Nelle qualificazioni di Moguls femminile, freestyle e gobbe, dei Giochi Olimpici Milano Cortina, il 10 febbraio scorso a Livigno, Elis Lundholm si è classificata ultima per aver commesso un errore.
La sua presenza alle Olimpiadi ha rappresentato un momento storico: è la prima atleta transgender in una manifestazione a cinque cerchi. Per gli svedesi si è trattato di un fatto doveroso.
Elis Lundholm non ha mai dichiarato pubblicamente di voler competere nelle gare maschili, provando a mettere a tacere tutte le polemiche e ci è riuscita benissimo. Si identifica uomo ma non ha intrapreso un percorso chirurgico di riaffermazione di genere, né modificato legalmente la propria identità, per cui è stato inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico Svedese, in linea con i regolamenti vigenti.
La partecipazione degli atleti transgender ai Giochi Olimpici viene affrontata dalle singole federazioni, senza che ci sia una vera uniformità di giudizio. Il CIO ha esaminato queste situazioni caso per caso, ma presto arriveranno linee guida universali.
L’inclusione della svedese segue le attuali linee guida del CIO, il ‘Quadro strategico su equità, inclusione e non discriminazione basato sull’identità di genere e sulle variazioni sessuali’ del 2021.
L’atleta ha dichiarato di essere stata accolta con grande positività all’interno del panorama internazionale dello sci femminile freestyle; non ha subìto discriminazioni dopo il percorso di coming out, iniziato nel 2021, se non le gaffe del cronista della NBC che, durante la telecronaca olimpica, l’ha indicata con i pronomi sbagliati per poi scusarsi e rimuovere la registrazione dai social media.
Robert Hansson, dell’Associazione Sciistica Svedese e responsabile della specialità Moguls, ha dichiarato: “Terremo d’occhio anche i nostri social media e rimuoveremo e bloccheremo se dovesse comparire qualcuno che usa espressioni di odio online.”
Anche i gestori dell’applicazione Grindr, che facilita gli incontri basati sulla posizione per la comunità LGBTQ+, per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina ha manifestato “serie preoccupazioni di sicurezza e privacy, specialmente per chi non è dichiarato o proviene da paesi dove essere gay è pericoloso e illegale.” L’app ha disabilitato le funzioni di tracciamento all’interno dei confini dei Villaggi Olimpici impedendo, a chiunque sia fuori dall’area, di vedere o inviare messaggi a chi si trova all’interno.
Quello che si teme ora sono le ricadute sull’edizione Trumpiana di Los Angeles 2028.
Le decisioni adottate per la gestione della sicurezza dei prossimi Giochi Olimpiadi di Los Angeles del 2028 si focalizzano su due problemi: la città di Los Angeles, dove lo scorso giugno sono iniziati gli attacchi dell’ICE, e la presenza di transgender.
Il presidente statunitense ha già annunciato la creazione di una task force, LA28, che guiderà lui stesso, per supervisionare ‘alcuni aspetti’, insieme a J.D. Vance e ad altri membri del gabinetto e funzionari governativi. Ma il Los Angeles Times ha descritto ad alto rischio le trattative per l’impiego del personale comunale con LA28, compresi gli agenti di polizia, dopo i raid dell’ICE.
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America ha chiesto ufficialmente ai funzionari dell’immigrazione di negare i visti agli atleti transgender e di vietare in modo permanente l’ingresso agli atleti che ‘dichiarino in modo errato’ il loro sesso di nascita nelle domande di visto. Il Segretario di Stato, Marco Rubio, ha ordinato ai consolati USA e agli uffici che si occupano di immigrazione di appellarsi a una sezione de l’Immigration and Nationality Act del 1952 - section 212(a)(6)(C)(i) - che etichetta le persone che mentono sulle proprie domande di visto come ‘fraudolente’.
L’idea di istituire una task force per garantire l’incolumità di atleti e tifosi è una iniziativa che Trump vuole estendere anche alla gestione della Coppa del Mondo FIFA 2026 che si disputerà la prossima estate tra USA, Canada e Messico e il Super Bowl 2027.
Non si è fatta attendere la replica della sindaca di Los Angeles, Karen Bass, nel discorso sui preparativi per i grandi eventi sportivi che ospiterà la città californiana: "Noi non siamo questi. L'ICE se ne deve andare. Questo è uno stato di polizia, non più gli Stati Uniti."
Trump ha creato un'America di violenza e morti.
Los Angeles si prepara dunque a giocare una partita che va oltre lo sport: sicurezza, diritti civili e immagine globale della città che avranno riflessi ben oltre i confini della California.
Gabriella Di Lellio