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CARO BOLLETTE?
SVERNARE
A KOH SAMUI


testo e foto
di MANUELA CASSARÀ
e GIANNI VIVIANI

11 gennaio 2023

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Talvolta, inaspettatamente,  anche agli esseri più stanziali,   pacifici e paciosi,   come il mio beneamato compagno di vita e di viaggi, può  capitare che così, d'emblee, in una qualsiasi giornata ottobrina torinese, dopo aver ricevuto il preventivo del riscaldamento per il nostro appartamento, dopo aver constatato che l'avido Amministratore lo aveva triplicato portandolo  ad un esoso €5.500 - e no, non abitiamo a Versailles-  se ne esca con un "senti, ma perché non chiudiamo i  termosifoni, sbriniamo il frigo e ce ne andiamo in qualche posto al calduccio per un paio di mesi?"


Chi non mi conosce non sa che io,  come una garibaldina, rispondo a un qualsiasi comando con un "obbedisco!", praticamente sbattendo i tacchi. Tutta colpa dei miei, che mi hanno educata a "prima il dovere".  Diventare  operativa mi viene naturale.  Detto e fatto; mi sono messa al computer. Sempre per chi non mi conosce, la tour operator in famiglia sono io. Il beneamato approva o mugugna, a seconda. Se va bene accetta. Se gli gira, mi tocca ricominciare da capo.  Non è  di poche pretese.

Scartate le possibilità più  ovvie, decisamente più  economiche,  come le Canarie o le  Baleari, perché per quelle c'è tempo quando saremo ancora più rimbambiti, lo sguardo si è  rivolto verso orizzonti lontani. Il nostro ultimo viaggio inter-continentale era stato in India, nel gennaio 2018, prima che esplodesse il Covid; passati troppi anni per i nostri gusti. Con l'Europa diventata stretta, con l'India troppo impegnativa per lunghi soggiorni, con Bali troppo lontana, la Thailandia è una garanzia, anche se non dietro l'angolo. Uno scontato sogno tropicale.  Un posticino con palme e spiagge bianche, longdrink fronte mare, cibo delizioso, tramonti infuocati, noci di cocco gelate. Tutto come da brochure.

Rimaneva da stabilire esattamente dove. A Pukket, Krabi, PhiPhi  avevamo già  dato in un lontano passato. Chang Mai, Chang Rai e Bangkok pure. E poi questa volta volevamo essere stanziali. La scelta è caduta sul posto che ci mancava: Koh Samui! Giovanilista e festaiola abbastanza ma con possibilità di tranquillità a misura di anziani. Messe le coordinate su Sky Scanner, fatta un'indagine social sulle migliori compagnie aree, guarda caso quelle alimentate con i Petrol-dollari, abbiamo optato per la allora non ancora famigerata Qatar Airways, sette volte  nominata "best airline of the year"(speriamo non a forza di mazzette).

Almeno sui forum social, vanta la miglior Economy Class dell'universo, praticamente quasi una Premium. Valutazione un pochino esagerata, se v'interessa saperlo. Che ci si viaggi bene è indiscusso, ma non è il caso di dire che ti coccolano; il cibo è mangiabile, le assistenti di volo ti sorridono soavi, tuttavia se fossi nella Qatar Airways investirei in corsi d'aggiornamento per gli addetti al servizio clienti, assolutamente vaghi e contrastanti su informazioni essenziali tipo: i miei bagagli arriveranno direttamente a Samui? mi darete la carta d'imbarco per quell'ultima tratta, fatta con l'unica compagnia che atterra a Samui, la Bangkok Airway?

Una roulette russa sarebbe stata più tranquillizzante. Mohamed, il tizio sulla chat, sembrava passasse lì per caso, tanto era all'oscuro di tutto. Idem la tizia del call center: "Bah, non saprei, chieda ai colleghi in aereoporto". 

In aeroporto: "Mah, forse dovrà fare dogana a Bkk. Oh insomma - la tizia sembrava molto scocciata! -  se insiste, gliele etichetto per Samui, poi quando è a Bangkok se la vede lei, okkei?" Una sadica, di sicuro. Invece tranquilli, ora ve lo dico io, fattuale fattuale: SÍ, i bagagli possono e devono essere etichettati per Samui e ancora SÍ, al check-in vi danno la carta d'imbarco anche per l'ultima tratta. Quindi non vi fate infinocchiare.

 

Due gli scali: Doha e Bangkok,  tempo di volo max sei ore cadauno, arrivo a Samui dopo "sole" 17 ore.  Le tre ore di transito all'aeroporto di Doha sono volate in fretta. Hamad International, in fatto di lusso, non è secondo nemmeno a quello di Dubai, ed è  tutto dire. Però, e dovrei metterlo in maiuscole questo "però", non mi risulta che in tutto quel megagalattico, labirintico, chilometrico aereporto si trovi un'edicola che è una, e potete credermi se vi giuro che ho chiesto, ho cercato ma non ho trovato un giornale! Strano, no? Non credo nemmeno casuale. In compenso ogni altra cosa, chesso', una sciocchezzuola di Tiffany, un pull di cashmere di Zegna, un set da golf con sacca di struzzo cucita a mano, un pigiamino a tinte pirotecniche di Dolce&Gabbana, ovviamente sì.

Costo di ciascun ticket €1250 per andata e ritorno. Non proprio regalato, ma se vi sembra tanto sappiate che, essendo alta stagione, c'è chi ha sborsato molto di più. Vorrà  dire che risparmieremo sul lifestyle. Per la data di partenza avevo scelto, pure orgogliosa della mia strategia, il primo gennaio. Chi vuoi che  voli "long haul" dopo  le baldorie di Capodanno? Chiiii?  Ve lo dico io: TUTTI!  Mai volato su un aereo più pieno. 



Il ritorno sarà il 15 Marzo. Lo so.  Non dite nulla. L'invidia è poco elegante.  Potrei aprire la parentesi Visto, che chiudo subito perché  vi verrebbe un'emicrania da meandri burocratici. Sappiate solo il fondamentale: prima del 31 Marzo 2023, all'aeroporto vi danno un timbro valido 45 giorni, dopo quella data riducono la durata a 30, ma ai più  basta e avanza. Aggiungo che è recentissima la novità  che d'ora in poi bisognerà mostrare il Green Pass. Iniziativa governativa a seguito della situazione in Cina, perché pare siano tanti quelli che vengono a fare i turisti in Thailandia.

 

Inutile dire che il popolo dei social, tendenzialmente no vax, è in indignata rivolta. I commenti idioti si sprecano. Tutto il mondo è  paese. Finora ad indossare le mascherine sono solo i locali e li conti sulle dita di una mano.







Passiamo all'accommodation. Samui (Koh sta per isola) è grande circa quanto l'Elba, girarla in lungo e in largo è facile, c'è un'unica ring road di circa 50 km. A meno che non si affitti un motorino sfidando il fato (che è  poi quello che fanno tutti) o una macchina se si hanno nervi d'acciaio, gli spostamenti non sono a buon mercato. Noi, dopo l'esperienza scozzese della guida a sinistra, siamo consci dei nostri limiti. Quindi si va di taxi. Abbiamo trovato un certo Mr Ja, proprietario di un SUV Isuzu nuovo di pacca, con il quale, dopo l'iniziale reciproco sospetto, noi che lui fosse esoso, lui che noi fossimo inaffidabili, abbiamo concordato un paio di andirivieni giornalieri: la mattina andata e ritorno per la vicina spiaggia  di Choeng Mon, il tardo pomeriggio cena al Fisherman Village o a Chaweng, dove c'è  vita e scelta. Una trentina di Euro li stiamo mettendo in conto.

Certo ci sono i songthaew (leggi song-tao), trabiccoli a più posti che fanno la ronda perimetrale, a tappe, intorno all'isola. Dateci il tempo di ambientarci - scrivo quasi in diretta - e vi ragguaglierò al riguardo.

Torniamo alle accommodation. Dato il lungo soggiorno, volevo evitare bungalow e hotel fronte mare, vuoi per i costi vuoi per la certezza di nottate in bianco, tenuti svegli dai beach party quotidiani, che sono perfetti per trentenni in calore in cerca di sballo, flirt e compagnia, o se si sta una settimana o massimo una quindicina di giorni, ma noi siamo fuori target. Con Airbnb, per i primi 30 giorni, avevo trovato un tranquillo e ben tenuto appartamentino in un condo nel nord est dell'isola, vicino al Grande Budda e a un paio di spiagge, Choeng Mon  e Tong Son bay,  piccole e tranquille a confronto della più rinomata Chaweng, con la sua reputazione festaiola. Perfetto per iniziare, mi sono detta.

I rimanenti 45 giorni, previsto l'arrivo di un'amica australiana, necessitavamo di una seconda stanza en suite. L'amica è  una che va pazza per la "vista" e gliel'avevo trovata: un villone in un complesso di ville, prima del covid gestito come un albergo. Le foto promettevano un panorama mozzafiato, una piscina infinity che sembrava fronte casa e una jungla lussureggiante per contorno. Dentro un trionfo di kitsch thai. Perfetta. La location era decisamente defilata, ma vicino c'erano due spiaggette gioiellino, Crystal Bay e Silver Bay, che con quel nome erano una garanzia. Vero, intorno non si vedeva un ristorante, un baretto, un negozietto,  ma dopotutto non è per la P&Q (peace and quiet), che si viene su un isola tropicale? Leggendo le dieci recensioni sembrava tutto perfetto, quindi dopo un click eravamo più poveri di 2000 copechi, ma molto soddisfatti. Per  ripensarci avevamo 48 ore, poi si tenevano l'affitto di un mese.

Mentre con Booking.com ripensarci è facile e indolore, con Airbnb la faccenda si complica, come ho scoperto passate le 48  ore fatidiche, quando sono andata a curiosare tra le recensioni su altri siti. Il posto era sì spettacolare, ma per arrivarci bisognava farsi una salita a cremagliera che poteva essere niente per un Messner di casa sugli 8000, o per uno con polpacci allenati sulle ferrate, ma se ne hai 70 di anni e pure qualche leggero problemino di cuore e di circolazione, rischi di rimanerci secco; basta dire che pure i taxi dichiaravano forfait, se non erano 4x4.

C'era sì una navetta, ma trovarla a disposizione era come trovare l'araba fenice. Alla fine con un paio di melodrammatici piagnistei ho riavuto il mio deposito ed è  ripartita la ricerca. Che questa storia serva di lezione: mai fidarsi delle foto, mi ricorda ogni volta il beneamato, che di mestiere fa il fotografo. Alla fine, forse, ce l'abbiamo fatta, altra casa altra corsa e speriamo, stavolta, di averla azzeccata.

Al momento ci siamo insediati nella prima dove staremo un mese, e dopo appena qualche giorno in questo piccolo condominio tropicale, senza pretese ma confortevole e ben curato, Emerald Residence si chiama, ci sentiamo come due piselli in un baccello. Chiudo con il commento del beneamato, così capite con chi ho a che fare. Quando, dopo nemmeno tre ore dal  mio silenzioso "obbedisco", gli ho presentato il programmino di cui sopra, sapete cosa ha avuto il coraggio di dirmi? "Ah, ma dai, ma come, hai già fatto tuttooo?... il mio era solo un pour parler!"

(1 - continua)

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