SICCITÀ, SOFFRONO
LAGHI E FIUMI
E IL GRANDE PO
SI ARRENDE ALLA SETE



Tristezza. Passare accanto al Po e vedere com'è ridotto mette angoscia. Stavolta l'allarme è più che fondato. Gli ultimi bollettini dicono che non c'è più tempo. Ora la batosta è senza rimedio. La siccità picchia durissimo.

A Nord, le scorte di acqua si sono ridotte come mai era accaduto prima. Risultato: il Grande Eridano non riesce più a soddisfare la sete delle campagne. Addirittura sta cedendo all'onda salmastra, che dal Delta guadagna terreno ogni giorno che passa. La risalita dell'acqua salata, con le acque del Po così basse, è arrivata a superare i venti chilometri. E tutt'intorno è il disastro. Soffrono le colture, mais e risaie sono a rischio. Negli allevamenti del Delta sono già morte tonnellate di vongole e cozze. A Porto Tolle il fiume è tre metri sotto il livello di portata. Ancora qualche giorno, forse ore, e gli impianti che ostacolavano la risalita dell'acqua dal mare non funzioneranno più. E il verde dei campi del Polesine sarà cancellato. Bruciato dal sale e dal caldo.

Una tragedia. Annunciata come e più del solito. Eppure, i segnali ci sono stati, eccome. Sotto gli occhi di tutti, dal Piemonte al Veneto, giorno per giorno la natura ha dato tutti i segnali possibili. Ignorati, dal primo all'ultimo. Adesso che i buoi sono scappati dalla stalla, si rifanno i conti. E il bilancio mette paura davvero. Lungo tutto il bacino del Po, si ammette costernati, le piogge medie di giugno sono state inferiori del 36 per cento rispetto alla media mensile storica 1991-2020. Le risorse idriche si sono ridotte del 37 per cento rispetto alla media del periodo (fonte: Regione Piemonte). Nei primi dieci giorni di luglio, gran parte delle stazioni idrometriche registrano cali del 40 per cento. Il Po a Isola Sant'Antonio ha avuto una portata media inferiore del 75 per cento rispetto allo storico.

Che fare? Per ora si cerca aiuto altrove. Si chiede, per esempio, di aumentare la fornitura d'acqua per uso agricolo alla Regione Valle d'Aosta e addirittura alla Svizzera del Canton Ticino. Ma anche da quelle parti non se la passano tanto bene, se si pensa che lo zero termico oscilla da tempo tra i 4200 e i 4500 metri, con evidenti conseguenze sulle disponibilità idrica e non solo. Le ultime pessime notizie dal fronte alpino arrivano da Zermatt e Dal Monte Bianco: le guide del versante svizzero del Cervino hanno sospeso le ascensioni, e così i loro colleghi della cima più alta. Il motivo è legato al caldo eccessivo, che rende il terreno instabile e pericoloso.



Tornando al problema della siccità, anche la Lombardia sta vivendo ore infernali. Già a metà giugno, nella notte tra il 16 e il 17, il Po a Cremona ha toccato gli 8 metri e 53 centimetri sotto il livello idrografico (il record negativo era stato raggiunto nel 2022, con -8,58). Adda e Oglio completamente in crisi, con una riduzione pari al 70 per cento della portata. E se i fiumi soffrono, i laghi non stanno meglio. Il lago Maggiore è due centimetri sotto il minimo registrato nello stesso periodo del 2022, quando il presidente del Consiglio Mario Draghi ne aveva parlato come della "peggiore siccità degli ultimi 70 anni". Le riserve del lago di Como vedono un calo del 15 per cento, quelle del lago di Iseo del 18 per cento. In "sensibile discesa", secondo gli ultimi rilievi, anche il lago di Garda. Il Veneto, che lamenta 24 miliardi di metri cubi di acqua in meno, è la prima Regione a dichiarare lo stato di emergenza a causa della siccità.

Difficile dire come e se si riuscirà a tamponare la situazione. Di certo, non basterà qualche pioggia, come avverte il presidente dell'Associazione nazionale dei consorzi di bonifica, Francesco Vincenzi: "La perdurante insufficienza di invasi non ha permesso di raccogliere buona parte della pioggia caduta sul Nord nei mesi di gennaio e febbraio". La rete – ha denunciato di recente l'associazione – è in grado di trattenere appena l'11 per cento delle precipitazioni. Un miliardo di metri cubi di acqua finisce in mare, uno spreco senza senso.

Giorno dopo giorno dal Po, sempre più striminzito, affiorano sabbia e ghiaia. Non è più in grado, il grande fiume, di nutrire le terre che lo ospitano. Tutt'intorno ingialliscono i campi assetati dall'arsura e dall'incapacità dell'uomo a prendersi cura dell'ambiente in cui vive. Anni fa Cesare Zavattini scriveva: "Sl'è grand al Po / Coi ca s'incuntra là / i sbasa sens'acorzasan la vus, / e i arcnós, / cm'an po' ad malincunia, /ca sióm dabón cumpagn". ("Com'è grande il Po / Quelli che si incontrano là / abbassano senza accorgersene la voce / e riconoscono / con un po' di malinconia / che siamo davvero uguali). Oggi che il Po è così malridotto, cresce la malinconia, e tutto sommato siamo sempre meno uguali.

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