ROM E SINTI
QUELLA SHOAH
DIMENTICATA

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Ieri, giorno della memoria, io e mia moglie siamo tornati, dietro lo striscione dell'ANPI, a Via degli Zingari, nel rione Monti a Roma, per commemorare uno degli stermini dimenticati compiuti dai nazifascisti: quello di 500.000 Rom e Sinti, quelli che sia i tedeschi sia gli italiani chiamavano in modo sprezzante "gli zingari".



Il Porrajmos, come Rom e Sinti chiamano la propria Shoah, è stato, anche se molti lo ignorano, altrettanto sanguinario quanto quella sofferta dai cittadini di religione ebraica. Solo nella notte del primo agosto del 1944, quello che per Rom e Sinti è "il giorno della distruzione", tutti i prigionieri dello "Zigeunerlager" di Auschwitz vennero uccisi nelle camere a gas. 10.000 Rom e Sinti furono eliminati in una sola notte.

A distanza di oltre 80 anni da quei massacri e dalla liberazione del Campo della morte di Auschwitz Birkenau, Rom e Sinti non hanno ancora ricevuto, in Italia, il riconoscimento del tentativo di cancellazione del proprio popolo da parte dei nazifascisti. La legge 211/2000, che in Italia ha istituito il 27 gennaio come "Giorno della memoria", non parla, neppure incidentalmente, dello sterminio di questa etnia.



In questa giornata la nostra Repubblica nata dalla Resistenza ricorda, come recita la Legge, lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. In occasione di questo giorno, vengono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione e riflessione, specialmente nelle scuole, per conservare la memoria di un periodo tragico della storia italiana e europea. Purtroppo, e sono ormai 26 anni, le associazioni di Rom e Sinti non vengono riconosciute, al pari di altre associazioni come ad esempio ANPI, ANED, COMUNITÀ EBRAICA, ecc., come legittime rappresentanze del popolo Rom e Sinti massacrato: non vengono invitate alle manifestazioni ufficiali di commemorazione; non sono invitate a portare le loro testimonianze nelle scuole; i loro dirigenti e i loro sopravvissuti non vengono chiamati a partecipare ai "viaggi della memoria".

Eppure il sangue di Rom e Sinti era rosso come quello di tutte le altre vittime della Shoah e la loro morte una tragedia che ha continuato a pesare, come per tutti gli altri "passati per i camini”, sulle successive generazioni.



A Roma, ancora oggi, l'unico segno dello sterminio di Rom e Sinti, nostri concittadini, è la targa che Gianni Borgna fece collocare in via degli Zingari, il rione in cui storicamente abitavano e da cui furono prima cacciati a nerbate dal Papa e poi caricati sui vagoni piombato dai nazifascisti. Ora il Comune ha promesso che lì sorgerà un piccolo monumento a ricordo del Porrajmos, ma quello che Rom è Sinti chiedono allo Stato italiano è di correggere il Decreto e di celebrare dappertutto, nel giorno della memoria, le 500.000 vittime Rom e Sinti di un odio insensato prima che gli epigoni dei carnefici nazifascisti possano tornare - come vediamo in Germania, in Francia e anche in Italia - a terminare il lavoro che non riuscirono a concludere 80 anni or sono.

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