Dato che sull’onda dell’entusiasmo per l’incredibile successo di un grande evento internazionale Milano ha già eletto un sindaco – e abbiamo visto come è andata – l’esperienza dovrebbe spingerci a valutare il bilancio delle Olimpiadi Milano Cortina 2026 con sobrietà e ragionevolezza.
I numeri sono una buona base da cui partire, a cominciare dal medagliere dei record: 30 medaglie per l’Italia contro le 20 vinte nel 1994 a Lillehammer, l’Olimpiade del precedente primato. Detta così ha del miracoloso, ma dobbiamo considerare che allora c’erano solo 12 discipline per un totale di 67 competizioni (37 maschili, 28 femminili, 2 miste). Oggi parliamo di 16 discipline per 116 competizioni (54 maschili, 50 femminili, 12 miste). In testa al medagliere dei XVII Giochi olimpici invernali c’era la Russia (113 atleti per 23 medaglie, 11 d’oro, 8 d’argento e 4 di bronzo) che questa volta non ha partecipato. Seconda fu la Norvegia con 26 medaglie (ma solo 10 d’oro) che invece a Milano Cortina 2026 è arrivata prima con 41 medaglie (18 d’oro). L’Italia era quarta nel medagliere allora come oggi, ma in proporzione avrebbe dovuto vincerne 35 per poter sostenere di essere pari (e tralasciando comunque di considerare l’assenza dei Russi).
Ma forse quando il sindaco Sala e il presidente della regione Fontana dichiarano pomposamente “Olimpiadi? Scommessa vinta!” si riferiscono all’organizzazione della manifestazione. Premesso che parlare di scommessa quando un pubblico amministratore decide di portare la sua città e i suoi territori a competere per aggiudicarsi un evento di questa portata suona fastidioso quanto inappropriato, bisognerebbe anche in questo caso rileggere un po’ di numeri. Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate a Milano e Cortina, la stima dei costi era di 1,4 miliardi di euro. Le regioni Veneto e Lombardia assicurarono che avrebbero pagato tutto con il supporto degli sponsor senza pesare sulle casse dello Stato. A fronte di una cifra quadruplicata, si parla di 5,7 milioni di euro (ma l’ultima stima passa i 6), si capisce che lo Stato interverrà eccome.
E non sarebbe la prima volta. Le Olimpiadi invernali di Torino 2006, con costi finali superiori a 3,5 miliardi di euro rispetto ai 500 milioni preventivati, hanno portato a un pesante intervento pubblico per ripianare il disavanzo e il passivo accumulato ha pesato per anni sui bilanci locali.
Il report “Executive Summary – Third Open Olympics 2026” realizzato dalla rete Open Olympics 2026 ha messo in evidenza come soltanto il 13% della spesa complessiva per Milano Cortina fosse destinato a infrastrutture essenziali per i Giochi, mentre l’87% era per la cosiddetta legacy (il lascito), soprattutto per strade e ferrovie. E infatti, un’analisi condotta dall’agenzia di rating Standard&Poor’s spiega che soltanto nel 2032, quando si chiuderanno gli ultimi cantieri, sapremo quanto saranno costate davvero queste olimpiadi, quale sarà l’eredità infrastrutturale dell’evento e quale il suo reale impatto sociale.
Certo, come segnala il Fondo Monetario internazionale sulla base della stima Flyvbjerg, Stewart e Budzier, tra il 1960 e il 2016 l’overrun (lo sforamento) medio dei Giochi è stato del 156%. Ma qui stiamo parlando di Milano Cortina 2026, l’olimpiade raccontata come “il cambio di paradigma”, “l’esordio di una nuova era olimpica” con l'utilizzo di sedi già esistenti o temporanee per il 92%, il 100% di elettricità da fonti rinnovabili, obiettivi ambiziosi di circolarità – come riciclare l'80% dei rifiuti da imballaggi, riutilizzare il 100% del cibo invenduto e riconvertire il Villaggio olimpico di Milano in uno studentato universitario. Insomma, un trionfo di vantaggi per la comunità.
E invece come è andata? Se dobbiamo pensare alle previsione più negative che preannunciavano il disastro dato il ritardo nelle opere, la difficoltà a recuperare un numero sufficiente di volontari nonostante le cifre strombazzate, il caos dei primi due giorni con i cortei delle autorità straniere a paralizzare la città, in realtà Milano se l’è cavata bene. Ma se pensiamo allo spirito olimpico, alla gioia di un grande evento coinvolgente e condiviso, i benefici economici… c’è davvero poco per rallegrarsi.
Proprio le ricadute economiche sui territori sono la parte più debole, perché misurare l’impatto economico dei Giochi significa rispondere a una domanda impossibile: che cosa sarebbe successo a Milano (come a Cortina e nelle aree lombarde e venete interessate all’evento) se le Olimpiadi non ci fossero state? Lo ha spiegato dopo Parigi 2024 la Corte dei conti francese parlando di effetti di sostituzione (cifre che cambiano etichetta, ma non aumentano davvero) e del cosiddetto crowding out (spiazzamento) sul turismo ordinario. Ovvero chi avrebbe pensato di visitare Parigi magari ha evitato di farlo proprio perché c’erano le Olimpiadi. A sentire tassisti e ristoratori milanesi proprio quello che è successo a Milano: scomparsi i turisti ordinari e non pervenuti quelli olimpici. Diverso il discorso albergatori (e proprietari di appartamenti da affitto breve) puniti dalla loro stessa ingordigia. Le cifre da capogiro proposte al pubblico delle Olimpiadi (rincari medi dal 92 al 437%) hanno scoraggiato chiunque al punto da comportare il crollo delle tariffe in prossimità dell’evento e un fenomeno che suona quasi come una punizione per aver osato tanto: chi aveva prenotato (nonostante i prezzi folli) ha disdetto (a volte pagando pure la penale) e riprenotato a ben altre cifre.
Sullo spirito olimpico, poi, ci sarebbe molto da dire. Come hanno segnalato diversi atleti, la scelta di avere più siti ha frammentato il cuore di ogni olimpiade: il villaggio olimpico. Il luogo che, come recita l’Enciclopedia Treccani, “oltre ad alloggiare in maniera confortevole atleti, tecnici e accompagnatori, favorendone il riposo e lo svago quando non sono impegnati in allenamenti e competizioni, ha anche un significato simbolico: tenere unite in armonia e amicizia persone che vengono da ogni angolo della terra”. Gli atleti hanno denunciato anche il caro biglietti. Sofia Goggia, appena dopo aver vinto la medaglia di bronzo nella discesa libera, si è lamentata dei pochi tifosi presenti ad assistere alle competizioni. Sostenendo che alle gare di sci alpino in Coppa del Mondo “c’è molto più pathos, c’è più gente e più tifo italiano”. Ne ha spiegato anche le ragioni: “non è semplice venire qui logisticamente” e “anche i biglietti costano molto di più, quindi c’è quasi un disincentivo a venire, tra virgolette”.
In effetti i giochi di Milano Cortina sono stati annunciati come un evento inclusivo e accessibile a tutti a livello di prezzi, con la promessa di offrire il 20% dei biglietti a meno di 40 euro e il 57% sotto i 100. Cifre rispettate solo nelle fasi preliminari e nelle discipline meno seguite. Il divario reale tra i prezzi minimi e quelli massimi ha invece reso queste olimpiadi esclusive e inaccessibili agli appassionati italiani. Solo il 37% del totale del pubblico era composto da residenti. E per quanto riguarda le tariffe, il ventaglio andava dai 30 euro dei preliminari fino ai 1200 del pattinaggio e ai 1400 della finale di hockey maschile.
Se a questo si aggiunge che gli eventi collaterali erano ridotti praticamente a nulla, si capisce anche la freddezza degli abitanti dei territori. I milanesi, in particolare, sono stati accusati di snobismo per via dell’indifferenza generalizzata e per le lamentele contro il traffico e i disagi negli spostamenti. Ma se non riesci a comprare i biglietti per assistere alle gare, non accedi alle esclusivissime “Case” di ogni nazione, non hai eventi a cui assistere (a parte lo spettacolino del braciere all’Arco della Pace), cosa ti resta di un' Olimpiade? Solo le conseguenze della logistica. E hai diritto di lamentarti.
Quanto alla legacy di cui tutti gli amministratori straparlano, citiamo le parole del giornalista Andrea Sparaciari, una delle voci milanesi più attive nel cercare di mantenere vivo un dibattito pubblico sulla città: “Il lascito olimpico fa felici solo i privati”. E spiega: “L'Arena Santa Giulia è un palazzetto privato, che doveva essere pagato solo dai privati (la multinazionale Eventim), che però tutti gli italiani hanno sovvenzionato con oltre 50 milioni di euro. Ora, a regime, produrrà utili solo per il proprietario privato”; il Villaggio Olimpico, costruito su un'area ceduta a soli 180 milioni di euro dal Comune a una cordata guidata da Catella e Prada, diventerà uno studentato gestito da Catella per sempre. Quindi il privato ha comprato a pochissimo, ha sviluppato, ha ricevuto fondi pubblici per gli extracosti (probabilmente una ventina di milioni di euro) e ha anche avuto il modo di rientrare comodamente da quei pochi soldi investiti. Un affarone per i milanesi...”.
Sugli extracosti la discussione è ancora aperta. Come ha sintetizzato il Corriere della Sera, “il governo italiano, tramite il 'Decreto Sport' e successivi provvedimenti (2025-2026), ha varato un fondo e autorizzato coperture pubbliche per gli extracosti delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Questi fondi, stimati in oltre 44 milioni complessivi, mirano a completare opere chiave come il PalaItalia (Arena Santa Giulia, 21 mln) e il Villaggio (circa 40 mln richiesti), gestiti da soggetti privati”. E resta il problema dello studentato al Villaggio olimpico. Ciò che doveva essere a tariffa agevolata in realtà funzionerà in questo modo: 450 posti con retta a 592 euro al mese (grazie a un contributo di Cassa Depositi e Prestiti, altrimenti sarebbero stati solo 150 i posti) e 1250 a prezzi di mercato (ben oltre i mille euro). Ma siccome la media fa 864 euro, inclusi servizi e IVA ritengono di dover specificare dalle parti di Coima, possiamo rallegrarci di essere ben il 25% al di sotto del mercato. Un altro record alla milanese, insomma.
Se avessimo buon senso è solo alla luce di tutto questo che valuteremmo l’ultima brillante idea del presidente Fontana: candidare l’intera regione Lombardia alle Olimpiadi estive del 2040. Che tanto lui chissà dove sarà…
PS. Ah, ai XXV Giochi olimpici invernali Milano non ha di sicuro superato la prova della tanto sbandierata ciclabilità. Questo il giudizio degli atleti della delegazione dall’Olanda, paese che sull’uso urbano della bici vanta ogni record: “Terribile girare in bici a Milano”.