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L'AMICO FEDELE
IL LUTTO
A QUATTRO
ZAMPE

di ANDREA ALOI

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È un pony? Un vitello? No, è un alano con la classica livrea bianca e nera, un ciondolone affettuoso rimasto senza padrone. Insieme erano una coppia perfetta, il poeta, scrittore e professore Walter (Bill Murray) e il mite Apollo, si erano incontrati per caso, lui faceva jogging con i grattacieli di Manhattan sullo sfondo, il cagnone si era perso. Giusto il tempo di consolidare una convivenza felice e il tormentato Walter aveva perduto - nonostante l’anima grande - non la strada di casa ma l’interesse a vivere. E si era suicidato, smuovendo tempeste di dolore, più nell’amica e per una sola notte amante Iris (Naomi Watts), allieva e poi erede morale e biografa, che nelle tre mogli del poeta, un tipo spigoloso con se stesso e persona dolcissima col resto del mondo. “L’amico fedele” di Scott McGehee e David Siegel, qui pure sceneggiatori, ci porta con mano sensibile a considerare lo strazio del lutto non solo tra noi bipedi della specie umana, ma pure nel cuore dei cosiddetti animali di compagnia, quando vengono privati del loro principale riferimento affettivo, storditi da un’assenza, spesso consegnati a strutture segreganti. Indifesi, sperduti in un abbandono che da soli non sanno medicare.



La prima ex coniuge Barbara (Noma Dumezweni) ricorda Walter con disincanto, la seconda ex Elaine (una sempre splendida Carla Cugino) con qualche ormai sedato rimpianto, mentre la terza e vigente, la giovane Tuesday (Constance Wu) è preoccupata soprattutto da Apollo: il marito gli era molto legato e voleva - così sostiene - che l’ingombrante quadrupede fosse affidato, dopo la sua morte, proprio a Iris. Oppure Tuesday intende solo sgravarsi di qualsiasi responsabilità. E così accade. Peccato che la nubile cinquantenne Iris - impegnata a scrivere la biografia dell’antico mentore, una specie di Salinger appartato ma più simpatico, e un suo romanzo da troppo tempo in standby - viva in un condominio dove gli animali sono sgraditi, come le ricorda il portiere Hektor (Felix Solis), con tutto il disagio di un bravo cristo impegnato a governare gli umori dei vari proprietari e inquilini. Non solo, l’amica migliore di Walter abita in un appartamentino grazioso, confortevole e però non certo adatto al pascolo di un alano sui settanta chili (minimo).



L’incipit del film va sul classico e continua sui binari di una toccante commedia dedicata alla folla solitaria delle metropoli e al bisogno d’amore di una strana coppia, con cadenze molto woodyalleniane. New York è immensa. Anche se poi si cammina, soffre e cerca pace nel piccolo, dorato universo tra Midtown e il Greenwich Village. Iris passa i giorni chiusa nel suo bozzolo, tra lezioni agli studenti di scrittura creativa (curiosa definizione, come se esistessero corsi di scrittura ripetitiva e noiosetta) e visite all’amico editore Jerry (Josh Pais), un po’ contrariato per il ritardo nella consegna della biografia di Walter. Calma, Iris e Apollo (al secolo si chiama Bing) devono imparare ad annusarsi e l’impatto è tosto, nonostante la buona volontà della nuova padrona, sollecita a fornire acqua e croccantini . Sono momenti e situazioni coinvolgenti, con Apollo tristissimo e intenzionato a occupare il letto di Iris, costretta a un giaciglio di fortuna. Difficile smuovere un bestione simile, con gli occhi languidi passa ore e ore col muso appoggiato a una maglietta di Walter, è l’ultimo legame col padrone e guai a disturbarlo, gli alani hanno un ringhio molto convincente.



Due isole, un lutto da elaborare, passo a passo. Il legame cresce, è un donarsi reciproco con annesse peripezie e saprà accarezzare le attese della platea. Si avverte, nel procedere dell’“Amico fedele”- due ore in cui la parola “noia” è vietata - la felice mano della scrittrice newyorchese Sigrid Nunez, autrice del libro omonimo vincitore del National Book Award, che ha ispirato-innervato il film. Dal suo “Attraverso la vita” Almodóvar ha tratto la “La stanza accanto” con Julianne Moore e Tilda Swinton, amiche alla prova di un dramma: una penna, insomma, a suo agio con tutte le declinazioni dell’affettività.



Hektor incalza, nel condominio non vogliono proprio Apollo. Che fare? Una scappatoia legale ci sarebbe, non la sveliamo. Anni dopo, ritroviamo la coppia in un cottage sul mare, una conoscente di Iris le ha lasciato la casa per l’estate, è un tempo lungo, lontano dalla città, ideale per un bilancio. In Iris, anche grazie ad Apollo si è risvegliata la vena giusta, la biografia di Walter è andata in porto, come pure il romanzo. Di compagni umani all’orizzonte non se ne vedono e viene il sospetto che il cagnone abbia assunto pienamente la funzione di sostituto/proiezione di Walter, impedendole di superare la mancanza del suo migliore amico e unico amore. Paradossalmente è la presenza di Apollo a vietarlo, a calamitare i sentimenti di Iris, interamente. Gli alani non vivono a lungo e lei ha paura di perderlo. Quando morirà, la docente solitaria, abituata a vedere ogni Natale “La vita è meravigliosa” di Frank Capra, si costruirà una nuova vita sentimentale? Ancora e solo con un quattrozampe?



Naomi Watts (basta ricordare il suo abbagliante esordio in “Mullholland Drive” di Lynch) è una Iris dolente ma non desolata, in un ruolo che sicuramente ha sentito molto, ha perso infatti dopo vent’anni il suo terrier Bob. E come molte attrici e attori con un certo peso a Hollywood, ha guidato “L’Amico fedele” da produttrice esecutiva. Bill Murray - lo vediamo in diversi flashback - offre una gamma espressiva praticamente infinita, nel resto del cast spicca la Marjorie di Ann Dowd, empatica vicina di casa di Iris. Ben limati i dialoghi, ruffiane il giusto le musiche di Jay Wadley e Trevor Gureckis, romantiche e senza lesinare morbidi arpeggi al pianoforte. Il film è stato finanziato da 3dot Productions e Big Creek, distribuisce Universal. Imperdibile per gli amanti di cani, gatti e company. E dei loro semplici misteri.






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