo, solo malavitosi e delinquenti, i mafiosi, pretendono la sottomissione. Invece i nostri club, Federcalcio e Lega permettono questo rituale e continuano a non ascoltare i cori razzisti che si levano a Firenze e altrove. Madonna che silenzio c’è stasera…

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