JU CATENACCE
A SCANNO
MATRIMONI
DI FERRAGOSTO

Il 14 di agosto a Scanno (AQ) si festeggia Ju Catenacce, la rievocazione storica di un antico corteo nuziale in costume tradizionale, che dall'alto pare un catenaccio. Si sfila in coppia secondo il grado di parentela.


(Ju catenacce - foto da Flickr)


Il matrimonio è stato descritto da pittori, fotografi e scrittori. Il primo fu Romualdo Parente (1760) con il poema dialettale "Zu matremuónie a z'euse" (Il matrimonio secondo l'uso). Un racconto che inizia dal fidanzamento, la serenata, la preparazione delle nozze e altri rituali fino ai canti notturni durante la prima notte di nozze. Scanno era uno dei centri più ricchi del Regno di Napoli. Fu l’aristocrazia terriera, i grandi e piccoli proprietari di pecore, a riversare le proprie ricchezze nel paese. La disponibilità economica era tale che le famiglie gareggiavano per affermare il loro prestigio negli eventi più significativi della vita e nella costruzione di palazzi, arricchiti da portali, trifore e balconi.

“Le persone potevano permettersi di fare regali, soprattutto nel periodo dei matrimoni” racconta Pasquale Galante, giornalista, scannese doc. “Il rito è costituito da una serie di passaggi che culminano con l’uscita della sposa dalla chiesa, sottobraccio al marito, dando vita al catenaccio. Il momento dell’esibizione del vestito nuziale.”

L’abito femminile di Scanno è il costume più bello d’Abruzzo. Il segno di una condizione storica in cui il potere delle donne ha rappresentato il fondamento della vita sociale. Il modo di vestire delle scannesi, rispetto a quello dei paesi vicini, differiva per la sontuosità, dovuta alla presenza di gioielli, e per il modo di coprirsi il capo.



“C’era il costume marrone indossato tutti i giorni, il nero per il lutto” - prosegue Galante - “e quello delle festività. La gonna e i lacci nelle trecce dei capelli cambiavano di colore a secondo della festa: azzurro per la Madonna delle Grazie, marrone per la Madonna del Carmelo, verde per la Madonna di Sant’Antonio e bordeaux per la festa del protettore del paese, Sant’Eustachio. La stoffa veniva tinta in paese e i colori si realizzavano in base a quello che si trovava: bacche, erbe o castagne. Gli archi anneriti che si vedono ancora oggi a Scanno sono il frutto della cottura per la tintura delle stoffe e per la preparazione delle conserve”. “L’abito della sposa è diverso dagli altri, tutto bianco e in oro, come pure i filamenti nelle trecce. Se tra gli invitati c’erano spose recenti, sfilavano nel corteo indossando il vestito del loro matrimonio. La protagonista si distingue dal mazzo di fiori.”


(Costumi di Scanno - foto da Strade dei Parchi)


“I vestiti venivano tessuti in famiglia perché tutti avevano un telaio” continua il racconto. “Per le gonne si usavano anche 15 etri di stoffa, e hanno un’intelaiatura interna per sostenere il peso del vestito. Nella parte anteriore c’è un solo un telo; la parte posteriore è plissettata. La gonna è sormontata dalla mandera, un grembiule tessuto in filigrana. Nell'uso quotidiano era di lana; nell’uso festivo, di lana gualcata oppure ricamata in oro. Sulla gonna poggia ‘ju cummudine’ (il corpetto) una piccola giacca stretta in vita con le maniche molto ampie, in lana sottile, e plissettato sul capospalla. Più il vestito era ricco di stoffa, più si esibiva la ricchezza della famiglia. La bottoniera del ju cummudine ha un particolare bottone cavo, che aveva lo scopo di mettere in evidenza i bottoni e il laccio d’oro a cui si aggancia la presentosa (il monile in filigrana d’oro con in mezzo uno o due cuori, donata dai genitori dello sposo alla sposa come pegno d’amore). Anche la lunghezza del laccio serviva a mettere in evidenza la ricchezza della famiglia. Più era lungo, più la famiglia era ricca. Dal collo del corpetto esce il colletto di merletto in tombolo.”


(La Presentosa - foto da Eventi Wedding Planner)


“E poi ju cappellette” - continua Galante - “formato da una fascia superiore e da cordoni colorati, chiamati lacci, anch’essi di colore diverso, a seconda del giorno feriale o festivo. Il copricapo è piccolo e viene poggiato sulla sommità del capo sotto cui sono raccolte le trecce che venivano intersecate da lacci di tessuto più fine, intarsiato con fili d’oro o d’argento nelle occasioni speciali o con lacci più spessi per il quotidiano. Le donne di Scanno non tagliavano mai i capelli. Come orecchini usano pendenti più o meno grandi: le circeglie (in lamina traforata a forma di navicella con pendenti di perle).”


(Circeglie - foto di Armando Di Rienzo )


Spille, ciondoli e orecchini erano legati ai momenti di corteggiamento, fidanzamento, matrimonio e venivano donati o dal fidanzato o dalla madre di lui alla futura sposa. Gli uomini e lo sposo indossano un abito di lana scura, camicia bianca e, fino a pochi anni fa, un cappello nero. Il matrimonio avveniva in agosto perché i pastori in inverno vivevano in Puglia. Ritornavano a luglio e ripartivano a settembre. Era l’unico momento in cui tutti potevano essere presenti alla festa. In inverno in paese c’erano solo donne, anziani, bambini e artigiani.

I passaggi che precedevano il giorno nuziale iniziavano otto mesi prima. A Natale la suocera portava alla futura nuora il torroncello (si dice a Scanno, ma non lo era), una cassetta di torrone con all’interno l’oro di famiglia. Poi a maggio gli artigiani, su commissione della famiglia dello sposo, portavano ju fiore sotto la finestra della ragazza. Un fiore d’argento attaccato a una lunga stecca di bambù, e si cantava la serenata. Tre brani, per l’amore; quattro erano per lo sfottò. Lo sposo non c’era e il tutto veniva organizzato dalla suocera e i parenti dello sposo.


(Costume di Scanno, foto d'epoca - da Viaggiando Italia)


“Con il catenaccio che sfilava per il paese si dava inizio alla festa” conclude Galante. “Si ballava la saltarella e le donne con le enormi gonne facevano le ruote.” La festa si conclude nella piazza principale Piazza della Madonna della Valle: la tradizione è stata ripresa negli anni ’50 dal sindaco Antonio Ciancarelli che rilanciò il paese in chiave turistica. Dette vita alla settimana scannese e decise di organizzare la rievocazione de Ju Catenacce il 14 di agosto. L’ultimo matrimonio con il catenaccio è stato celebrato in realtà alla fine degli anni ‘80.


(Donne di Scanno - foto di Hilde Lotz-Bauer)


Per capire la tradizione e il forte legame della gente di Scanno con la terra di montagna ci vorrebbero gli occhi di Henri Cartier-Bresson. Un’identità che si fonda su secoli di nomadismo pastorale e di emigrazione nelle miniere, sulle partenze e gli andirivieni, conservando sempre come baricentro il vecchio borgo, tenuto in vita dalle donne del paese. Fu Hilde Lotz-Bauer la prima donna che con una piccola Leica osservò la gente e i costumi di Scanno vent’anni prima di Cartier Bresson, appunto, Mario Giacomelli e Gianni Berengo-Gardin (1933- 1943). La maggior parte dei soggetti delle immagini sono donne. Donne al lavoro fuori dalle porte delle loro case. Donne che portano sulla testa catini pieni di panni lavati. Donne che salgono in fretta le montagne portando fascine sulla testa. Lotz-Baueer colse le attività e le fatiche del luogo abbandonato d’inverno dagli uomini che migravano con le loro greggi. L'autosufficienza di cui Scanno gode si deve quasi interamente alle donne, dunque, che nelle case cardano, colorano, filano, tessono la lana per farne abiti, coperte, tappeti, copriletti, calze e nastri.

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