Un massacro mediatico in salsa anglosassone: è la prima reazione, ai tempi dell’ICE, al docufilm su Melania Trump, diretto dal controverso Brett Ratner (durante il #MeToo accusato di molestie da varie attrici senza esiti penali, e reduce da un lungo 'esilio' da Hollywood), prodotto da una società della medesima Melania e generosamente finanziato da Jeff Bezos: 75 milioni di dollari, 40 milioni per comprarlo e 35 di marketing. Disponibile in Europa dal 30 gennaio, era uscito negli Usa il giorno precedente, con una prima al Kennedy Center di Washington D.C. e grandi polemiche sui costi e il senso dell'operazione.
Il New York Times l’ha accolto, nell'opinione di Maureen Dowd , così: “Melania non è Raperonzolo nella torre che chiede di essere salvata dall'orco che la tiene prigioniera. Lei è a suo agio nella gelida solitudine verticale della torre, avvolta nel lusso”. “Noioso – ha scritto Variety – una roba senza stile di incredibile immobilità”, e ancora: “Un reality show dall’alto, che serve a cancellare la realtà, quella vera”. La first lady sembra “un vuoto vanitoso e accigliato, un autentico nulla”, il docufilm è “insulso”, un “orribile pezzo di propaganda”, scrive invece The Independent. E The Guardian ha affondato il docu come “deprimente, mortalmente noioso. In più, non rivela davvero nulla”. Melania Trump racconta solo “uova, cappelli e la sua ambizione sfrenata”.
Per i conduttori-stand up delle reti americane il film di Ratner è stato un invito a nozze. “Da ‘Terminator’ a oggi non avevamo visto così tanto entusiasmo per un film su un cyborg europeo”, ha detto Jimmy Kimmel sulla ABC. “I critici sostengono che il film non è un granché – ha caricato su NBC Jimmy Fallon -. Non sto dicendo che sia brutto... ma dopo il film Trump ha tolto il suo nome dal Kennedy Center”. E il decano Stephen Colbert sulla CBS: “Alla prima hanno partecipato membri dell'amministrazione come Pam Bondi, Pete Hegseth, Kristi Noem, RFK Jr. e Kash Patel oltre a diversi ex giocatori della NFL e lottatori della UFC. Il che vuol dire che un gruppo di persone con danni cerebrali era seduto accanto a giocatori della NFL”. Per Seth Myers, NBC, infine, la prima cinematografica era “il posto migliore per chi avesse bisogno di nascondersi dall’ICE”.
Redazione