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DOPPIA ITALIA
GROTTESCA
TORNA VIRZÍ
DI FERRAGOSTO

di ANDREA ALOI

Come nel nuovo capitolo di un romanzone ottocentesco, ventotto anni dopo “Ferie d’agosto” Paolo Virzì fa rincontrare a Ventotene le famiglie Molino e Mazzalupi, di educatissima gauche i primi, trucidi romanazzi i secondi. È passata una vita, nella finzione e nella realtà, davvero è “Un altro ferragosto”. Ennio Fantastichini che interpretava l’armaiolo arricchito Ruggero, il capobranco dei Mazzalupi, è morto poco più di cinque anni fa e a fungere da capetto della falange burina è Cesare Corchiani (Vinicio Marchioni), muscolato sposo promesso di Sabry Mazzalupi (Anna Ferraioli Ravel), gettonata influencer nel ramo cosmetici, pedinata fin sull’isola da una troupe televisiva. Sul fronte opposto il mite, pensoso Sandro Molino (Silvio Orlando), ex giornalista dell’Unità mal ridotto a causa di un tumore cerebrale, è l’emblema di una educata sinistra metropolitana che nel precedente film sembrava ancora contendere il campo (largo o meno fate voi) alla marea inquinante del berlusconismo, mentre ora è attonita davanti allo tsunami politico-antropologico dei meloniani arraffoni, con le vele gonfiate da populismo e analfabetismo (storico e morale) di ritorno, promosso da vecchi e nuovi media.



I caciaroni e i tormentati si mettono al servizio di una commedia corale classica, condita di drammi familiari, vecchi flirt e amori sbocciati, nipoti vispi oppure obesi, matrimoni gay (Alberto, il figlio di Sandro, interpretato da Andrea Carpenzano è arrivato sull’isola col marito Noah-Lorenzo Saugo) e scandalo relativo nei maschi “veri”. Virzì sa come governare il circo, gioca con lo spettatore: ma quella è Laura Morante (fa Cecilia, succube, fragile moglie di Sandro), si vede che gli anni passano; oddio la Sabrina Ferilli (Marisa, sorella di Luciana, stordita vedova di Ruggero affidata a Paola Tiziana Cruciani) che zigomoni s’è fatta. La regia, molto basica ed efficace, mette a suo agio la platea con inserti di “Ferie d’agosto” per meglio contestualizzare lo stuolo di figure e le loro relazioni, compresi i nuovi arrivati nella famiglia Mazzalupi, dove cerca un posto al sole l’ingegner Pierluigi Nardi Masciulli (Christian De Sica). È un palazzinaro mezzo fallito con doppio cognome e scarsa pecunia, fidanzato di Marisa (anch’essa rimasta vedova dopo la morte del marito Marcello, lo impersonava nel ’96 Piero Natoli, deceduto nel 2001). Ci sono gag, si ride pure qua e là, ma in “Un altro ferragosto” aleggia un clima crepuscolare, di consunzione, tra vitalismo di plastica della casta rampante e senso di sconfitta del gruppone unito attorno a Sandro, per Cesare Corchiani gente radical chic, da ZTL (zona a traffico limitato, per dire di una sinistra imborghesita e lontana dal pueblo).



Naturalmente agli antipodi i motivi che hanno portato a Ventotene i Mazzalupi e i Molino. Sabry e il suo drudo hanno deciso di sposarsi sull’isola a favore di telecamere, con una festa da “Boss delle cerimonie” e zuccherosa giornalista di costume al seguito (una Liliana Fiorelli perfetta), i classici botti e addirittura la mongolfiera. Location su un notevole belvedere discosto dal paese, proprio dove, nei pressi di un piccolo ricetto in muratura, i confinati antifascisti si riunivano e nel ‘41 era stato concepito da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni il “Manifesto di Ventotene, Per un’Europa libera e unita”. Un posto sacro per Sandro Molino, che nell’isola vuole concludere la stesura di una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen, in cui perora la causa di un monumento in ricordo della lotta antifascista e del Manifesto. È la sua missione, si sogna pure Sandro Pertini prima di cedere alla malattia. Lo assiste teneramente il nipote Tito (Lorenzo Nohman), figlio di Martina (Agnese Claisse), bambino sensibile e precocemente interessato alla politica, un piccolo raggio di luce tra le rovine. Che diventano là sul belvedere oggetto di fiero contrasto tra i clan, con intervento del brigadiere dei carabinieri (Rocco Papaleo).



Dalla dorsale narrativa si diramano sottostorie ben tornite da Virzì, emerge la Marisa di Sabrina Ferilli, una Bovary de noantri disillusa e generosa, ancora impaniata, nonostante il roboante Nardi Masciulli (De Sica si scatena con guizzi alla Sordi, purtroppo non va oltre la maschera da cinepanettone) nell’antico amorazzo agostano del ’96 con Roberto (bravo Gigio Alberti), amico di Sandro e spesso suo critico da sinistra: dimostrerà di aver imparato negli anni a subire il fascino del denaro. Una nota di merito va all’amaro, ironico Sandro di Silvio Orlando, categoria extra, e a Emanuele Fanelli, che dipinge una Daniela - ex moglie del Corchiani giunta a Ventotene in veste di accompagnatrice del figlio piccolo alle nozze del padre - gravida di umori dark (“Dovemo morì tutti, e pure male!”), ben consapevole che la povera Sabry sta per convolare con un esemplare di maschio approfittatore e geneticamente infedele. Fa centro anche come virtuoso del burinismo Marchioni, condannato dalla sceneggiatura (Paolo Virzì col fratello Franco e Francesco Bruni) a un tardivo esame di coscienza molto “telefonato”, prevedibile, mentre Laura Morante calca un po’ troppo sullo svampito-estenuato.



A dare un sapore complice e familiare la presenza nel cast di Lorenzo Fantastichini figlio di Ennio: interpreta Massimo, figlio di Ruggero Mazzalupi, un rispecchiamento tra racconto e vita vera riproposto con Agnese Claisse, che è Martina, figlia di Cecilia-Laura Morante (e dello sceneggiatore-attore francese Georges Claisse). Nei 115 minuti di “Un altro ferragosto” serpeggiano rimpianti, in tono acido o melò e Virzì pigia bene sul pedale del grottesco, chiave plausibile per portare sullo schermo un entourage evocante Fratelli d’Italia nostalgico e famelico, allergico a qualsiasi serio conto coi falsi miti del Ventennio nero, senza vergogna al punto da voler candidare l’influencer Sabry: “E lasciateci divertire, basta discorsi tristi”. Riuscito - è uno dei punti di forza del film - il ritratto delle nevrosi imitative indotte dai social e dalla mediatizzazione pervasiva, che sbocca in frasi-luogo comune, nel non-pensiero e per di più imitato. Una reunion marittima per rendiconti di famiglia agri e umorali s’è vista di recente in “A casa tutti bene” di Gabriele Muccino. Il confronto va a tutto vantaggio di Virzì. Meglio “Ferie d’agosto” o questa sorta di sequel? Meglio il primo, più brillante e di buon graffio satirico, pur se “Un altro ferragosto” è vedibilissimo.



Producono Rai Cinema e Leone Film Group, in sala con 01 Distribution.

Per la cronaca: nel settembre dell’anno scorso è stata inaugurata a Ventotene una grande parete-memoriale che riporta i nomi dei duemilatrecentotrenta confinati dal ’26 al ’43. Non c’è smemoratezza o “detersivo” di comodo che possa lavare l’onta fascista. E per una volta la realtà è meglio della fantasia.

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