Moin: basta questa parola per entrare subito nello spirito di Amburgo. È il saluto del Nord, asciutto e cordiale, quotidiano e ormai quasi iconico, tanto da comparire ovunque anche nel merchandising cittadino. E basta nominare l’Alster per evocare subito una delle immagini più riconoscibili della città: il fiume che attraversa Amburgo e che, allargandosi nel cuore urbano, forma due grandi bacini, il Binnenalster e l’Außenalster, veri e propri laghi intorno a cui si dispiega il volto più elegante della città anseatica per eccellenza, l’Amburgo della storia portuale, l’Amburgo del commercio: è una città che ti strega.
La mia prima volta lì è stata esattamente vent’anni fa. Ero uno studente e, con un’amica cara, ero alla scoperta di una nazione e di una città che ci sorprendevano giorno per giorno. Mi accolse con una temperatura di -12 e l’Alster ghiacciato. Nel tempo vi ho fatto ritorno tante volte, e passeggiare lungo l’acqua o prendere una bicicletta e perdersi per le vie della città è sempre un tocco al cuore.
Amburgo ha questo dono raro: sa essere insieme solenne e domestica, monumentale e intima. Forse è per questo che resta impressa. Il porto continua a essere il suo grande motore simbolico, ma intorno a quell’anima antica la città ha costruito negli anni un volto moderno, colto, quasi ostinatamente elegante. Non è difficile capirne il fascino: basta attraversarla seguendo l’acqua, lasciando che siano i quartieri a raccontarla. Anche in tre giorni, Amburgo riesce a restituire con chiarezza il proprio carattere.
Il primo giorno comincia dalla Hamburger Kunsthalle, uno dei musei che da soli giustificano il viaggio. Qui bisogna fermarsi davanti al 'Viandante sul mare di nebbia' di Caspar David Friedrich, conservato nella collezione del museo e ormai diventato un’icona assoluta del Romanticismo. È uno di quei quadri che non hanno bisogno di presentazioni: basta averlo davanti agli occhi per capire che la visita ha già trovato il suo centro. Dalla Kunsthalle si può poi proseguire verso il Rathaus, le Alsterarkaden e il Binnenalster, il lago interno che restituisce la faccia più composta e anseatica della città. È l’Amburgo delle facciate severe, delle prospettive ordinate, dell’acqua che struttura lo spazio.
Il secondo giorno è per l’antica città portuale e quella nuova. Il porto di Amburgo, affacciato sull’Elba e da sempre legato ai traffici internazionali, è la matrice stessa della città, il luogo da cui si comprende il suo passato mercantile e la sua vocazione cosmopolita. La Speicherstadt, con i suoi magazzini in mattoni rossi e i canali, resta il cuore dell’Amburgo che ha fatto del commercio la propria fortuna; poco oltre, HafenCity mostra invece la città contemporanea, progettata con un’idea di sostenibilità e di apertura verso il fiume che ne ha cambiato il profilo. In mezzo a queste due anime si alza la Elbphilharmonie, un simbolo inevitabile di Amburgo. Anche senza concerto, la salita alla Plaza è una tappa da non perdere: da lassù si legge in un solo colpo d’occhio il rapporto tra centro storico, porto, Elba e quartieri nuovi.
La serata può concludersi naturalmente con un concerto alla Elbphilharmonie, la grande sala che ospita i concerti delle più importanti orchestre del mondo ed è anche la casa della NDR Elbphilharmonie Orchester e che colpisce anche per la sua architettura: costruita sopra l’antico Kaispeicher A, un magazzino portuale in mattoni, unisce la memoria industriale della città alla spettacolare struttura vetrata che si alza sull’Elba come una vela o un’onda. Nell’edificio trovano posto anche un hotel, The Westin Hamburg, e la Plaza panoramica aperta al pubblico, affacciata sul porto e sulla città.
A poca distanza, la Reeperbahn continua a essere il cuore pulsante della vita notturna di Amburgo. Nel quartiere di St. Pauli si concentrano club, teatri, bar e locali che da decenni ne alimentano la fama. È una zona che conserva anche una memoria musicale speciale: fu proprio qui che i Beatles, nei primi anni Sessanta, compirono una parte decisiva del loro apprendistato prima della fama mondiale, suonando a lungo nei club del quartiere. La Reeperbahn comprende anche il celebre quartiere a luci rosse, parte della sua identità più nota e controversa, e aggiunge al viaggio un tassello importante per capire il volto più irrequieto e notturno della città.
Il terzo giorno è quello da vivere in bicicletta. Amburgo si presta benissimo a essere attraversata così: ha una rete di piste ciclabili diffusa, un bike sharing molto usato, e un rapporto con le distanze urbane che rende pedalare quasi la scelta più logica. L’itinerario più bello parte da Landungsbrücken e attraversa l’Alter Elbtunnel, il vecchio tunnel sotto l’Elba. Si scende con gli ascensori storici, si percorre il tratto sotterraneo e si riemerge a Steinwerder, da dove la vista sullo skyline e sulla Elbphilharmonie è tra le più memorabili della città.
Da qui conviene continuare verso Altona, il distretto più occidentale e forse quello che meglio completa il viaggio. Vi si incontrano il Fischmarkt, l’Elbstrand, i quartieri affacciati sull’Elba e, più oltre, il Treppenviertel di Blankenese, uno degli angoli più sorprendenti della città. È un’Amburgo più libera e più distesa, in cui il respiro del fiume prende il sopravvento sull’ordine del centro. Vale la pena seguire l’Elba fino a Övelgönne, spingersi verso le spiagge e i parchi lungo il fiume, o arrivare fino a Blankenese, dove la città sembra quasi cambiare natura e trasformarsi in paesaggio.
A tutto questo, ad Amburgo, si aggiunge naturalmente anche la tavola. In un luogo che ha costruito la propria identità sul porto e sui commerci, il pesce resta protagonista anche nella ristorazione: dai panini di pesce, i Fischbrötchen, semplici e saporiti, alle zuppe, fino ai piatti più tradizionali serviti nei ristoranti affacciati sull’Elba o nelle zone del mercato ittico. È un modo in più per entrare nello spirito della città, ritrovando nei sapori quella stessa anima marittima che accompagna ogni passeggiata lungo il fiume.
Per chi parte dall’Italia, Amburgo è anche una meta pratica per un viaggio breve, ben collegata con diverse compagnie low cost. Dall’aeroporto il centro si raggiunge facilmente con la S1, il tram che porta alla Hauptbahnhof in circa venticinque minuti. Questo rende il city break particolarmente agevole anche per chi arriva solo per un fine settimana lungo e vuole sfruttare bene il tempo, senza complicazioni.
Per dormire, alla stazione il Reichshof Hamburg è una scelta pratica e centrale, storico hotel nel cuore della città con 278 camere in stile Art Déco; sull’Alster il Relexa hotel Bellevue è comodo per chi cerca una posizione centrale ma più tranquilla, con il centro e la stazione raggiungibili a piedi; il Motel One Hamburg-Fleetinsel è invece molto ben posizionato per Rathaus, Michel, Speicherstadt ed Elbphilharmonie; chi vuole restare dentro il simbolo della città può scegliere il The Westin Hamburg, che occupa la parte alta della Elbphilharmonie con 244 camere e suite; per un’atmosfera più marittima, infine, l’Hotel Hafen Hamburg domina Landungsbrücken e il porto, in posizione ideale anche per St. Pauli e Reeperbahn.
Per mangiare, si possono segnalare Anno 1905, Reep – Restaurant im Schmidt Theater, Krameramtsstuben, Deichgraf e Schifferbörse, tutti indicati dalla selezione ufficiale di hamburg.de dedicata alla cucina amburghese. (Reichshof Hamburg Hotel)
Amburgo non merita di essere visitata in fretta: in tre giorni non la si esaurisce, ma la si comprende abbastanza da coglierne il carattere. Ed è forse questo il suo pregio maggiore: una città che si lascia raccontare bene attraverso i suoi quartieri, l’acqua, la musica e una tavola in cui il pesce continua a ricordare, con semplicità, la sua identità marittima.
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