KIRKENES
NORVEGIA BOREALE
TURISMO BIANCO
AL CONFINE RUSSO

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Arrivare a Kirkenes - estremo nord della Norvegia, al confine con la Russia - a bordo dell’ Hurtigruten, mentre la nave rompe il ghiaccio del Mare di Barents e il termometro scende fino a –30 gradi, è un’esperienza che resta impressa. La luce fioca del mattino, in quelle settimane d’inverno in cui il sole non sorge mai — da novembre a gennaio — avvolge il paesaggio in una penombra irreale. È un chiarore delicato, sospeso, che rende l’Artico meno ostile di quanto si immagini e, proprio per questo, profondamente affascinante.



L’Hurtigruten, storico collegamento costiero norvegese nato come servizio postale, non è una nave da crociera nel senso tradizionale del termine. È piuttosto una traversata elegante e silenziosa, che unisce porti remoti e racconta il paese dal mare, seguendo un ritmo lento e rispettoso del territorio. A bordo, una cucina curata e di alto livello accompagna il viaggio senza eccessi né rumore. Dopo giorni di navigazione lungo la costa, lo sbarco a Kirkenes, alle nove del mattino, ha qualcosa di solenne: la sensazione netta di essere arrivati davvero alla fine della rotta, in uno dei luoghi più estremi d’Europa.



Oggi Kirkenes non è più soltanto un avamposto remoto all’estremo nord della Norvegia. Sempre più spesso ci si arriva per turismo, ma non di massa: un turismo discreto, consapevole. Il paese non ha l’eleganza urbana di Tromsø né il fascino iconico di Bergen. Qui non è l’architettura a conquistare, ma la natura assoluta: un manto di ghiaccio sterminato che sembra non avere confini, il silenzio che domina il paesaggio, il freddo pungente ma sopportabile se affrontato con l’attrezzatura giusta. È un freddo che ammalia.



Eppure Kirkenes non è soltanto paesaggio. È, prima di tutto, una città di confine. Lo è sempre stata, e lo è tornata a essere con forza negli ultimi anni.

Secondo quanto riportato da The Barents Observer, nel 2024 il traffico al valico di Storskog, l’unico confine terrestre tra Norvegia e Russia aperto al traffico civile, ha registrato un calo dell’11% su base annua. I passaggi sono scesi a poco più di 51 mila, lontanissimi dai picchi di oltre 320 mila attraversamenti del 2013, quando i flussi transfrontalieri facevano parte della quotidianità economica e sociale della regione.



Quel numero racconta un cambiamento profondo. Per decenni Kirkenes e l’area di Sør-Varanger sono state un punto di incontro tra mondi diversi: lavoro, commercio, relazioni personali, russo parlato come seconda lingua. Oggi quella normalità è quasi scomparsa.

Il confine tra Norvegia e Russia corre qui lungo il fiume Pasvik per circa 198 chilometri ed è uno dei più antichi d’Europa ancora in vigore. Stabilito ufficialmente nel 1826, non è mai stato teatro di un conflitto armato diretto tra i due Paesi. Per quasi due secoli è rimasto una linea amministrativa, attraversata da relazioni economiche, culturali e quotidiane. Proprio in questi anni ricorre il duecentesimo anniversario della definizione del confine, un dettaglio che rende ancora più simbolica la nuova centralità di Kirkenes nello scenario artico europeo.



"Kirkenes è sempre stata una città di confine, ma per molto tempo è stata soprattutto un luogo di cooperazione", spiega Rune Rafaelsen, già sindaco di Sør-Varanger e per anni segretario generale del Barents Secretariat. "Per decenni il confine con la Russia non è stato percepito come una minaccia, ma come una realtà quotidiana con cui convivere: lavoro, commercio, scambi culturali. Oggi il clima è cambiato, ma la memoria di quella cooperazione resta parte dell’identità di questa regione".



Una memoria che affonda le radici in una storia lunga e complessa. "Questa è sempre stata una terra di incontri", racconta Åsmund Røst, storico locale ed ex insegnante. "Norvegesi, sami e popolazioni di origine finlandese hanno convissuto qui per secoli. Il confine, così come lo intendiamo oggi, è arrivato tardi: prima erano il territorio e le relazioni a dettare le regole".

Negli ultimi mesi, questa dimensione di frontiera è tornata al centro anche dell’agenda politica norvegese. Come riportato da La Stampa, le autorità di Oslo hanno avviato una revisione dei piani di evacuazione civile nelle aree al confine con la Russia, incluso il Finnmark. Non si tratta di un allarme imminente, ma di una pianificazione preventiva legata al mutato contesto geopolitico europeo dopo l’invasione dell’Ucraina. Anche a Kirkenes il confine è tornato a essere una presenza concreta, osservata e monitorata.



Eppure, nonostante tutto, la città continua a guardare avanti e in questo equilibrio fragile tra memoria, politica e quotidianità Kirkenes rimane anche un luogo che accoglie.

Le attrattive turistiche e naturalistiche che qui non mancano raccontano un altro volto dei luoghi: dall’aurora boreale, che è di casa quando il cielo è sereno, alle attività legate alla natura artica. Poco fuori città, lo Snowhotel rappresenta una delle esperienze più suggestive della regione. Dormire in una stanza di ghiaccio, scolpita ogni inverno come un’opera effimera, o nelle cabine di legno e vetro immerse nella natura significa abitare davvero il paesaggio, con la possibilità di vedere l’aurora danzare sopra la propria testa. Il complesso è anche punto di partenza per escursioni in motoslitta sui fiordi ghiacciati, safari con gli husky e passeggiate con le ciaspole, tutte organizzate con grande attenzione alla sicurezza e alla sostenibilità.



Kirkenes non seduce con il fascino delle mete nordiche più celebri. Qui il tempo sembra rallentare fino quasi a fermarsi: chi viene qui lo fa per vivere l’esperienza di un confine: geografico, climatico, storico. È un luogo dove la natura detta ancora le regole, dove il freddo non è un ostacolo ma una condizione esistenziale, e dove il silenzio ha un peso specifico. Camminare su un fiordo ghiacciato, respirare l’aria asciutta e tagliente che il freddo rende rarefatta, attendere l’aurora come si aspetta un segno significa accettare un altro ritmo, più antico e più vero. In questa parte estrema d’Europa, segnata dalla storia e oggi di nuovo al centro delle tensioni internazionali, la vita continua con una normalità ostinata. Forse è proprio questo equilibrio fragile — tra silenzio e memoria, ghiaccio e politica, isolamento e apertura — a rendere Kirkenes oggi uno degli angoli più autentici e contemporanei dell’Artico europeo.





INFO UTILI | Kirkenes

Dove Kirkenes, Norvegia nord-orientale, a pochi chilometri dal confine russo.

Come arrivare

Kirkenes si può raggiungere anche via terra, attraversando migliaia di chilometri in Norvegia o dalla Finlandia, ma la maggior parte dei visitatori sceglie il mare o l’aereo: arrivare qui è già parte dell’esperienza.

Via mare, collegamenti giornalieri con lo storico postale Hurtigruten - In aereo con voli interni via Oslo o altre città della Norvegia

Ufficio del turismo

Visit Kirkenes https://www.visitkirkenes.info

Cosa fare

Aurora boreale (settembre–marzo) - Pesca del granchio reale - Motoslitte, husky safari, ciaspolate Snowhotel Kirkenes

Che turismo è Esperienziale, lento, non di massa. Per chi cerca Artico vero, silenzio e natura dominante.

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