DA AMORE TOSSICO A VITA DIFFICILE

CENTO FILM PER RACCONTARE ROMA — 19

27 giugno 2021

(91) Le ragazze di piazza di Spagna

di Luciano Emmer

Film di Luciano Emmer del 1952, che ha fornito anche la traccia per un’omonima serie televisiva andata in onda sulla Rai negli anni novanta. È la storia di tre belle ragazze che lavorano come sarte in un’importante casa di moda, interpretate da Lucia Bosè, Cosetta Greco e Liliana Bonfatti. Vengono tutte da famiglie piuttosto povere e sognano di sistemarsi con un matrimonio felice. Le loro vicende sono narrate da un professore, che lavora presso la biblioteca della casa-museo di John Keats e da lì le osserva dalla finestra.

Marisa (Lucia Bosè) è una ragazza alta, slanciata e davvero molto bella, perciò le viene proposto di fare la modella. Visto il parere contrario del padre e del fidanzato, che non vogliono che lei accetti quest’offerta, grazie alla complicità della madre, Marisa riesce a scappare di casa per non lasciarsi sfuggire l’opportunità. Elena (Cosetta Greco) è orfana di padre e quando la madre riceverà una proposta di matrimonio da un ferroviere, anch’egli vedovo, si troverà a discutere col fidanzato, un ragioniere ossessionato dall’onorabilità, che trova disdicevole quel matrimonio in età avanzata. Infine Lucia (Liliana Bonfatti) è alla spasmodica ricerca di un fidanzato molto alto.



Nelle loro vite entrerà poi anche un tassista, che le osserva da lontano e si innamora di una di loro, interpretato da Marcello Mastroianni. Fra le curiosità di questa pellicola, c’è da notare che la voce del tassista non è quella del suo interprete. A riguardare oggi il film, fa infatti un certo effetto vedere Mastroianni che parla con la voce di Nino Manfredi, che gli fa da doppiatore.

Nonostante il titolo, non c’è solo la Roma centrale di piazza di Spagna tra le location di questa pellicola. La casa dove abita Marisa è alla Garbatella e in quel quartiere vengono girate diverse scene del film. Lucia vive invece in una zona non distante da Ciampino, alle Capannelle, altro quartiere che appare spesso nelle immagini.



(92) Amore tossico

di Claudio Caligari

Film cult del 1983, diretto da Claudio Caligari, il cui titolo è divenuto quasi un’espressione idiomatica per indicare il mondo delle tossicodipendenze. Racconta la quotidianità di un gruppo di ragazzi romani che vivono le proprie esistenze, quasi ai margini della società, tra Ostia e il quartiere di Centocelle, tra emozioni e spaccio, litigate, rapine e furti per procurarsi il denaro e le dosi, complicità e sentimenti, consumo di stupefacenti, problemi con la polizia, in una sorta di cupa routine, in cui la speranza e il desiderio di disintossicarsi per cambiare vita sono una luce fioca e quasi impercettibile.



Riprendendo uno degli schemi principali della più classica tradizione neorealista, Caligari sceglie come interpreti della pellicola esclusivamente dei ragazzi che hanno realmente avuto problemi di tossicodipendenza, oltre a proporre un tipo di narrazione documentaristica, piuttosto innovativa e spiazzante per l’epoca, che oggi verrebbe definita quasi da “docufilm”. Questa scelta ha però creato alcuni problemi logistici alla realizzazione del lavoro: a volte alcuni degli interpreti non erano reperibili il giorno delle riprese, o perché arrestati per reati derivanti dalla loro situazione, o perché colti da improvvise crisi di astinenza o da altre problematiche legate alla loro tossicodipendenza. Come raccontò lo stesso Caligari in un'intervista, per questo, in alcune scene, la parte di Loredana fu necessario farla interpretare da un'attrice diversa.

Caratterizzato anche dall’uso di un linguaggio spontaneo e popolare, spesso volgare, ai limiti del blasfemo, che è stato poi oggetto di approfonditi studi linguistici, il film, bersagliato da alcune polemiche alla sua uscita, nel corso degli anni è diventato un oggetto di culto, spesso citato in altre opere artistiche sia cinematografiche sia musicali sia letterarie. Pasoliniano nello stile, oltre che nelle esplicite citazioni (la scena finale è girata proprio davanti al monumento eretto a Pasolini all’Idroscalo, nel luogo della sua morte), è riuscito a fare di Ostia, che fa da sfondo alla maggior parte delle scene, la vera protagonista della vicenda. Per questo ancora oggi è un film molto amato, ma anche molto odiato dai lidensi, per via di quell’aura negativa e amara, “tossica” per l’appunto, che di riflesso e direi anche involontariamente ha finito per gettare sull’immagine del quartiere.



(93) Una vita difficile

di Dino Risi

La storia d’Italia, dalla seconda guerra mondiale agli anni sessanta, vista attraverso gli occhi e le vicende di un italiano qualunque, che si ritrova, suo malgrado, protagonista a volte, altre volte spettatore dei grandi cambiamenti che avvengono in quegli anni. È questo il filo conduttore di “Una vita difficile”, film del 1961 diretto da Dino Risi e che ha fra i suoi interpreti Alberto Sordi, il protagonista, e Lea Massari nel ruolo di sua moglie.

Silvio Magnozzi, questo il nome del personaggio interpretato da Sordi, è un sottufficiale dell’esercito regio che si unisce ai partigiani dopo l’otto settembre. È in questo momento che conosce Elena (Lea Massari) che gli salva la vita, colpendo con un ferro da stiro un soldato tedesco che voleva ucciderlo. I due si innamorano e dopo la guerra si trasferiscono a Roma, dove Silvio lavora, sottopagato, come giornalista in un quotidiano vicino al Partito Comunista. Silvio è orgogliosamente convinto delle proprie idee politiche di sinistra e non pare disposto ad accettare alcun compromesso, ma questo lo porterà ad affrontare una vita di stenti e di difficoltà economiche, che provocherà anche numerose liti e la separazione con Silvia, mentre tutt’intorno il nascente boom, accettato in modo più malleabile da alcuni suoi ex compagni di lotta, trasforma la società.



Girato anche sul lago di Como e in Versilia, nella lunga parte ambientata a Roma il film ci presenta sia la città più aristocratica – memorabile la scena della cena a casa di alcuni nobili monarchici, nel giorno del referendum fra monarchia e repubblica, realizzata in via della Tribuna dei Campitelli, in centro storico – sia quella più popolare, ma comunque centrale, dei primi anni del dopoguerra, con scene girate in via Tor di Nona, in piazza Campitelli, in vicolo degli Amatriciani, nel carcere minorile di San Michele a Ripa.

Tra le curiosità della pellicola, oltre ai cameo di Alessandro Blasetti, Silvana Mangano e Vittorio Gassman, che appaiono nel ruolo di loro stessi quando Sordi tenta di proporre loro un suo soggetto per un film, c’è la particolarità del soldato tedesco colpito da Lea Massari: il suo vero nome è Borante Domizlaff e durante la seconda guerra mondiale fu realmente un militare tedesco, che partecipò anche all’eccidio delle Fosse Ardeatine, venendo per questo processato dopo la guerra, in un giudizio che si concluse però con la sua assoluzione.



(94) Un maledetto imbroglio

di Pietro Germi

Riduzione cinematografica del romanzo di Carlo Emilio Gadda “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, questo film del 1959 è stato diretto e interpretato da Pietro Germi, che, oltre a firmarne la regia, qui veste i panni del commissario Ingravallo, incaricato di compiere le indagini. È un’interpretazione piuttosto libera del libro da cui è tratto, complici anche i continui contrasti avvenuti durante le riprese fra Gadda e Germi, l’uno più intenzionato a mantenere una fedeltà rispetto all’opera originale, l’altro geloso della propria autonomia registica, che portarono quasi a un disconoscimento, o comunque a una certa presa di distanza da parte dello scrittore, che non ne firmò né il soggetto né la sceneggiatura.



La vicenda parte dalle indagini per un furto avvenuto in casa del ricco signor Anzaloni, cui seguirà, tempo dopo, la scoperta del cadavere della bella Liliana Banducci, sua vicina di casa. Le indagini porteranno alla luce un mondo fatto di promiscuità e reticenze, di legami torbidi fra ricchi esponenti borghesi e quel mondo popolare, ben rappresentato soprattutto dalla domestica Assuntina, interpretata da Claudia Cardinale, che fungerà da perno per le successive scoperte del commissario Ingravallo.

La pellicola si apre con le immagini di piazza Farnese, dove è collocato il palazzo in cui, nella riduzione cinematografica, si svolgono i fattacci narrati. Il palazzo appare sulle note di una canzone destinata ad avere un discreto successo e a diventare uno dei classici del repertorio della canzone romana: “Sinnò me moro”, scritta dallo stesso Germi e da Carlo Rustichelli, e cantata dalla figlia di quest’ultimo, Alida Chelli, all’epoca appena sedicenne. Le riprese del film sono state effettuate sia nella centrale piazza Farnese e in altre vie del centro storico di Roma sia in altre zone più popolari della città: dalle baracche di via Portuense a piazza Don Bosco, oltre che in alcune località nei dintorni della Capitale, come Marino e Sacrofano.



(95) Mission: Impossible III

di J. J. Adams

Terzo film della saga iniziata nel 1996 da Brian De Palma, è stato diretto nel 2006 da J. J. Adams e interpretato da Tom Cruise nei panni di Ethan Hunt, agente della IMF, la Impossible Mission Force, una sezione segreta della CIA incaricata di svolgere le missioni ritenute più delicate e pericolose. Gli anni sono però passati dalla sua prima missione e Hunt, in questo terzo film, sembra ormai fuori dal giro operativo, con l’unico incarico di addestrare nuove reclute.



Ovviamente gli eventi cambieranno questo schema e lo porteranno a partecipare a una nuova azione in Europa per liberare Lindsey Farris, una sua ex allieva catturata a Berlino da un’organizzazione terroristica. Lindsey muore durante il tentativo di liberarla e Hunt comincia la caccia agli assassini, una caccia che lo porterà prima in Vaticano e poi a Shangai, dove i terroristi hanno anche rapito e portato la sua fidanzata, in una rincorsa in tutto il mondo per fermare il male che fa di Ethan Hunt una sorta di versione statunitense della più famosa spia al servizio di Sua Maestà: il britannico James Bond.

Proprio come accadrà per James Bond nove anni dopo - nel 2015, durante la produzione di “Spectre” - anche per le riprese di “Mission: Impossible III” il centro di Roma fu per qualche settimana paralizzato, sebbene solo una parte delle scene ambientate a Roma siano state realmente girate nella Capitale. Se il grande ingorgo che si vede a un certo punto della pellicola è davvero ripreso nei pressi di San Pietro, in viale del Vaticano, già l’ingresso alla città del Papa è ambientato in una strada che è sì al centro di Roma, però distante da San Pietro, come via della Pilotta, mentre gli interni delle stanze papali sono stati tutti girati nella Reggia di Caserta.



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