Non solo caldo record e temperature bollenti. L'Italia è sempre più sferzata anche da piogge intense, raffiche di vento, grandinate, trombe d'aria, tutti eventi meteo estremi che non risparmiano neanche i comuni costieri. Lo afferma l'ultimo report di Legambiente "Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane" realizzato insieme all'Osservatorio Città Clima. In Italia negli ultimi 16 anni, dal 2010 al 2026, salgono a 308 su un totale di 643 (pari al 48% del totale) le località costiere colpite da ben 1.073 eventi meteo estremi (pari al 38,6% del totale che ammonta a 2.778, anch'essi in aumento). Dati per altro in costante aumento se si pensa che fino al 2025 la percentuale dei comuni costieri colpiti si attestava al 45,4% con 1.028 eventi meteo estremi, al 2024 era al 41,2% con 885 eventi meteo estremi, e nel 2023 era al 37,3% e 780 eventi meteo estremi.
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Allagamenti da piogge intense (404), trombe d'aria (286) e mareggiate (107) gli eventi meteo estremi registrati in questi sedici anni con più frequenza. Preoccupa anche l'intensificarsi di mareggiate e raffiche di vento che negli ultimi 5 anni (dal 2022 al 2026) hanno segnato rispettivamente un aumento del +550% e del +80%. A livello regionale, in questi 16 anni il Sud d'Italia risulta essere l'area più colpita con Sicilia (232 eventi meteo estremi), Puglia (136), e Calabria (104) nelle prime tre posizioni della classifica delle regioni con più eventi meteo estremi, seguite da Liguria (99), Lazio (88) e Campania (88). Tra le città, il triste primato spetta a Genova (50), seguita da Bari (44), Palermo (38), Agrigento (35) e Napoli (27). All'11esimo posto il litorale romano con Ostia segnata da 12 eventi meteo estremi e al 14esimo posto da Cesenatico, sulla costa dell'Emilia-Romagna. A questi dati si aggiungono quelli dell'erosione costiera amplificata dalla crisi climatica in corso. Negli ultimi cinquant'anni, secondo recenti dati ISPRA, lungo i litorali italiani sono spariti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge, con la perdita diretta di importanti ecosistemi e l'esposizione ad un rischio di degrado di una fascia di territorio sempre più compressa dallo sviluppo urbano e infrastrutturale.
Accanto ai dati, Legambiente torna a denunciare la mancanza in Italia di un piano nazionale per l'adattamento specifico delle coste alla crisi climatica su cui è urgente lavorare insieme allo stanziamento delle risorse per attuare il Piano nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Due priorità che l'associazione indirizza al Governo insieme ad altre quattro proposte, ossia l'urgenza di una legge contro il consumo di suolo, di interventi di rinaturalizzazione delle coste, ad esempio ricostituendo le fasce dunali e zone umide e paludose, oltre che a garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge, ristabilire la legalità e fermare il cemento sulle spiagge.
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di REDAZIONE

