Nel centro Italia l’orso marsicano è riuscita a convivere con l’uomo per millenni.C’è sempre stato nell’Appennino Centrale, e ne sopravvivono 50-60 esemplari su poco più di 5.000 km2. Oggi rischia di scomparire.
Leggi anche : "AMARENA E JUAN CARRITO STAR IN TV"
È un esemplare abbastanza unico, forse anche a causa del suo isolamento. “L’indole pacifica e schiva” - spiega lo zoologo Paolo Ciucci dell’Università La Sapienza di Roma - “lo distingue dagli altri orsi bruni del mondo. Dall’analisi del genoma del marsicano” - prosegue Ciucci - “sono emersi tratti tipici di altre specie che hanno subìto la domesticazione, separando la popolazione ursina appenninica dalle altre europee 3/4.000 anni fa.” In altre parole, per oltre 30 secoli gli orsi hanno condiviso con noi gli stessi territori. Il problema è la ristretta area in cui sopravvivono, che potrebbe aumentare fino a 26.000 kmq se si spostassero lungo la catena appenninica dalla zona umbro-marchigiana fino al massiccio del Matese. Di questa zona, però, solo una piccola parte risulterebbe un habitat idoneo, da sottoporre a massima tutela, per poter ospitare fino a 80 femmine adulte riproduttive in grado di espandere la popolazione su un’area più vasta.

Si tratta quindi di decisioni gestionali importanti, ben spiegate nel PATOM (Piano per la tutela dell’orso bruno marsicano - 2008) ma difficili da mettere in pratica: tecniche intelligenti di gestione forestale, non solo di profitto ma di conservazione di risorse idonee per l’orso; la gestione dell’allevamento animale all’esterno e all’interno delle aree protette che potrebbero essere in conflitto con la presenza dell’orso e, non da ultimo, politiche di gestione del turismo. Resta fondamentale l’informazione del pubblico, al di fuori delle aree protette, per la sopravvivenza dell’orso, considerando i dati incoraggianti che contano 54 genotipi, individuati per la gran parte nei territori esterni al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Rapporto Orso 2021).
.