TAIPEI DAI MILLE TEMPLI
CON L'ANGOSCIA
DELLA CINA

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Una valanga di energia arriva proprio oggi, martedì 17 febbraio, Capodanno cinese, a Taipei (Taiwan) in sella al Cavallo di Fuoco, il segno che contraddistingue il 2026 con la sua vitalità e i suoi misteri. La giornata è dedicata alle offerte per gli antenati, alle preghiere rivolte a Buddha, alle grandi pulizie della casa e dell’anima. Buttare il vecchio per aprirsi all’esordio. E poi ci sono gli auguri, le visite ai familiari, le buste rosse (hongbao) e i riti propiziatori.



Se volete entrare nella festa, e sbarcare da queste parti al momento giusto, c’è un volo giornaliero Eva Air (www.evaair.com/it) attivo da un mese a Milano Malpensa. La trasvolata dura circa tredici ore (e sono tante), ma il comfort degli aeromobili non delude. Avete tempo per brindare (all’occidentale) al nuovo anno sul calendario lunare per ben sedici notti, fino al Festival delle Lanterne (del 3 marzo) che mette il punto alle vacanze, come la nostra Epifania. Oppure prolungare il viaggio al 16 marzo, data di chiusura ufficiale del primo mese di cerimonie primaverili, per carpire tra gli affollatissimi mercati di Taipei l’umore della gente che crede in ciò che il Cavallo di Fuoco predice: non sarà un anno tranquillo, né portatore di equilibrio ma, culturalmente, favorevole ai cambiamenti rapidi e ai rivolgimenti.



Chissà se la firma di pochi giorni fa con gli Stati Uniti sulla riduzione dei dazi a carico dell’import di beni da Taipei, insieme agli impegni di spesa dell’isola per i prodotti yankee, è stato il preludio per ulteriori accordi di trasformazione. O, magari, se proprio nell’anno del Cavallo la Cina allenterà le pressioni sulla terra che un tempo si chiamava Formosa, dal portoghese “bella” e dannata bisognerebbe aggiungere, almeno a giudicare dal suo tormentato destino. Dominata dai giapponesi dal 1895 al 1945, Taiwan è ora governata dalla Repubblica di Cina (detta anche Cina nazionalista) indipendente dalla Repubblica Popolare Cinese che ha sul continente asiatico la sua base ideologica.


(Longshan temple)


Centottanta chilometri di distanza totale, una natura marina rigogliosa (sulla costa orientale) hanno vieppiù allontanato Taipei, giovane democratica, dalla sua severa consorella Pechino, soprattutto dopo le elezioni del 2024. Ma il timore di un “matrimonio” forzoso serpeggia sull’isola come un morbo: il colpo di mano è dietro le quinte da anni. Tanto che una decina di giorni fa il presidente taiwanese, Lai Ching-te, ha dichiarato all’agenzia France Press che, se l’ex Formosa “venisse annessa dalla Cina, le sue ambizioni espansionistiche non si fermerebbero lì”. Lai Ching-te, lasciate le accortezze del linguaggio diplomatico, ha platealmente aggiunto: “I prossimi Paesi minacciati sarebbero il Giappone, le Filippine e altri nella regione indo-pacifica”.



Prospettiva questa internazionalmente (e strategicamente) davvero angosciante. Molto di più dell’ascesa turistica al grattacielo Taipei 101, simbolo di questa strana capitale ormai da vent’anni, a forma di canna di bambù. Un’emozione da provare. Si sale con il cuore in gola perché è alto ben 509 metri e se non fosse per la gigantesca sfera di acciaio dorato, che troneggia tra l’87simo e il 92simo piano e lo stabilizza, regalerebbe vertigini anche a un alpinista.


(Il Taipei 101)


Al di là delle mire della Repubblica popolare cinese, che da decenni la rivendica, Taiwan ospita in relativa tranquillità circa 24 milioni di persone che nei prossimi giorni porteranno incenso, doni e fiori nei propri templi. Sarà così nel Tempio buddista di Lungshan, nel distretto di Wanhua, monumento che risale a metà del 1700 e che fu costruito nella zona ovest di Taipei dai coloni del Fujian durante la dominazione di Qing. Restaurato più volte, sopravvissuto a guerre e disastri naturali, è praticamente il tempio più antico della capitale.



Frequentatissimo, rosso, dorato, con ampi cortili dall’impiantito lucido di pioggia, zeppo di uomini in preghiera appollaiati su sgabelli e di lanterne decorate, è dedicato a Guanyin, dea buddista della misericordia. E fra le contrastanti suggestioni che ti lascia in testa e nel cuore - dopo una visita scandita dai sorrisi degli anziani seduti ad un tavolone tra libri sacri e cibo - c’è senz’altro la serialità di statue, il luccichio delle lacche preziose e un profumo d’incenso tra i più intensi mai sentiti.


(Il Sanxia Qingshui Zushi temple)


L’odore, il calore, la fragranza non sono (come capita nelle boutique parigine o milanesi) sintomo di vano lusso, ma hanno un ruolo preciso nelle pratiche spirituali taiwanesi: il fumo dei bastoncini innalza le invocazioni al cielo e crea un ponte immaginario con il divino. I fedeli accendono l’incenso tenendolo con entrambe le mani e si inchinano tre volte prima di metterlo nell’urna.



Non meno avvolto dal profumo degli omaggi floreali, nella zona sud-occidentale della città, il Sanxia Qingshui Zushi - costruito nel 1769 con cinque porte in bronzo, detto anche “tempio delle 130 colonne”. Non so dirvi se le colonne del tempio taoista siano davvero 130, è vero però che sono scolpite, magnificamente istoriate, traforate a mo’ di merletto, apparentemente flessibili come giunchi se pur incise nella solida pietra grigia. Alla loro fattura hanno lavorato nei secoli artisti e artigiani cinesi e non. Di rara armonia architettonica, scandiscono lo spazio sacro e accompagnano lo sguardo al soffitto tra volute di draghi, leoni dai denti digrignanti e serpenti antropomorfi. Si tratterebbe di Dragone e dei suoi nove figli (strani animali) che incorniciano il tempio. La grande campana di bronzo al piano superiore rintocca potente per gli dei a noi sconosciuti.



Capodanno cinese a colori nei templi, ma senza dogmi, senza filtri, quasi senza confini spirituali. Perché? Spesso a Taiwan i fedeli onorano il Buddha, Mazu (dea taoista protettrice dei pescatori), gli eroi militari del passato e altri spiriti locali senza soluzione di continuità. Senza far torto a nessuno. Il sincretismo religioso impera in particolare sulle sponde del Sun Moon Lake, dove si trova il Tempio Wenwu dedicato a Confucio (il maestro della saggezza), Guan Yu (dio della guerra e simbolo di lealtà) e Yue Lao (divinità dell'amore e del matrimonio). Una triade che rappresenta i tre aspetti fondamentali della vita secondo la cultura cinese: la sapienza, la forza militare e le relazioni interpersonali. Un triangolo da “onorare” in particolare il quindicesimo giorno del primo mese lunare che celebra la prima luna piena dell'anno (vale a dire il 3 marzo). Oggi, domani, e nei prossimi giorni sarà facile dunque regalare un fiore di loto o un frutto benaugurale: a Taiwan ci sono più di 15.000 templi, un numero impressionante se si considera che l’isola è grande poco più di 39mila Km quadrati.


(Ciyou Temple)


Ogni quartiere ha il suo sacrario. Sebbene il tempio Dalongdong Bao-An, nel distretto di Datong, sia stato riconosciuto dall'Unesco come Patrimonio Mondiale per la Conservazione del Patrimonio Culturale (ed è l’unico considerato un tesoro nazionale), mi piace ricordare un piccolo luogo di culto piazzato all’angolo della Sanxia Old Steet. La strada è singolare, sembra di essere in un vecchio villaggio con tanto di portici e vicoletti, e il tempio in questione è poco più grande di una stanza. Non ricordo il suo nome, eppure è inconfondibile. Taoista, intimo, variopinto come la ruota di un Luna Park old style, soffocato dai tubi innocenti che ne nascondono il restauro. Ecco il luogo ideale per festeggiare a Taipei l’anno del Cavallo senza il clamore della grande folla.

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