POMPONESCO
E BRESCELLO
IL PO DI DON CAMILLO



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La piazza di Pomponesco, sulla sponda mantovana del Po, è un set cinematografico naturale. Ha la forma di un quadrilatero, delimitato su tre lati da una corona di edifici e sul lato Nord da una breve strada che porta sull’argine golenale. Il grande fiume sta là dietro, la sovrasta e sembra volerla proteggere. Affacciati l’uno di fronte all’altra sulla stessa piazza sorgono il municipio e la chiesa parrocchiale, come se Peppone e Don Camillo fossero dirimpettai e stessero per sbucare da un momento all’altro dalle rispettive “case”. i due imponenti edifici sono separati da un monumento ai caduti e ai dispersi di Pomponesco. È composto da due statue in bronzo: rappresentano un muscoloso contadino a torso nudo che solleva e alza al cielo il braccio di un soldato in divisa, con la testa leggermente reclinata in avanti. Il militare nella mano del braccio sorretto e alzato dal contadino porta una bandiera, nell’altra tiene il fucile con il calcio appoggiato a terra. La scultura poggia su un basamento di marmo con i nomi dei caduti e dei dispersi e oggi sembra suggerire a chi la guarda che le guerre sono sempre delle sconfitte. Anche quelle vinte. Entrambe le figure, contadino e soldato, sono rivolti verso il Po. Quindi chi arriva in auto da Sud vede il monumento da dietro.



La piazza di Pomponesco, come detto, appare perfetta per un film sul sindaco comunista Peppone e il parroco Don Camillo. Non a caso vi è stato girato nel 1983 il remake di “Don Camillo” di Mario Girotti, in arte Terence Hill. Ma i vecchi film in bianco e nero con Gino Cervi nei panni del primo cittadino coi baffoni staliniani e Fernandel in quelli del prete dal sorriso cavallino sono stati realizzati a Brescello, sulla sponda reggiana del Po, dove Giovanni Guareschi ha ambientato la storia. Il borgo mantovano è stato scelto anche per “Strategia del ragno” e “Novecento” di Bernardo Bertolucci, “Miranda” e “Monella” di Tinto Brass, “Ligabue” (il pittore) di Salvatore Nocita. Il paese ha un pedigree cinematografico di tutto rispetto. E, nonostante le piccole dimensioni, vanta un delizioso teatro di inizio ‘900, restaurato alcuni anni fa.



Pomponesco, paese con meno di duemila anime, e Brescello, che conta circa seimila abitanti, sono separate dal Po. Per passare da una riva all’altra bisogna percorrere il ponte che conduce a Viadana, il centro maggiore della Bassa Mantovana e poi prendere la strada per il borgo. Può capitare a chi arriva da Sud, prima di attraversare il ponte e raggiungere la riva lombarda, di trovarsi dietro a un camion dell’azienda agricola “Don Camillo” di Brescello che produce zucche, angurie e meloni. All’incrocio che precede l’attraversamento, per fortuna il camion svolta a destra in direzione dell’azienda agricola reggiana. Brescello, come si diceva, è in Emilia (nel’400 fu persino un feudo dell’emilianissima Correggio), Pomponesco invece è mantovano, quindi lombardo. Il paesino fa parte dei “borghi più belli d’Italia” e pare debba il suo curioso nome alla famiglia romana Pompea che circa due millenni fa abitava da quelle parti. Lo testimonia un’antica iscrizione del II secolo dopo Cristo. In seguito, fino al XVIII secolo, Pomponesco è appartenuto ai Gonzaga di Mantova.



La sua fama oggi è dovuta anche alla cucina del ristorante “Cavalier Saltini” che mantiene l’ingresso sui portici della piazza ed è molto apprezzato per i “luadel”, panini sfogliati tipici di Pomponesco, e per lo stracotto d’asino. Il “Cavalier Saltini” conserva l’atmosfera e gli arredi della vecchia trattoria, però è un ristorante moderno a tutti gli effetti che propone il menu su Internet e prepara anche piatti di origine straniera come il salame di cioccolato, inventato in Portogallo e in seguito inglobato dalla cucina italiana. Comunque in prevalenza le proposte del “Cavalier Saltini” appartengono alla tradizione locale, ad esempio i tortelli di zucca e la torta sbrisolona. Sono specialità piuttosto caloriche, adatte alle stagioni autunnale o invernale e un tempo destinate in particolare a chi lavorava la terra e aveva bisogno di tante calorie.

La prenotazione al “Cavalier Saltini” è necessaria per essere certi di pranzare o cenare nel giorno prescelto.



Se si opta per il pranzo, è consigliabile favorire la digestione con una passeggiatina sull’argine golenale del Po che si raggiunge a piedi dal ristorante in pochissimi minuti. Basta attraversare la piazza di Pomponesco e ci si ritrova immersi in un’atmosfera particolare, rarefatta, lungo un rettilineo sopraelevato rispetto alla piazza, di cui non si vede la fine. Lo spaesamento e il senso dell’infinito aumentano quando cala un po’ di nebbiolina.



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