LOADING....!!!!!

PERITO
MORENO
IL GHIACCIAIO
CHE RESISTE

di MANUELA CASSARÀ e GIANNI VIVIANI

Condividi su:

Il trenta marzo di sei anni fa eravamo davanti a quell’impressionante muraglia di ghiaccio che è il Perito Moreno. Sei anni che sono volati, con gli ultimi due che sappiamo tutti come sono andati, come stanno andando. Come potrebbero andare è meglio non pensarci e tenere le dita incrociate.
C’eravamo fatti l’Argentina Coast to Coast; in Patagonia eravamo già stati a San Carlos de Bariloche, saremmo arrivati fino a Ushuaia, ma solo dopo un’ultima tappa a El Calafate; un’ora e quaranta di volo da Bariloche, punto di partenza per due escursioni indimenticabili e imperdibili: quella al Fitzroy e quella per il Perito Moreno, il più importante ghiacciaio del Parque National Los Glacieres.

perito01
Il selfie delle turiste

Una breve digressione sul Fitzroy, già che eravamo da quelle parti. Detto anche Cherro Chalten; in lingua indigena significa “montagna che fuma”, un nome non casuale, perché è sempre ricoperto da nuvole. Riuscire a vederlo è un terno al lotto; lo era stato anche per noi. Alla fine, dopo un’infruttuosa sfacchinata di quattro ore per raggiungere la Laguna Capri, sferzati da un vento impietoso, il Fitzroy ci aveva regalato una fugace apparizione, manifestandosi in tutto il suo maestoso splendore, illuminato da un ultimo, pallido, lampo di sole, nello specchietto retrovisore del nostro pulmino.
Per raggiungere il paesino omonimo, un piccolo villaggio di baite e birrerie, paradiso dei trekkers, avevamo fatto una breve sosta a La Leona, un affollato posto ristoro preso di mira da turisti, ciclisti e torpedoni. Tappa indispensabile; primo perché da El Calafate a El Chalten ci sono quattro ore di macchina e perché qui c’è l’unico bagno; poi perché si fanno sostanziosi spuntini; ma soprattutto perché La Leona ha una storia, a partire dal nome, che ci riporta a quel Perito Moreno di cui prima o poi arriverò a parlare.

Fitzroy
La fugace apparizione del Fitzroy

Si chiama, infatti, così perché il Sig. Francisco Perito Moreno, esploratore, collezionista e politico argentino, nonché colui che diede i natali al suddetto ghiacciaio, esattamente qui, venne aggredito da un puma (leona in idioma locale) e si salvò per miracolo. Ma non solo.

Il bello, per i mitomani come me, viene ora. Indovinate chi passò parecchio tempo, mantenendo un profilo molto basso, qui nel nulla patagonico de La Leona? Nientedimeno che Butch Cassidy con gli inseparabili Sundance Kid, e Ethel Place. Quelli veri, quelli in fuga dopo la rapina del 1905 alla banca di Rio Gallegos. Cinque anni dopo li avrebbero fatti fuori in una sparatoria in Bolivia. O almeno così si dice nel film con Paul Newman e Robert Redford. Nella vita reale le cose potrebbero essere andate altrimenti.

butch
La leggenda di Butch Cassidy
Bruce Chatwin, nel suo In Patagonia, racconta come fosse riuscito a risalire sulle loro tracce, parecchi anni dopo la loro presupposta fine. Quando la vita reale sorpassa persino la fantasia degli sceneggiatori di Hollywood.

Prima di parlare del Perito, vorrei aggiungere due parole sul panorama patagonico, su perché quelle distese, disabitate a perdita d’occhio, fossero inspiegabilmente recintate. Pare che i perché ci siano. E anche i chi. Tra i cattivi si fa il nome di Benetton, come quello di un latifondista spietato, accusato di aver cacciato da quelle “sue” terre, un tempo appartenenti alla comunità Mapuche, il 50% degli agricoltori.

moreno
Il Perito Moreno in lontananza

A un certo punto era sembrato che volesse restituirgliene una parte. Stanno ancora aspettando. Potremmo aprire diverse penose parentesi su altri che se la sono comprata a pezzetti, la Patagonia. Doug Tompkins, fondatore di Esprit e North Face, aveva acquistato migliaia di ettari nella parte Cilena. Lui, se non altro, con l’intento di preservarla. Ted Turner, ex marito di Jane Fonda e fondatore della CNN, aveva mire più egoistiche quando si era accaparrato 5000 ettari nel Parco Nazionale Nahuel Huapi, più a nord, nella provincia di Rio Negro, non lontano da Bariloche: starsene in pace a pescare con la mosca, senza nessuno tra i piedi.

Va poi precisato che, pur essendo in Argentina, questa non è la Pampa; la pampa, da queste parti ci tengono a precisare, sta su al nord, dove ci sono i pascoli e le coltivazioni. Questa è la Steppa, dove cresce poco e nulla. Ci "pascolano" gli struzzi, che si confondono con la vegetazione e gli adorabili guanaco, simpatici animaletti, con i quali negli anni '70, e mi spezza il cuore ricordarlo, ci facevano le coperte, molto in uso nelle garçonnières dei seduttori bon ton. Se ne parlava, ai miei tempi. Per fortuna se ne incontrano ancora tanti, di guanaco; ma è difficile vederli. Sono timidi, velocissimi e dello stesso colore della steppa.

iceberg
Iceberg

Arriviamo a El Calafate, nostra base e nostro punto di partenza nella provincia di Santa Cruz, a 50 km scarsi dal Parco Los Glacieres. Quattro casette di legno, alle quali si aggiungono, facendo le debite proporzioni, almeno 24 negozi di abbigliamento outdoor, 18 ristorantini e 6 agenzie che offrono tour al Perito Moreno e a El Chantel. Amo questi posti che nascono nel nulla e che conservano, anche quando sono ben tenuti come questo un che di frontiera. E amo scoprirli girovagando a caso, dimenticandomi di quello che scrivono le guide, che sono sempre una gran delusione. Diretta verso una laguna che prometteva visioni di fenicotteri e volatili vari, ero arrivata per puro caso all’unico museo, una casetta qualunque, gestita da una coscienziosa e giovane ragazza dall'aria seria e gentile, che assieme al modico biglietto, mi aveva offerto un matè caliente; perché il matè, mi aveva spiegato, è una bevanda rituale, che mica si ordina al bar.

Il matè si condivide e farlo è un gesto di fratellanza; il matè si succhia da una stessa cannuccia di metallo, preposta a filtrare questa poltiglia amarognola alla quale si aggiunge l'acqua un poco alla volta. Si può avere anche dolce, ma è roba da signorine, secondo me. Il processo può andare avanti per ore: aggiungere nuova acqua, chiacchierare, succhiare, chiacchierare, risucchiare… Un modo rilassato di gustare questo tè, che lascia un piacevole gusto di pulito in bocca. Tra i reperti di quelle poche, buie, stanzette c’era l’enorme scheletro di un bestione peloso, il Megatherium Americanum - parente dello Yeti, mi verrebbe da dire. Nonostante l'aria feroce, ai suoi tempi, 10.000 anni fa, era un bonaccione vegetariano, contemporaneo dei primi esseri umani, ai quali non torceva un capello.

battello
Sul battello

Il Parco Parco Nacional Los Glacieres, finalmente ci siamo arrivati, è una propaggine del Campo de Hielo Patagonico Sur, la terza riserva di acqua dolce del nostro pianeta dopo i Poli; un sistema glaciale lungo 500km, condiviso e conteso con il Cile e protetto dall’Unesco.
350 km quadrati; due laghi, il lago Viedma e il lago Argentino; 250 ghiacciai in tutto, di cui una quindicina visitabili. Per arrivare al Perito Moreno, principale attrazione, bisogna calcolare altri 28 km dall’entrata del parco. Costo del biglietto, l’equivalente di circa 20€.
Lungo trenta km, largo cinque km, alto anche 70 metri, ai quali vanno aggiunti altri 80/100 metri sott’acqua, il Perito Moreno non si ritira; anzi cresce di un paio di metri al giorno, in controtendenza con gli squilibri climatici ai quali stiamo assistendo impotenti. Pare che il segreto del suo equilibrio sia il suo non essere flottante. Il ghiaccio prodotto nelle montagne limitrofe va ad alimentare il ghiacciaio, ancorato stabilmente sul fondo, grazie alla sua gravità. Si crea una specie di loop, se ho capito bene

.
muraglia
La muraglia di ghiaccio


Il lato sud si può visitare in barca, a doverosa distanza, come avevamo fatto noi; solo un paio di giorni prima, per un fenomeno chiamato calving, si era staccato un enorme pezzo della parete e aveva sollevato uno tsunami d’acqua. Anche senza questi eventi, il ghiacciaio era spettacolare di suo. Nonostante il nevischio, il freddo intenso, il vento e i vestiti inadatti, dopo aver seguito per qualche chilometro un saliscendi di passarelle e scalinate, eravamo arrivati fin quasi a toccarla, quella muraglia di ghiaccio di cui non si vedeva la fine; alta come un palazzo di 15 piani, lunga 14 km, una parete di cristallo acquamarina, con trasparenze turchesi, preziosa come un gioiello. In alternativa, i più avventurosi e aggiungo i più giovani e i più allenati potevano, con 160 euro circa, fare trekking sul ghiacciaio, ramponi ai piedi e cuore in gola.

A noi, agli over 65 male in arnese, non era dato di farlo. Personalmente non ne sento la mancanza. Io casco dai marciapiedi, figuriamoci.
 


© Tutti i diritti riservati

 

Condividi su:



Ritorna


Foglieviaggi è un blog aperto che viene aggiornato senza alcuna periodicità e non rappresenta una testata giornalistica. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Le immagini presenti sul sito www.foglieviaggi.cloud provengono da internet, da concessioni private o da utilizzo con licenza Creative Commons.
Le immagini possono essere eliminate se gli autori o i soggetti raffigurati sono contrari alla pubblicazione: inviare la richiesta tramite e-mail a postmaster@foglieviaggi.cloud.
© foglieviaggi ™ — tutti i diritti riservati «all rights reserved»