ROTHKO A FIRENZE
COLORE E CONTEMPLAZIONE
DIALOGO CON IL RINASCIMENTO



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Il colore è contemplazione nei quadri di Rothko. La bidimensionalità della grande tela si trasforma in tridimensionalità.



"Rothko a Firenze", curatori il figlio Christopher Rothko ed Elena Geuna, è stato organizzato in ben tre sedi. Importante prenotare.

Oltre settanta opere, molte in Italia per la prima volta, in prestito da prestigiose collezioni private, dai musei internazionali come Metropolitan Museum, MoMA di New York, Tate di Londra, Centre Pompidou di Parigi, National Gallery of Art di Washington.

Due opere sono visibili alla Biblioteca Medicea Laurenziana. Nel Vestibolo progettato da Michelangelo viene messo a dialogare il genio del Rinascimento con astrazione ed Espressionismo di Mark Rothko.



Per i pannelli del Seagram Building dice l'artista: "Dopo aver lavorato per un po' mi resi conto di essere stato influenzato inconsciamente dalle pareti del Vestibolo della Biblioteca Medicea…".

Infatti negli anni cinquanta Rothko viene a Firenze ed a Roma. A Firenze rimane accecato dall'uso del colore che emana una luce metafisica del pittore Beato Angelico, in particolare negli affreschi delle celle al Museo di San Marco.



Proprio lì troviamo cinque opere di Rothko che sono in dialogo con l'artista rinascimentale.

Un'emozione continua nelle celle del convento, dove si dimostra l'attaccamento del pittore del XX secolo ai grandi artisti fiorentini.


Rothko. Viaggio a Firenze - copertina

"Rothko. Viaggio a Firenze"

di Gregorio Botta — Electa, 2026 — € 18

Il viaggio in Europa di Rothko ha nella permanenza fiorentina il suo punto centrale. A questo è dedicato "Rothko. Viaggio a Firenze", il libro di Gregorio Botta, pubblicato da Electa in coincidenza con la grande mostra toscana dell'artista americano di origini lettoni. Quel viaggio non è il solito Grand Tour di ottocentesca memoria: per l'artista rappresenta piuttosto una scoperta e un approfondimento dei temi attorno ai quali stava lavorando.

Il libro di Gregorio Botta — giornalista, artista e scrittore che a Rothko e Pollock aveva già dedicato un volume — comincia con l'artista in transito: il primo viaggio europeo influisce sulla sua arte in modo radicale, ma è la visita a Firenze a colpirlo di più. Pur non amando l'arte rinascimentale, Rothko si innamora del Beato Angelico e in particolare del Convento di San Marco. Nelle celle del monastero trova la pittura che sogna: alta, intensa e allo stesso tempo semplice. È qui, soprattutto, che incontra la luce, perché a San Marco l'Angelico anticipa la rivoluzione della pittura tonale. Passeggiare tra quegli affreschi, dipinti a misura d'uomo, colpisce profondamente Rothko, che torna negli Stati Uniti con l'idea di creare il Grande Affresco americano.




A Palazzo Strozzi, terza sede con più di sessanta opere, un video con l'intervista al figlio Christopher ed a Elena Geuna ci dà consigli su come osservare i quadri. Ci si avvicina e poi lentamente, gente permettendo, ci si allontana. Il colore diviene solido, appare la terza dimensione che porta a vedere paesaggi nascosti nell'immaginario di ognuno come abissi inconsci.



I pochi dettagli, le linee orizzontali rette come orizzonti, i toni caldi e freddi, rivelano sensazioni di estraniamento e di attrazione verso un paesaggio interiore che sprigiona emozioni imprevedibili.

Dice Mark Rothko: "Non sono dipinti: ho creato un luogo".

Si pensa al peso esistenziale elaborato nella famosa Rothko Chapel.

Dagli amati miti greci all'Arte primitiva che appartengono alla sua formazione, l'artista statunitense di origine lettone rivela una percezione dello spazio che oltrepassa la tela.

Nelle fantastiche sale di Palazzo Strozzi rivive l'immediatezza libera dell'Espressionismo astratto e ci si perde in un deserto mare assolato.



"Rothko a Firenze" fino al 23 agosto 2026.

INFO E PRENOTAZIONI: prenotazionibml@florenservice.it



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