QUANTO CI PIACE
MILANO CHE RALLENTA

I numeri di Milano oggi raccontano una storia diversa dalla narrazione della città invincibile in marcia verso il futuro a suon di successi e primati che ci ha accompagnato negli ultimi dieci anni. Proprio le due leve su cui molto si è giocato (e investito) – il mercato immobiliare e la ristorazione – mostrano evidenti segni di cedimento. La città non si è certo fermata, cantieri e ristrutturazioni proseguono, così come le inaugurazioni di nuovi locali e ristoranti, ma il bilancio è negativo. Nel 2023, secondo i dati forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, il settore residenziale ha visto una contrazione delle compravendite del 10 per cento sul 2022. E Milano non solo non fa eccezione, ma segna un andamento anche peggiore. Secondo Nomisma nel primo semestre del 2023 di può parlare di un’improvvisa frenata di compravendite quantificabile intorno al 20 per cento. Come scritto nel rapporto sul settore pubblicato dall’Istat: “Dopo otto trimestri consecutivi di crescita registrati tra il III trimestre 2020 e il II trimestre 2022, gli ultimi tre evidenziano una contrazione che è trainata principalmente dall’abitativo, settore di spinta dell’intero mercato immobiliare”.

(foto da Pixabay)

A indicare la fase critica del sistema è anche il crollo di mutui e finanziamenti. Il Consiglio Nazionale del Notariato, nei primi sei mesi del 2023, a fronte di un calo dell’8,7% delle compravendite di abitazioni (da 303.375 a 277.052) rispetto allo stesso periodo del 2022, segnala che i mutui per l’acquisto della casa sono diminuiti del 29,5%. “Nel primo trimestre 2023 – si legge nel documento del Notariato – la diminuzione dei prestiti bancari è stata pari al 25,9% per accentuarsi nel secondo trimestre con una diminuzione del 32,6%. Prosegue il trend di riduzione a doppia cifra dei mutui concessi (-29,5%) rispetto al calo delle compravendite (-8,7%), a evidenziare come l’aumento dei tassi di interesse abbia portato le persone a utilizzare maggiormente i propri capitali rispetto a forme di finanziamento”. Questi i numeri del calo delle compravendite nelle principali città: Milano - 8,4%; Torino -3,4%; Bologna -4,6%; Roma - 9,6%; Napoli -7,3%; Bari -12,4%. E questi quelli del crollo dei mutui erogati: -26,4% a Milano; - 31,5% a Torino; -30% a Bologna; - 29,1% a Roma; -31,4% a Napoli; -28% a Bari.

(foto da Pixabay)

Statistiche negative ci sono anche per il settore della ristorazione. A Milano, le chiusure superano di gran lunga le aperture. Il numero di imprese attive nel settore è in contrazione. Nel 2022, ultimi dati disponibili, a fronte di 580 inaugurazioni ci sono state 1.600 chiusure. Il fenomeno ha già superato i confini della città, si è esteso all’area metropolitana ed è andato oltre. I numeri sono allarmanti anche a Monza e in Brianza, dove le 128 nuove imprese non hanno compensato la chiusura di 367 esercizi, e nell’intera Lombardia che conta 4.521 cessazioni e solo 1.717 nuovi avvii. Un bello smacco per la città che si è autoproclamata capitale mondiale del cibo durante l’Expo 2015 e che negli anni a seguire ha costruito le condizioni più favorevoli possibili per l’apertura di ogni genere di locale a scapito di regole urbanistiche, tranquillità sociale e incassi per la pubblica amministrazione.

(foto Dimitri Svetsikas da Pixabay)

Le ragioni di questo evidente declino sono tante e diverse. Gli esperti parlano di difficoltà economiche generali, di trasformazione dei comportamenti dei consumatori, di difficoltà a reperire personale, di bollette e costi di gestione sempre più altri. Ma non è detto che il fenomeno debba essere interpretato solo negativamente. Come ha dichiarato a Italiaatavola.net Matteo Scibilia, dirigente e consigliere dell’associazione milanese dei pubblici esercizi Epam-Fipe, riesce ad andare avanti chi davvero sa fare questo mestiere: “Da un lato dobbiamo considerare che, purtroppo, grazie ad alcune norme sia italiane sia europee che rendevano più agevole l’iter per aprire un bar o un ristorante, il numero dei pubblici esercizi negli ultimi anni era aumentato in maniera considerevole, forse perché in tanti avevano pensato che fare da mangiare o gestire un locale del genere fosse semplice. In molti si sono avventurati ma il Covid ha spiazzato tutti, è stata effettuata una selezione, dovuta anche a un nuovo approccio del cliente verso la ristorazione. Un cliente più informato, più attento a ciò che mangia e beve, quindi più capace di scovare prima ed evitare poi determinati locali che non giudica adeguati”.

(foto Fototommy da Pixabay)

L’idea di una selezione e di un ritorno alle competenze in una città impazzita dove tutti si sono improvvisati esperti di tutto appare quasi confortante. La turbina in cui abbiamo vissuto per quasi un decennio concentrandoci solo sul mito della crescita, convinti che il benessere di alcuni si sarebbe magicamente esteso a tutti gli altri, sta rallentando. Ed è un bene. Ci stanno restituendo tempo e modo per guardare la realtà e per riflettere. Ci si augura anche per trovare soluzioni a problemi grandi che non possiamo più fare finta di non vedere o sperare che si risolvano da soli.

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