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BENVENUTI
IN GALERA
PRIMI PIATTI
E PRIMI PIANI

di MASSIMO CECCONI

Ripresa dall’alto la Casa Circondariale di Milano-Bollate sembra confondersi con il territorio circostante, freneticamente attraversato da autostrade e tangenziali che animano un tessuto urbano gravido di movimentata normalità.

Un po’ meno normale e decisamente più statico è ciò che accade in quel luogo della periferia milanese, un grande carcere che ospita centinaia e centinaia di detenuti e che si contraddistingue da sempre per attività lavorative che hanno lo scopo di rendere più accettabile la pena. All’interno della struttura operano da anni, tra le altre, una cooperativa che coltiva e vende piante ornamentali, una sartoria e cooperative di servizio varie.



Storico è anche il periodico di informazione realizzato dai detenuti che vanta il bel titolo carteBollate. Nel 2013, una precedente esperienza di catering all’interno del carcere porta all’apertura di un vero e proprio ristorante che viene battezzato InGalera, soprattutto grazie alla lungimiranza e alla tenacia di Silvia Polleri che ancora oggi guida e anima il progetto.



Signora milanese, imprenditrice del fare di grande umanità e pazienza, Silvia Polleri dispensa consigli, seleziona il personale attraverso colloqui improntati alla comprensione dei bisogni della persona, intrattiene i clienti del ristorante per raccontare senza fronzoli o compiacimento il valore di questa avventura lavorativa. Lo chef Davide, che in passato ha lavorato in cucina con Gualtiero Marchesi, inaridito e avvilito dai casi della vita, in questa esperienza ha ritrovato passione e credibilità, senza perdere però un atteggiamento burbero e un po’ cinico che umanamente lo definisce.



A questa vicenda di per sé unica è dedicato il film 'Benvenuti in galera' che il filmaker militante Michele Rho ha realizzato in carcere dal 2019 al 2023, riuscendo a superare tutti gli scogli immaginabili, compreso il Covid. Realizzato in un rigoroso bianco e nero, il film racconta senza sdolcinature o indulgenze l’emblematica sfida di realizzare all’interno del carcere un ristorante di qualità, unico al mondo con queste caratteristiche. Propone con partecipazione i volti e le storie che attraversano o hanno attraversato questa storia per restituire un clima credibile di solidarietà e di condivisione in un ambiente difficile e contraddittorio per definizione.



La morbosità di alcuni clienti, che chiedono ai camerieri causa e durata della pena a loro inflitta, viene stemperata dalla pacata consapevolezza della dignità del lavoro. La macchina della cucina funziona alla perfezione e divertenti sono i siparietti in cui Silvia e Davide discutono sulla composizione del menu, tipo le affinità tra trota e salmerino o la definizione da attribuire ai misultitt che, per chi non lo sapesse, sono pesci di lago che vengono essiccati al sole.



Per la realizzazione di un film così partecipe e accurato ha certo giovato il fatto che il regista Michele Rho sia il figlio di Silvia Polleri, ma l’approccio alla controversa tematica “dei delitti e delle pene” è misurato senza essere assolutorio e sinceramente onesto. Tenuto con grande successo nel mese di gennaio presso il Cinema Arlecchino di Milano, sede della Cineteca Italiana, il film è approdato poi al Nuovo Sacher di Roma, la sala programmata da Nanni Moretti, e in altre sale del circuito italiano dei cinema d’essai.



Resta da dire che oggi per mangiare nel ristorante, giocoforza solo su prenotazione, occorre avere la pazienza di attendere qualche mese, non a caso l’esperienza è segnalata anche dalla Guida Michelin. Le richieste sono tantissime per chi non vede l’ora di sentirsi dire: "Benvenuti in galera".

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