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BILLY
MARSHMELLOWS
NEL NORD-EST

di ANDREA ALOI

Imelia è un paese che c’è e non c’è, nel nordest italico. Cauto benessere, un fiume che scorre vicino, una Macondo di sogni spezzati e sentimenti ad alto tasso glicemico con un filo di rosa all’orizzonte. Se invertiamo le prime vocali di Imelia vien fuori Emilia, come Emilia Mazzacurati, ventottenne padovana figlia di Carlo - l’ottimo regista di “Notte italiana”, “La giusta distanza”, “Il toro”, prematuramente scomparso nel 2014 - che per “Billy”, lungometraggio d’esordio, s’è inventata un posticino torpido e in fondo rassicurante, perfettamente maneggiabile come quinta di una storia probabilmente non così lontana dal suo paesaggio interiore. Un’operina garbata di piccole e grandi malinconie bizzarre, un viaggio di formazione-deformazione virato in commedia per il diciannovenne che dà titolo al film. Qui meritava sforzarsi un po’: di “Billy” al cinema ne sono circolati più d’uno.



Ragazzo molto indietro di cottura (lo interpreta il simpatico Matteo Oscar Giuggioli, all’attivo tra l’altro diverse fiction Rai), vive con una madre sconnessa (Carla Signoris), ed è in piena impasse col mondo delle ragazze. Abituato a rifugiarsi, come comfort zone, in una roulotte dove gioca a una specie di Monopoli con bambini dagli otto ai dodici anni, ha avuto da piccolo un singolare exploit, era riuscito a creare e condurre un podcast musicale di successo dedicato a Zippo, rocker idolo locale e non solo (uno stropicciato, sornione Alessandro Gassmann), poi sparito nel nulla, come il padre di Billy. L’addormentato giovanotto ha verso mammà Regina dosi eguali di fastidio e tenerezza, lei è svampita e consumatrice di ansiolitici, si dimentica di pagare le bollette, mette a dura prova la carrozzeria dell’auto continuando a vagheggiare un’età dell’oro e spende e spande di conseguenza. Ad ancorare la famiglia - dal leggero sapore almodovariano - alla realtà pensa la domestica indonesiana Jocelyn (Kristina Hermin), l’unica figura venuta a patti con l’età adulta, condizione non raggiunta dal vigile del fuoco Massimo (Giuseppe Battiston) molto attratto da Regina ma incapace di andare al sodo. E pure della consistenza dei marshmellow sono il nonno (Roberto Citran) e la nonna (Sandra Ceccarelli) di un bambino rimasto senza genitori.



Con loro vive Lena (Benedetta Gris), showgirl di provincia caduta nelle braccia del redivivo Zippo, piacione rubacuori e provvisto di quella minima aura di maledettismo rockettaro. Non gli sfugge manco Penelope (Carlotta Gamba, una stella in ascesa), che gestisce il baracchino Pit Stop, di fianco alla ferrovia. Panini, birre e insegna fucsia al neon, un non-luogo a mezzo tra nostalgia di qualcosa e un tocco confetto alla Wes Anderson, non l’unico del film (si parva licet, ovviamente). Zippo inanella conquiste, ma quanto è infelice. Ha seminato figli per tutto il Nord Italia, vive con Massimo in un barcone e divide le ore con un cane, non esattamente un regolare modello di uomo consapevole. Billy è rallegrato dal ritorno del rocker a Imelia, presto però capisce che da lui non verranno consigli plausibili (e poi ci si metterà di mezzo pure un fatale incidente), gli toccherà valicare la linea d’ombra senza alcun tipo di viatico anche solo lontanamente paterno. Sarà Lena a metterlo sui binari, mentre Regina e Massimo tenteranno di saldare due esistenze irresolute in un percorso comune.



“Billy” surfa con levità sull’eterno infantilismo targato terzo millennio di personaggi molto da sitcom, un presepe che custodisce ancora buone miniere di sensibilità. Emilia Mazzacurati punta a destreggiarsi tra intimismo e brio in cornici - abitative e ambientali - emotivamente morbide e, al fondo, borghesemente rassicuranti. Il tutto potrebbe risolversi in una commedia più che discreta se la sceneggiatura, della stessa regista, e i dialoghi non soffrissero di una certa astenia. A ennesima conferma che la commedia è territorio più infido e arduo della tragedia. Ci pensa comunque un eccellente, generoso cast a sostenere la storia e azzeccate sono le location del film, girato in Friuli, tra Campoformido, Cividale e Basiliano, col notevole apporto scenografico del bellissimo fiume Stella, esaltato dal rapporto panoramico 2.35 : 1. Coprodotto da Jolefilm e Rai Cinema e distribuito da Parthénos in poche copie, i 97 minuti di “Billy” saranno presto recuperabili su Raiplay.



Emilia Mazzacurati è arrivata all’esordio dopo un solido apprendistato come fotografa di scena e assistente di regia, il suo corto del 2018 “Manica a vento”, è stato assai premiato. Questo “Billy” è un primo, gradevole passo verso prove più mature.

 

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