ERIC DOLPHY
VITA E MUSICA
DI UN MARZIANO
DEL JAZZ

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È nelle librerie l’ultimo libro di Claudio Sessa, giornalista e storico del jazz nato a Milano nel 1955. Da lungo tempo critico per il 'Corriere della Sera', Sessa ha anche all’attivo diverse collaborazioni radiofoniche: con la RAI, con la Radio Svizzera Italiana e con Radio Popolare. È stato direttore negli anni Novanta della rivista 'Musica Jazz' e insegnante di Storia del Jazz in vari conservatori italiani. Ha scritto diversi libri, tra cui appunto quest’ultimo dal titolo “Il marziano del jazz. Vita e musica di Eric Dolphy”, dedicato al grande polistrumentista afroamericano. Si tratta della riedizione del libro omonimo pubblicato nel 2006 da Vanni Editore, che Sessa ora ripropone in una versione ampliata ed aggiornata, pubblicata da Quodlibet nella collana Chorus.



Eric Dolphy, nato a Los Angeles nel 1928, è ricordato soprattutto come virtuoso sassofonista, flautista e clarinettista jazz, la cui presenza è fondamentale e immediatamente riconoscibile in album di figure come John Coltrane, Charles Mingus, Ornette Coleman, Max Roach e molti altri. Nei primissimi anni Sessanta Dolphy pubblicò alcuni album a suo nome, ma la sua crescita come compositore e band leader venne bruscamente interrotta nel 1964 a causa di un diabete non diagnosticato.

Quell’anno si trovava in Europa, dove era apprezzato e richiesto, ma i pregiudizi contribuirono a far credere ai medici di trovarsi di fronte al solito musicista nero tossicodipendente. Quando si resero conto dell’errore era ormai troppo tardi per salvarlo. È stata una grave perdita sia per la persona, da tutti apprezzata per la sua gentilezza, sia per l’artista: chissà che cosa avrebbe potuto realizzare se avesse avuto ancora del tempo davanti a sé!



Nonostante Eric Dolphy sia morto da molto tempo e prematuramente, questa nuova edizione del libro ha richiesto molti aggiornamenti, come ci ha detto lo stesso Sessa: “Sono intervenuto praticamente su ogni pagina, perché hanno continuato ad essere pubblicate registrazioni inedite di Dolphy e quindi oggi, rispetto a vent’anni fa, abbiamo molta più conoscenza della sua musica e del suo pensiero. Dolphy è spesso percepito come un musicista di nicchia, in realtà tutti dovrebbero conoscerlo perché è stato estremamente importante per il jazz. Un caso speciale, appunto un po’ un marziano, con un linguaggio strumentale davvero unico. Il suo modello in partenza era il Bebop di Charlie Parker e Dizzy Gillespie ma, da avventuroso improvvisatore, Dolphy è diventato a sua volta punto di riferimento per tanti musicisti del Free Jazz, inteso nel senso della assoluta libertà espressiva.”



La struttura del volume ripercorre quella della precedente edizione de “Il marziano del jazz” ma con diverse aggiunte, a partire da un nuovo capitolo dedicato appunto all’eredità lasciata da Dolphy alle successive generazioni di musicisti jazz. Cosa questa testimoniata anche da quanto scrive Roscoe Mitchell, grande sassofonista membro fondatore dell’Art Ensemble of Chicago, nella nota introduttiva al libro. E in più c’è anche un breve saggio di Paul Steinbeck. Inoltre, la discografia finale è qui sostituita da un capitolo di “suggerimenti d’ascolto” nel quale, oltre all’indicazione degli storici vinili e cd pubblicati, Sessa segnala quanto è oggi disponibile in rete. Buona lettura quindi e, durante o subito dopo, buon ascolto.

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