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SINNERS
TANTO HORROR
IN ODORE
DI OSCAR

di MASSIMO CECCONI


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Uscito quasi in sordina sugli schermi italiani il 17 aprile 2025, “I peccatori” (in originale “Sinners”) del regista classe 1986 Ryan Coogler ha incassato ai nostri botteghini la modesta somma di un milione e trecentomila euro, mentre nel mondo intero ha raggranellato la bella cifra di quasi trecentosettanta milioni di dollari. Classificato come film di genere nella categoria horror/azione, si ritrova ora ad avere ricevuto 16 nomination ai prossimi Oscar, stabilendo così, con una certa meraviglia, un record assoluto di candidature. Resta ora da vedere quante di queste (tra cui quasi tutte le principali) andranno a buon fine.



Stato del Mississippi, anno 1932. Dopo aver partecipato con onore alla Prima guerra mondiale e dopo aver vissuto a lungo a Chicago distinguendosi nel mondo della malavita, i fratelli gemelli Smoke e Stack Moore, entrambi interpretati dall’aitante Michael B. Jordan, tornano con un cospicuo gruzzolo al paese natale per intraprendere una nuova attività. Dopo avere acquistato da un uomo bianco, che poi si scoprirà essere il boss locale del Ku Klux Klan, una vecchia segheria dismessa per destinarla a un juke joint per gente di colore, decidono di inaugurare lo spazio con una grande festa. Per l’occasione reclutano amici e parenti tra cui il cugino Sammy (Miles Caton), giovanissimo chitarrista blues.



La festa notturna ha luogo con un grande successo sino al momento in cui interviene un elemento inaspettato che sconvolge tutti e tutto. Da questo punto in poi, il film prende una piega decisamente horror che lasciamo scoprire volentieri agli spettatori che avessero tempo e voglia di vedere il film programmato in questo giorni da Sky. A ogni buon conto, risulta catartica la scena finale dell’opera, con relativa strage.



Per ciò che riguarda lo spettacolo, “I peccatori” non si fa mancare nulla: azione, ambientazione, fotografia, colonna sonora, attori (non proprio tutti) sono certamente di grande livello. Regia alquanto muscolare di Ryan Coogler, i cui film precedenti non sono certo imperdibili. Sembra però ardua una lettura “politica” laddove i bianchi sono sicuramente molto cattivi, ma anche la gente di colore non è da meno.



Certamente è però un black film che, negli Stati Uniti d’America di oggi, qualcosa vorrà pur dire. Sangue, alcool, carnalità e sensualità scorrono a fiumi così come il linguaggio sessuale molto esplicito. Ma l’aspetto più intrigante del film è la perfetta colonna sonora curata da Ludwig Göransson, dove blues e folk imperversano imponendo un ritmo scatenato e coinvolgente, soprattutto scandito da quella che, non a caso, viene definita “la musica del diavolo”.



E nel film di diavoli ce ne sono tanti, persino troppi. Sessant’anni dopo i fatti raccontati ritroviamo Sammy Moore, ormai anziano musicista affermato alla fine della carriera, ancora alle prese con i fantasmi del passato, ammettere che il giorno della festa è stato comunque il più bello della sua vita. Per gli amanti dei generi. Lasciate scorrere i lunghi titoli di coda, il film riserva ancora una piccola sorpresa.

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