ANDROS, SENTIERI DELL'EGEO

Un’imponente fortezza dalle mura merlate si affaccia dall’alto sugli uliveti e sui borghi della parte centrale di Andros, una delle isole più vicine ad Atene dell’arcipelago delle Cicladi. Per chi osserva da Chora, la piccola città capoluogo, costruita su una sottile penisola che si allunga verso l’Egeo, le mura del monastero di Panachradou sono illuminate dagli ultimi raggi del sole. I boschi di lecci e le rocce che le circondano creano un contrasto cromatico forte.

Torri e merli, come a Patmos, sul Monte Athos e in decine di altri luoghi sacri, sono servite per secoli ai religiosi ortodossi per difendersi dalle scorrerie provenienti dalla terra e dal mare. Per i fedeli, che arrivano qui (soprattutto in estate) da ogni parte della Grecia, la fama di Panachradou è legata alla misteriosa icona della Vergine Maria, che secondo la tradizione è stata dipinta dall’evangelista Luca.


(Cartelli dei sentieri)


L’originale, com’è ovvio, è custodito all’interno della chiesa, e viene mostrato al pubblico dei fedeli solo in occasioni speciali. All’ingresso del monastero, però, è possibile inchinarsi e pregare davanti a una copia. Nei giorni sacri alla Vergine, e in particolare il 27 luglio e il 15 agosto, la fila dei fedeli all’interno del complesso sacro è lunga, e sulla ripidissima strada di accesso si creano ingorghi pericolosi.

Ma a Panachradou si può arrivare anche a piedi. Il sentiero più lungo (segnavia 17), molto caldo nella prima parte in estate, inizia dal centro di Chora, e arriva ai 700 metri di quota del monastero dopo aver percorso una decina di chilometri, traversato i campi coltivati di Livadia e poi toccato una lunga serie di chiesette e cappelle. Il meno noto (segnavia 7) sale dalla parte opposta dell’isola, e dopo la piana di Stavròpeda traversa i minuscoli centri di Aladou e di Sasa.


(Le sorgenti di Menites)


Il terzo sentiero, il più ripido e frequentato di tutti (segnavia 1), parte dall’abitato di Mesaria, e prima di iniziare a salire si tuffa in un profondo vallone boscoso per traversare uno dei più bei ponti di pietra di Andros. Gli escursionisti buongustai preferiscono allungarlo di una ventina di minuti, e incamminarsi dalle freschissime sorgenti di Menites, che sgorgano da una serie di teste di leone di pietra. Al ritorno, dopo la sfacchinata, ci si ristora nei due bar-ristoranti del luogo, e si rinfrescano i piedi e la testa sotto al getto.


(Il sentiero per Zagora)


Nel panorama turistico della Grecia, fino a qualche anno fa, i sentieri occupavano un ruolo marginale. In estate, alpinisti ed escursionisti di piede sicuro salivano ai 2914 metri del Mytikàs, la cima più alta dell’Olimpo, affacciata dall’alto sull’Egeo. Registravano un afflusso molto maggiore le Gole di Samarià, sulle montagne di Creta, percorse ogni giorno da centinaia di persone, molte delle quali impreparate. Altrove, nella terraferma e nelle isole, camminare era un’attività per pochi.


(Il Monastero di Panachradou)


Ma le cose sono cambiate. Kalymnos, l’isola del Dodecaneso amata dagli arrampicatori, offre anche una rete di sentieri segnati, e lo stesso accade da qualche anno a Cefalonia. Luca Gianotti, fondatore della Compagnia dei Cammini, ha ideato e descritto la Cretan Way, che traversa le selvagge montagne dell’isola. La Menalon Way, finanziata dall’Europa, tocca gole e monasteri dell’Arcadia, cuore del Peloponneso.


(Il Monastero della Panagia Tromarchiani)


“Qui ad Andros abbiamo iniziato 16 o 17 anni fa, per recuperare il nostro patrimonio architettonico e culturale, a iniziare dagli stenì, i muri a secco tradizionali” racconta Olga Karagiannis, coordinatrice del progetto Andros Routes e autrice di una guida venduta in decine di negozi dell’isola.

“Oggi lavoriamo al progetto in sei persone, con l’aiuto di una cinquantina di volontari, che verificano le condizioni dei percorsi e intervengono se necessario. Sono i nostri Route Angels, Angeli ton ladromòn in greco” prosegue.


(Pescherecci a Vatsì)


Negli anni, la rete dei sentieri segnati di Andros è cresciuta fino a 240 chilometri, e include un trekking di 100 chilometri, da fare in una settimana. A camminare arrivano soprattutto europei, ma anche neozelandesi, americani.

Aumentano anche i greci, dall’area metropolitana di Atene e non solo. “Fino a qualche anno fa, la stagione turistica sull’isola durava due mesi, ora si avvicina a sei” spiega con orgoglio Dimitra Pappa, collega di Olga e responsabile del Centro informazioni di Andros Routes.


(Statua di Eracle, I sec. dC - Museo archeologico di Andros)


In Italia, un successo del genere si spiegherebbe anche con un bel po’ di soldi pubblici. Ad Andros, invece, funziona un modello anglosassone, basato sulla raccolta e sull’impiego di fondi privati. Tra i donatori sono molte strutture ricettive locali, e dei piccoli tour-operator stranieri che portano i loro clienti a camminare qui. Un’azienda edile, ogni anno, regala ad Andros Routes qualche giornata di lavoro, mandando i suoi operai a pulire e sistemare i sentieri.


(Monastero di Agia Marina, affreschi)


Oltre ad attirare turismo (e lo fanno!) i percorsi servono a far conoscere alla gente dell’isola – tra le 7.000 e le 8.000 persone d’inverno, cinque volte tanto in estate – la cultura materiale e il lavoro delle generazioni precedenti, dimenticati nel secondo dopoguerra.

Ma quali sentieri scegliere? Chi arriva sull’isola e vuole camminare senza strafare, può arrivare in traghetto (due ore) da Rafina, piccolo e comodo porto più vicino all’aeroporto di Atene, acquistare la guida e l’ottima mappa di Andros Routes e scegliere via via i suoi percorsi.


(Cascate di Pythera)


Un’auto a noleggio (costa poco!) aiuta a raggiungere i punti di partenza e di arrivo, i bus di linea sono rari, partire dalle strutture ricettive allunga notevolmente i percorsi. Spesso una buona soluzione sono i taxi, che in Grecia, inclusa Andros, abbondano e costano molto meno che da noi.

Nella zona di Chora, per chi non teme le salite faticose, la meta da non perdere è il monastero di Panachradou, di cui abbiamo raccontato all’inizio. Dal villaggio di Apikia, vicinissimo al capoluogo, inizia la deliziosa passeggiata alle cascate di Pythera. Seguendo il segnavia numero 8, invece, si scende a un imponente ponte ad arco del 1780, all’abitato di Stenies e poi alla spiaggia di Gialia.


(La spiaggia di Gialia)


Nel cuore dell’isola, offrono camminate in ambiente solitario (anche troppo, segnavia 2 e 6) i dintorni del villaggio di Vourkoti, il “piccolo Tibet” di Andros. Offre emozioni analoghe Katakilos (segnavia 11), comoda da raggiungere da Gavrio o dalla località balneare di Vatsì.


(Il Monastero della Panagia Tromarchiani e un traghetto sullo sfondo)


Più a sud, infine, il bellissimo sentiero numero 4 tocca i minuscoli centri di Aidonia e di Piso Merià, e poi raggiunge il monastero semiabbandonato della Panagia Tromarchiani, affacciato sul braccio di mare solcato dai traghetti che, da Gavrio, raggiungono le isole di Tinos, Mykonos e Naxos. A seconda del punto di partenza la lunghezza dell’escursione varia. Camminare ad Andros è libertà.

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