BOSCHI, CHIESE
E SILENZIO
LA CALABRIA
DI SERRA SAN BRUNO



clicca qui per iscriverti
alla NEWSLETTER di foglieviaggi



Tra boschi, silenzi e cammini antichi, un paese di montagna che invita a rallentare: la Certosa, il Sentiero Frassati, le chiese barocche e una Calabria da vivere in tutte le stagioni, lontano dall’afa e dalla frenesia.

Quando la brina del mattino comincia a sciogliersi, il Sentiero Frassati si apre tra le montagne di Serra San Bruno (provincia di Vibo Valentia). È un’ora sospesa, in cui il passo si fa prudente e l’aria invita a fermarsi. Qui la lentezza è una condizione naturale: Serra è il tempo per sé, il tempo sottratto al rumore dei giorni nostri.


(Il sentiero Frassati)


Lontana dalle rotte veloci e dai flussi del turismo di massa, Serra San Bruno vive ancora secondo un ritmo antico, fatto di silenzi, cammini e stagioni che tornano — oggi con qualche variazione, ma sempre riconoscibili. È un luogo dove si impara a restare, a guardare, a respirare, e dove il paesaggio accompagna senza imporsi, offrendo una tregua rara nel nostro presente accelerato.


(I boschi delle Serre)


Questa dimensione del tempo non è un’invenzione recente. A Serra è il risultato di una storia lunga e stratificata, che ha legato fin dall’inizio l’uomo al paesaggio e alla contemplazione. Il paese nasce e si sviluppa attorno all’esperienza monastica certosina, ma cresce anche come comunità civile, attraversando i secoli con un equilibrio raro tra spiritualità, lavoro e vita quotidiana.

I terremoti, in particolare quello del 1783, hanno più volte imposto una ricostruzione, lasciando in eredità un impianto urbano sobrio, punteggiato da chiese barocche ed edifici religiosi che non cercano lo sfarzo, ma una misura raccolta. Il barocco che si incontra a Serra appare essenziale, più legato alla devozione che alla rappresentazione, e si inserisce senza contrasto nel paesaggio verde che circonda il paese.


(La Certosa)


Intorno, la natura delle Serre non è semplice cornice: è parte integrante dell’identità del luogo. I boschi di faggio e abete bianco, le sorgenti e i sentieri hanno modellato nei secoli un modo di vivere fatto di attese, di stagioni, di rispetto per i ritmi naturali.

Per secoli, i boschi intorno a Serra San Bruno, oltre a essere stati spazio di contemplazione, hanno rappresentato anche un luogo di lavoro duro e silenzioso. Tra le attività più faticose e radicate, come attestano le fonti locali e la memoria del territorio, vi è stata la produzione del carbone vegetale, importante per l’economia delle Serre.


(La chiesa dell'Addolorata)


I carbonai vivevano a lungo nel bosco, costruendo le carbonaie e controllando il fuoco giorno e notte, sviluppando una conoscenza profonda di alberi, venti e umidità, tramandata di generazione in generazione. Era un lavoro di pazienza e resistenza, scandito da tempi lenti e ripetitivi.

Oggi la memoria di questa attività è ancora leggibile nel paesaggio, come testimoniano sentieri tematici, resti delle antiche carbonaie, toponimi e racconti tramandati. Ricordare il carbone significa restituire alla lentezza il suo significato più autentico: non inattività ma fatica, misura ed equilibrio con il bosco. Accanto a questa fatica silenziosa, la spiritualità quotidiana del paese trovava nelle chiese il suo spazio naturale.

Accanto alla presenza austera della Certosa, Serra San Bruno custodisce una rete articolata di edifici religiosi: oltre dieci chiese e cappelle, distribuite tra il centro storico e le contrade, che testimoniano una spiritualità diffusa e profondamente radicata nella vita quotidiana del paese.


(La chiesa del santuario di Santa Maria nel bosco)


Oltre alla Chiesa di San Biagio, chiesa Matrice e cuore religioso della comunità, e alla Chiesa dell’Addolorata, profondamente legata ai riti della Settimana Santa, fanno parte di questo patrimonio anche la Chiesa di San Girolamo, la Chiesa di San Rocco e la Chiesa della Madonna delle Grazie, nota come Chiesuledha.

Particolarmente significativa è la presenza di due chiese dedicate a Maria SS. Assunta: quella di Terravecchia, nel nucleo storico del paese, e quella di Spinetto, legata allo sviluppo urbano successivo al terremoto del 1783.


(Il Dormitorio di san Bruno)


In questo tessuto sacro si inseriscono le celebrazioni della Settimana Santa, tra i momenti più identitari dell’anno.

A completare questo itinerario di fede e paesaggio è il Santuario di Santa Maria del Bosco, immerso nella foresta.

Fondata nel 1091 da San Bruno di Colonia, la Certosa di Serra San Bruno è da oltre nove secoli un presidio di silenzio e contemplazione. Qui la lentezza diventa disciplina quotidiana, il silenzio spazio interiore, la clausura una scelta radicale.


(Una delle vie del centro storico)


Fino a una trentina di anni fa, l’accesso alla Certosa era consentito, secondo una consuetudine antica, solo agli uomini, mentre alle donne era precluso. Con la realizzazione del Museo della Certosa, l’area monastica è divenuta oggi interamente non accessibile, preservando la clausura e offrendo al tempo stesso uno spazio di conoscenza aperto a tutti.


(Un momento della processione del Sabato Santo)


La Certosa ha attraversato terremoti e ricostruzioni senza mai tradire la propria vocazione, restando il cuore spirituale del territorio.

Dal silenzio della Certosa prende avvio il Sentiero Frassati. Camminare qui significa attraversare boschi, sorgenti, tracce di antichi lavori e paesaggi incontaminati, ma soprattutto camminare senza fretta.

Accanto a questo percorso simbolico, uno dei luoghi più vissuti dalla comunità è Archiforo, vasta area boschiva alle porte del paese.


(Una delle torri delle Mura della Certosa)


La cucina di Serra San Bruno è essenziale e stagionale, legata ai prodotti del bosco e alle preparazioni della tradizione domestica. Tra i piatti più rappresentativi c’è la pitta ripiena, la pitta china, preparazione sostanziosa legata ai momenti di festa. Accanto ai piatti salati resistono i dolci tradizionali, come gli ’nzulli, tipici soprattutto del periodo natalizio.

Un ruolo centrale spetta poi ai funghi, protagonisti indiscussi della cucina locale e della Festa del Fungo.

Serra San Bruno vive in tutte le stagioni. In estate è una fuga dall’afa; in inverno il silenzio resta, anche se la neve è oggi meno frequente.

Il paese è raggiungibile dagli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria e dalla stazione di Lamezia Terme Centrale; l’ultimo tratto richiede di organizzarsi con mezzi propri.



Serra San Bruno non chiede di essere consumata in fretta. Si offre piuttosto come luogo in cui tornare, stagione dopo stagione, per ritrovare una dimensione più umana del tempo.

INFORMAZIONI PRATICHE

Dove - Serra San Bruno si trova nel Parco Naturale Regionale delle Serre, in provincia di Vibo Valentia.

Come arrivare - È raggiungibile dagli aeroporti di Lamezia Terme e Reggio Calabria o dalla stazione di Lamezia Terme Centrale. Per l’ultimo tratto è necessario organizzarsi con mezzi propri.

Quando andare - Primavera ed estate sono ideali per cammini ed escursioni; l’autunno coincide con la stagione dei funghi; l’inverno offre un’atmosfera raccolta, con neve oggi meno frequente rispetto al passato.

Cosa fare - Escursionismo e trekking (Sentiero Frassati, Archiforo e rete dei sentieri del Parco), visite alla Certosa, alle chiese e al Santuario di Santa Maria del Bosco.

Eventi S - erraestate, Festa del Fungo, celebrazioni della Settimana Santa.

Press ESC to close