(La foce del fiume Cavone)


BASILICATA JONICA
ASPRI CALANCHI
E MARE GENTILE



clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi



Nel momento, verso febbraio o marzo, di decidere le vacanze estive, due elementi più degli altri hanno pesato: l'incertezza del quadro geopolitico e la necessità di assicurarsi già a luglio una prima fuga dalla città bollente di asfalto, scarichi e poco verde.

Dopo aver tentennato tra il Molise e la prima Calabria tirrenica, la scelta è caduta sulla costa jonica della Basilicata dove per una precedente ma lontana esperienza e i consigli di un amico originario di lì, immaginavamo di trovare un mare pulito e non affollato e un po' di entroterra da visitare. Tra conferme e contraddizioni, è andata proprio così.


(La foce del fiume Cavone, sulla costa jonica lucana)


La regione che ospitò Carlo Levi per il confino tra i calanchi di Aliano, e che tutti associano quasi esclusivamente a Matera e Maratea, ha un affaccio di circa 35 chilometri sul golfo di Taranto. Da un lato, a ovest, Rocca Imperiale è già provincia di Cosenza, dall'altro, a est, la Puglia emana forte il suo richiamo (sconfinando nelle panetterie lucane con le buonissime pucce).


(I calanchi dell'entroterra lucano)


Eppure, anche se stretta tra due giganti del turismo marino, questa terra non ha nulla da invidiare a quella delle due regioni confinanti, anzi a mio gusto primeggia: molti tratti di litorale continuano a guadagnare la Bandiera Blu e l'interno alterna le fertili e coltivatissime pianure alle aspre e lunari fisionomie dei calanchi, così che nel giro di pochi chilometri cambia l'aria, cambia il colore del paesaggio e del cielo, cambiano le sensazioni.


(Panorama da Pisticci)


La spiaggia che più ci è piaciuta è stata quella del Terzo Cavone, raggiungibile dall'omonima uscita della Statale 106. Raramente in Italia mi è capitato di camminare per chilometri su un arenile che dalla Marina di Pisticci a Scanzano Jonico si è presentata come un'unica distesa di sabbia chiara, delimitata da piccole dune (dove in questo periodo fioriscono a migliaia i gigli di mare) che introducono a una fitta ed estesa pineta.


(I gigli di mare sulle dune)


Tra la foce del fiume Agri (il cui Fondovalle - la Statale 598 - è la via bella e obbligata per arrivare sulla costa) e la foce del fiume Cavone e oltre, è tutto così. E basta essere attrezzati con ombrellone e sedie pieghevoli per risparmiarsi uno dei pochi (e deserti) lidi e scegliersi un pezzo di spiaggia tutto per sé, dove il successivo ombrellone sta a 200 metri, sul mare non passa un'imbarcazione, l'unico suono (a parte in certi giorni il rombo dei caccia provenienti o diretti a Gioia del Colle) è l'incessabile frinire delle cicale.


(La spiaggia del Terzo Cavone)


Questo litorale abbastanza ventilato, soprattutto nel pomeriggio, si anima al Lido di Policoro per la presenza di molti stabilimenti balneari e del Circolo Velico Lucano che accoglie durante l'estate ragazzi di tutte le età che seguono i corsi di vela. Si anima a Metaponto, dove la spiaggia si è molto ristretta e i lidi si susseguono stretti e stipati con alle spalle non più la pineta ma le schiere delle seconde case e si anima infine a Nova Siri per la presenza di molti villaggi e strutture turistiche.


(La scuola vela del Circolo Velico Lucano)


Ma al turista resta la possibilità di scegliere secondo le sue preferenze, l'aspetto naturalistico prevale su quello antropizzato, parcheggiare in prossimità dell'accesso al mare è quasi sempre facile e gratuito, i prezzi (almeno a luglio) sono abbastanza contenuti e ovunque abbiamo trovato gentilezza. Senza concorrenti (nel senso che è l'unico dove siamo stati) vince per noi il Lido del Carabiniere a Policoro: piccolo, pulito, ben tenuto ha chiesto 8€ per un ombrellone e due lettini, 20 centesimi per la doccia e 70 centesimi per il caffè. Misteri delle concessioni balneari alle forze dell'ordine che però sono accessibili anche da chi militare non è.


(Il Lido del Carabiniere, a Policoro)


Le escursioni nell'entroterra ci hanno quasi sempre mostrato paesi arroccati a spirale sui rilievi da dove la vista confermava la presenza di una terra fertile e coltivata, la saltuaria presenza delle pale eoliche, in lontananza il mare preceduto dalla pineta.


(Uno dei paesi arroccati dell'entroterra lucano)


A Bernalda, Francesco Montemurro, avvocato con la passione della storia locale e autore di quattro romanzi storici, ci ha per pura gentilezza aperto le porte del Castello aragonese e raccontato fatti e misfatti accaduti in quel luogo, a partire dalla storia tormentata di Cornelia de Bernaudo.


(Bernalda)


Oggi che il centro storico alle spalle del corso Umberto è quasi un unico cantiere, la cittadina viene ricordata soprattutto per aver dato i natali al ramo paterno di Francis Ford Coppola. Il regista, memore dell'esortazione del nonno Agostino "Ricordati, sei anche italiano", torna qui regolarmente da quando ha acquistato e fatto lussuosamente restaurare Palazzo Margherita, un edificio nobiliare ora adibito a resort che richiama ospiti vip e dove si è svolto anche il matrimonio della figlia Sofia. Un'esperienza accessibile a tutte le tasche è invece una sosta al Bar Pasticceria Spinelli per provare le tipiche "scorzette", delle conchigliette a base di meringa e mandorle ricoperte di cioccolato.


(Francis Ford Coppola)


Un altro incontro fortunato (ma viene il dubbio che alcuni lucani, amanti e conoscitori della loro terra ne siano i più schietti ambasciatori) è stato quello avuto a Pisticci con Giuseppe, che solo per avergli chiesto un'informazione per strada, si è offerto di accompagnarci nel quartiere Dirupo, il cuore del centro storico, ricostruito nello stesso posto dopo una terribile frana che nel 1688 aveva causato centinaia di morti. Le "casedde" bianche, tutte uguali e monofamiliari, con il tetto in tegola e l'affaccio sulla strada, sono un esempio di architettura contadina spontanea e ancora oggi caratterizzano l'immagine della cittadina.


(Le "casedde" del quartiere Dirupo, a Pisticci)


Pisticci offre scorci bellissimi sui calanchi e giustifica in pieno il titolo di città bianca. Qui, nella patria dell'Amaro Lucano che nacque nel 1894, è gradevole ma anche faticoso passeggiare nei saliscendi di strade e vicoletti, trovando vivacità di negozi e una tradizione di lavorazione delle ceramiche. Il consiglio è di lasciare l'auto al parcheggio multipiano e servirsi dell'ascensore per raggiungere il centro.


(Pisticci, patria dell'Amaro Lucano)


Un po' deludente rispetto alle aspettative è stata Rotondella, che deve il suo nome appunto all'impianto urbanistico che vede il piccolo paese arrotondarsi a spirale conica su una collina. L'abitato, tranne che per una parte bassa di case in pietra e mattoni, si è presentato piuttosto decadente e deturpato dagli infissi in alluminio anodizzato. Però il ristorante Le Lamie, sistemato in un loggiato antico con vista spettacolare sulla costa, ha giustificato per atmosfera e bontà del cibo l'escursione.


(Panorama da Rotondella)


Anche la consigliata Tursi, considerata la porta d'ingresso sui calanchi e città natale del continuamente citato poeta e gloria locale Albino Pierro, ci ha un po' spaesato. Vale forse la visita al quartiere arabo della Rabatana, primo insediamento della città, e una deviazione, strada interrotta permettendo, al Santuario di Santa Maria dell'Anglona.


(Tursi)


Due sconfinamenti di regione ci hanno portato a Rocca Imperiale (provincia di Cosenza) e a Taranto. Qui, nella città vecchia, non c'è più solo il degrado che incontrammo una decina di anni fa, ma fervono lavori di ristrutturazione e restauro che hanno restituito bellezza a facciate di palazzi nobiliari, silenziosi chiostri, scorci di vicoletti, chiese come quella bellissima di San Domenico Maggiore.


(Taranto)


C'è vivacità di locali, turisti anche stranieri, quell'ingegno del singolo di abbellire un angolo o un negozietto con un'immagine, un murale, una frase accattivante. È stato solo un piccolo assaggio della città dei due mari, del ponte girevole e della particolarissima Concattedrale firmata da Giò Ponti, ma abbastanza per tirare un sospiro di sollievo (e apprezzare l'indiscussa bontà delle cozze nere tarantine).


(Taranto)


Rocca Imperiale, che se mi avessero chiesto in quale regione si trova non avrei saputo rispondere, è stata una bellissima sorpresa, cominciata con la visita guidata al Castello di Federico II e proseguita lungo la ripida discesa per le vie del centro storico, fortunatamente aiutata da corrimani.


(Il Castello di Federico II a Rocca Imperiale)


La città della poesia e dei limoni IGP conserva il fascino del borgo medievale e offre scorci di gradevole eleganza. L'atmosfera della bella piazzetta davanti alla Chiesa Matrice o il Monastero dei Francescani giustificano in pieno l'inserimento del paese tra i borghi più belli d'Italia.


(La Chiesa Matrice di Rocca Imperiale)


Il centro abitato di Policoro, che è una cittadina di oltre 17mila abitanti, è tutto tranne che una località di villeggiatura. E, anche se spiace dirlo, non ha nulla di attraente tranne forse la piazza Eraclea con la sua architettura razionalista, che di sera soprattutto diventa luogo di incontro e di eventi.


(Policoro, piazza Eraclea)


Ma Policoro, oltre al suo Lido che la sera diventa la passeggiata per eccellenza, ha due rimarchevoli propaggini. Dal lato sud, c'è l'Oasi WWF del Bosco Pantano, aperta per visite libere nel bosco o guidate al Centro di recupero degli animali selvatici e delle tartarughe marine. Campi scuola, campi di volontariato, uscite didattiche e altre attività sostanziano la funzione anche educativa dell'Oasi per la conoscenza dell'habitat con la sua flora e la sua fauna.


(L'Oasi WWF del Bosco Pantano, a Policoro)


Dal lato nord, invece, c'è il porto turistico di Marina di Policoro che oltre a disporre di circa 700 posti barca si caratterizza per essere un comprensorio turistico-residenziale nato agli inizi del 2000 grazie anche ai finanziamenti del governo Berlusconi e su cui l'inchiesta Toghe Lucane ha ripetutamente indagato portando al fallimento della società costruttrice (ma a cercare in rete non si capisce bene a che punto sia oggi la situazione).


(Il porto turistico di Marina di Policoro)


Questo comprensorio, che prende il nome di Marinagri, sorge su una serie di isolette realizzate sulla laguna e, come una sorta di grande villaggio turistico, offre alloggi con o senza posto barca, supermarket e bar, servizi di noleggio e un grande e lussuoso hotel.


(Marinagri)


Le varie isolette sono collegate da ameni ponticelli, le case sono al massimo di due piani e ben inserite nel contesto naturalistico, il verde è tanto e ben curato, le auto possono entrare solo per caricare e scaricare, tutto il comprensorio è severamente vigilato per impedire agli estranei di accedere. Insomma, anche se ci è sembrato di stare in un Truman Show in versione Italia del Sud, la sistemazione a Marinagri ha assicurato un soggiorno piacevole e rilassante.


(Le isolette di Marinagri)


Questa specie di colonizzazione turistica che interessa un'area di circa 300 ettari intorno alla foce dell'Agri non può non far pensare ai coloni greci che circa otto secoli prima di Cristo fondarono Metapontium (scelta da Pitagora per fondarvi la sua scuola) e Heraclea (l'attuale Policoro), attratti dalla straordinaria fertilità della terra e dall'abbondanza di fiumi navigabili utili a risalire dalla costa verso l'interno e le coste del Tirreno.

Loro fondarono la Magna Grecia, e noi pur non avendo avuto il coraggio di visitare le Tavole Palatine con una temperatura di 34 gradi, ancora ringraziamo questi immigrati che vennero a "sporcare" di lingua e di cultura greca le nostre terre.



Press ESC to close