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Se vai a cercarlo su internet, la prima cosa che ti verrà segnalata è che si tratta di un luogo segreto. Che esagerazione: in realtà si trova a Roma, a pochi passi da piazza Venezia, in piazza del Gesù, nell'edificio accanto alla chiesa del Santissimo Nome di Gesù, la chiesa madre dei gesuiti, la prima, la più importante della Compagnia fondata da Sant’Ignazio di Loyola. Per niente esagerato è invece sostenere che oltre quel portone al numero 45 si trova uno dei più straordinari esempi di pittura tridimensionale della storia: le pareti sono lisce, ma gli affreschi, realizzati a fine Seicento dal pittore gesuita Andrea Pozzo, fanno sembrare l’ambiente uno spazio architettonico reale, dove si affacciano una serie di personaggi che rendono omaggio a Gesù e Sant’Ignazio di Loyola, il quale peraltro tra queste mura visse gli ultimi dodici anni della sua vita.
Per apprezzare l’impressionante gioco prospettico è sufficiente percorrere uno stretto corridoio, che in realtà sembra un tempio grandioso, soffermandosi di quando in quando sui segni posti a terra al centro di figure geometriche romboidali. Da questi punti, le figure umane e architettoniche che un passo prima e un passo dopo ti sembrano deformi, appaiono in tutta la loro grazia e precisione prospettica, proprio come se sbucassero dalle pareti. Un effetto stupefacente nel pieno spirito, insomma, della nuova epoca artistica che stava nascendo in quegli anni e di cui Pozzo è uno dei rappresentanti più celebrati, grazie alla sua opera forse più famosa, considerata il manifesto dello stile barocco: Il Trionfo di Sant’Ignazio e la relativa cupola della chiesa di Sant’Ignazio (nella piazza omonima) che sembra vera, ma è pure lei dipinta.