ANTON VAN DYCK
IN MOSTRA A GENOVA
IL VIAGGIO DI UN GENIO



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Si comincia con un autoritratto del pittore appena quindicenne e si chiude con una Crocifissione che toglie il fiato, esposta com’è tra gli affreschi seicenteschi della Cappella del Doge nel Palazzo Ducale di Genova. Tra l’uno e l’altro, fino al prossimo 19 luglio, altre 58 opere del più grande allievo di Pietro Paolo Rubens, Anton Van Dyck. Mai così tante opere del pittore fiammingo sono state offerte tutte insieme sotto lo stesso tetto. Alcuni dipinti non erano mai stati esposti, e mai con così tanta evidenza è stato dato spazio alle opere sacre del pittore, precoce non solo artisticamente ma anche nella morte: Van Dyck morì a 42 anni, il 9 dicembre 1641, otto giorni dopo la nascita della figlia Justiniana.


(Autoritratto di Van Dyck, appena quindicenne)



(Francesco Orero in adorazione del Crocifisso alla presenza dei santi Francesco e Bernardo
esposto nella Cappella del Doge)


La mostra, il cui titolo dice già molto - "Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra" – non è un percorso in sequenza cronologica ma un itinerario organizzato per tappe tematiche. Così, dopo il Van Dyck dei capolavori, da Sansone e Dalila a Chronos che taglia le ali di Amore e quello del rapporto contrastato con il suo maestro Rubens, ecco il pittore delle casate reali protagoniste della Guerra dei Trent’anni. Una guerra che Van Dyck dribbla tra un colpo geniale di pennello e l’altro: Carlo V a cavallo, il Ritratto del marchese Ambrogio Spinola... E poi la sala delle dame, di città diverse, in ambienti diversi, con desiderata artistici e di blasone altrettanti diversi. Quindi il capitolo, pressoché inedito come si diceva, dedicato dell’arte sacra: l’Ecce Homo, un Cristo forse mai così umano e dolente, la Madonna col Bambino o il meraviglioso San Sebastiano.


(Il martirio di San Sebastiano)



(Le principesse Enrietta e Anna, figlie di Carlo I d'Inghilterra)


Poi c’è la sala sul tema della famiglia, in cui spicca il Ritratto dei bambini Giustiniani Longo, che per la prima volta viene esposto in pubblico dopo l’identificazione degli illustri infanti in armi che vi sono raffigurati, di cui nel corso del tempo si era persa cognizione.


(Anna Orlando, la curatrice genovese della mostra)



(Mostra di Van Dyck, antepima tutta al femminile)


Le curatrici sono Anna Orlando - che è anche artefice dell’attribuzione dell'identità di una delle dame (la capricciosa Paolina Adorno Brignole Sale) ritratte dal pittore e ora in mostra al Ducale - e Katlijne Van der Stighelen. Le 60 opere, distribuite con effetti scenici su 12 sale, arrivano dai più importanti musei europei: dal Louvre alla National Gallery, dagli Uffizi al Prado e dalla Pinacoteca di Brera di Milano al Museo Thyssen_Bornemisza di Madrid. Fa piacere sottolineare che sul palco dell’anteprima, il 19 marzo, c’erano soltanto donne: dalle curatrici alle assessore regionale e comunale Simona Ferro e Tiziana Beghin, alla presidente e alla direttrice di Palazzo Ducale Sara Armella e Ilaria Bonacossa. Sorvoliamo sulle assenze, tra cui quella del miglior assessore alla Cultura d’Italia, Giacomo Montanari, perché si tratta di frizioni locali di nessun interesse per il lettore di Foglieviaggi, al quale invece rivolgo un caloroso invito: vieni assolutamente a vedere questa mostra, merita da sola un viaggio a Genova.

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